07/03/2012
Intervista a Tony
Come molti di voi sapranno, nella puntata speciale de Le intrusioni borboniche condotta da Daria Bracardi la settimana scorsa, Tony Stantuffo è stato intervistato insieme a super ospiti del calibro di Bono Vox, Jeff Bridges, il Dalai Lama e Cristiano Ronaldo. I dati auditel hanno evidenziato come il suo intervento abbia fatto registrare picchi d’ascolto record, a dimostrazione dell’incredibile successo che sta avendo il nostro Stantuffo nazionale. Pensate che al termine del programma, Bono Vox gli ha persino chiesto un autografo! Per i pochi che non avessero seguito la puntata, postiamo di seguito gli stralci più significativi della lunga intervista.
Daria: “Che onore avere il mitico Tony Stantuffo qui in studio! […] Come va?”
Tony: “Benessum, finché la birra è legale, andrà sempre bene!”
Daria: “La tua popolarità è esplosa dopo l’uscita del libro Il quaderno rosso di Simone Manservisi, romanzo che narra, seppur in maniera romanzata, la tua vita. Quanto devi a Simone per il tuo successo?”
Tony: “A dire il vero nulla, nel senso che se lui ha reso celebre me, io ho reso ricco lui con i diritti d’autore. Siamo pari!”
Daria: “Che rapporto avete tu e lui?”
Tony: “Siamo molto diversi, ma andiamo abbastanza d’accordo. A volte mi viene da pensare che non potrei vivere senza di lui, ma è un pensiero che mi fa rabbrividire e che cancello immediatamente. Simone è un bravo ragazzo, ma… aho… nun scopa abbastanza!”
Daria: “Tu passi per grande amatore, a quanto si dice e a quanto scrive l’autore nel libro: è vero o è una leggenda?”
Tony: “Se leggi il libro…”
Daria: “L’ho letto, l’ho letto. Un libro fantastico.”
Tony: “Bene, beh, allora sai da dove nasce il soprannome Stantuffo… Comunque è stato tutto romanzato… Io non sono un grande amatore, sono un grandissimo scopatore!”
Daria: “Amanda Lìr nella sua autobiografia dice che sei una schiappa!”
Tony: “Amanda non conta, c’aveva la patata mummificata!”
Daria: “Anche Elisabetta Canale e Valeria De Marinis non hanno avuto parole d’elogio nei tuoi confronti…”
Tony: “Davvero?”
Daria: “Sì, dicono entrambe che non sei poi quel grande stallone che dici di essere e che con tutta la birra che bevi fai fatica a “tenere in tiro il toblerone” (testuali parole).”
Tony: “Possiamo cambiare argomento? La mia squadra di avvocati potrebbe far chiudere il programma per danno alla mia immagine.”
Daria: “Ok. Ti faccio qualche domanda per farti conoscere meglio al pubblico che ancora ti conosce superficialmente. Sei di destra o di sinistra?”
Tony: “Sono “di sopra”! Qualche volta “di dietro”! Mai “davanti”!!!”
Daria: “Credi in Dio?”
Tony: “Non in quello che insegnano le religioni. Dio è dentro di me. Credo anche nello spirito santo, che si manifesta spesso con l’irrorazione dei corpi cavernosi…”
Daria: “Come passi le giornate?”
Tony: “Mi piace girare per librerie e biblioteche, leggere e soprattutto bere, fare notte con i miei compagni di sbronze.”
Daria: “Pensi mai di sposarti e mettere su famiglia?”
Tony: “Di sposarmi non ci penso proprio; per la famiglia si vedrà se qualcuna farà breccia nel mio… stomaco!”
Daria: “Mai usato droghe?”
Tony: “Mi è capitato di farmi qualche spino e qualche riga, ma per fortuna ho smesso quando sono diventato gnoccadipendente!”
Daria: “E Viagra?”
Tony: “No comment. Ti ricordo i miei avvocati…”
Daria: “Il successo ti ha cambiato?”
Tony: “Molto. Donne e soldi li avevo anche prima; ora sono diventato molto più snob e presuntuoso.”
Daria: “Fai beneficenza?”
Tony: “Sì, ho aperto una casa di cura per malati mentali. Visto l’andazzo di questa società, credo che ne aprirò presto molte altre.”
Daria: “Guardi la tv?”
Tony: “Quando sono un po’ depresso la guardo per sentirmi meglio: vedere quanti coglioni ci sono in giro mi fa sentire in forma, quasi un essere alieno superintelligente.”
Daria: “Tony, purtroppo il nostro tempo sta per scadere. E’ stato un piacere averti come nostro ospite. Per concludere vorrei farti una domanda marzulliana: fatti una domanda e datti una risposta.”
Tony: “Mmm… Tony, cosa vorresti ci fosse scritto sulla tua lapide? “Era nato come tutti per essere inculato. E’ morto inculandoli tutti.””
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30/12/2011
Cercasi donna...
Questo racconto-annuncio flash appariva su dottormanser.it. Siccome ho chiuso il sito e sto trasferendo il meglio e soprattutto il peggio dei suoi contenuti in altri luoghi virtuali (in particolare sto sistemando i racconti su http://dottormanser.blogspot.com), mentre rileggevo i vecchi scritti per dargli una sistematina prima di ri-postarli mi sono trovato di fronte, aperto sullo schermo, il file A.A.A...: "Questo è un tipico prodotto stantuffiano" mi sono detto una volta terminato. "Il suo posto è nel blog di Tony." E così, eccolo qui!

A.A.A. CERCASI DONNA…
…intelligente, affascinante, simpatica, dolce, sensuale, ironica, disinibita, coccolona, acculturata, curiosa, perspicace, artisticamente interessata, aperta al dialogo e buona ascoltatrice, disponibile ad avere due, tre o quattro figli anche con limitate risorse economiche. Tel Alex: 000 666999
Quando feci pubblicare questo annuncio sul Resto del Carlino l’estate scorsa, benché ci sperassi tanto, non avrei mai pensato di trovare davvero un tipo di donna con tutte quelle qualità. Dopo mesi di attesa senza ricevere neanche una risposta a quell’inserzione, non vado a incontrarla quasi per caso!? Senza che mi cercasse lei, ho conosciuto la donna che incarna l’ideale della compagna perfetta. La vidi un dì che passeggiavo in una via periferica della città, non lontano da casa: è stato amore a prima vista, siamo andati subito su da me e abbiamo fatto l’amore. Fantastico! Credo che non la lascerò mai, anche se mi dispiace tanto che Lulù – così mi piace chiamarla – non possa darmi dei figli. Questo non me lo ha detto esplicitamente, ma l’ho capito da alcuni segnali captati in questo periodo di convivenza, e comunque non importa, non ha nulla da invidiare al genere femminile intero e mi dà tutto ciò di cui necessita un uomo. Quando poi voglio starmene per i fatti miei e la sua presenza inizia ad irritarmi, non ho bisogno di fare come nove uomini su dieci che sopportano e subiscono. Nossignore, io la sgonfio, la ripongo in un cassetto e aspetto che mi torni voglia di lei. Così so per certo che andremo d’accordo tutta la vita, non mi indisporrà mai e il rispetto reciproco non verrà mai meno.
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21/11/2011
NARCISO BOCCADORO
Quando uscì dalla clinica privata “Korov’ ev” di Beslan in Ossezia del Nord (tristemente nota per l’attacco terroristico alla Scuola Numero Uno nel 2004), era una persona completamente diversa.
Narciso Boccadoro era nato a Milano quarantadue anni prima da Agostino Boccadoro e Agata Bauscia, mostrando già in tenera età un’identità sessuale ambigua. Questa incertezza era stata causa di forte disagio per tutta l’infanzia fin oltre l’adolescenza; a diciotto anni i genitori lo avevano convinto ad andare in analisi da un luminare nel campo della psicologia d’avanguardia, tale Tony Stanley Manser. Il ragazzo era entrato nello studio di Manser credendo di essere essenzialmente etero, ma aveva presto capito che il lato omosessuale era predominante nel suo Io. Solo verso i venticinque anni si era reso conto di essere bisessuale, dato che apprezzava indistintamente, con una leggera propensione per i maschi, sia uomini che donne. C’era ancora qualcosa però che non lo convinceva.
Narciso Boccadoro ebbe l’illuminazione solo superato il traguardo dei trent’anni, dopo l’ennesimo saltuario incontro con il dottor Manser, che nel frattempo aveva chiuso col mestiere di psicologo e aveva fondato una setta di pazzi che auspicava l’abbandono della Terra per raggiungere il Pianeta Eletto, ovvero Utopia; tutto sarebbe avvenuto grazie al Messia Coluicheindicalaluce, atteso un giorno indefinito con la sua astronave per caricare i suoi discepoli.
Di abbandonare la Terra per andare su Utopia a Narciso non importava nulla, come non gli importava nulla della setta; Manser lo “illuminò” riguardo la sua vera natura: tramite quel ciarlatano il signor Boccadoro capì una volta per tutte di non essere né etero, né omo, né bisex. Capì di essere egosessuale! Amava solo sé stesso. Da tempo si eccitava quasi esclusivamente guardandosi allo specchio. Ogni tanto frequentava ancora uomini e donne, ma solo masturbarsi osservando il proprio corpo nudo lo appagava.
Passarono gli anni. Manser intanto era sparito chissà dove con la sua setta di matti; qualcuno azzardò fosse veramente andato su Utopia venendo anch’egli preso per matto. Un giorno Narciso lesse sul giornale che a Beslan esisteva una clinica privata che eseguiva operazioni particolari per permettere agli uomini di praticare l’autofellatio. Apriti cielo! Per un egosessuale-narciso come lui non pareva vero. Si informò su internet, dove lesse che quella clinica sarebbe stata illegale in ogni angolo d’Europa, ma non in Ossezia del Nord. Scoprì anche che il proprietario nonché primario era stato un grande amico del dottor Manser.
Narciso prenotò l’operazione completando semplicemente un modulo on line, pagò anticipatamente con un bonifico di ventimila euro (per un totale di cinquantamila) frutto dei suoi risparmi come commesso in un negozio di articoli sportivi e partì per Beslan.
Si sottopose a due operazioni lunghe e complicate dove gli tolsero la parte inferiore della gabbia toracica e gli piegarono la colonna vertebrale. Rimase ricoverato per oltre un mese e quando uscì, beh, era una creatura nuova: zoppo, gobbo, deforme. Tornò in Italia, dove come previsto lo licenziarono; ottenne però, tramite conoscenti piduisti del solito dottor Manser, una lauta pensione d’invalidità. Adesso Narciso era considerato da tutti un mostro, ma era felice avendo realizzato il sogno della sua vita: poteva darsi piacere anche con la bocca, lui che amava sé stesso alla follia.
Col tempo però capì di non essere pienamente soddisfatto… Si fece fare un prestito alla Banca di Manser e prenotò una nuova operazione a Beslan: questa consisteva nell’allungamento con incurvatura circolare subscrotale del pene. Gli sarebbe costato centomila euro, ma potersi inculare non aveva prezzo!

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17/09/2011
Riflessioni socio-stantuffologiche sull'educazione sessuale.

Come faceva quella canzone Anni 80? "Video killed the porno star...". Mmm, forse non faceva proprio così, però che bei tempi quei tempi, quando noi imberbi esploratori del corpo umano scoprivamo il mondo del sesso e ci facevamo venire le occhiaie a furia di smanettare... La nostra bibbia era Postalmarket, dove ci bastava vedere una donna in reggiseno o una pudica caviglia e il bagno (rigorosamente chiuso a chiave) diventava il nostro paradiso in terra. Per la stragrande maggioranza dei nostri genitori il sesso era argomento tabù, così dovevamo arrangiarci carpendo informazioni qua e là, spesso confuse o poco chiare. I primi giornaletti "osé" ("Le ore", "Lando") passavano di mano in mano, di pagina appiccicata in pagina appiccicata. Qualcuno più grandicello raccontava, vantandosi, le sue prime esperienze e noi lo guardavamo come se fosse un marziano o il più fortunato uomo sulla terra. Poi si passava alle videocassette porno, ma non era come oggi che il porno è fruibile pure ai bambini 24 ore su 24, basta accendere il pc! Allora c'era qualcosa di trasgressivo nel guardarsi il carnacccio in personal o in una qualche riunione pomeridiana a casa dell'amico libero dal controllo parentale. Certo, il rischio era ed è quello di pensare che se non hai un membro di grosso calibro e non fai una prestazione come quella dell'attore non farai mai "felice" una donna ed avrai una vita eroticamente frustrante, ma poi lo si impara che il vero sesso non è quello dei film porno. Oggi la pornografia "libera" sta cambiando le abitudini e i comportamenti dei giovani e vedrete che questo avrà un forte riscontro nella vita sessuale degli adulti di domani. Non sto condannando internet e Youporn (ci mancherebbe!, sono uno dei più affezionati fan dello spurcellamento in Rete), però è un dato di fatto che il cambiamento è epocale; credo che questo cambiamento potrà essere più negativo che positivo perchè mentre noi figli di... Lando ci approcciavamo al sesso gradualmente, passo dopo passo, oggi si entra in una sorta di Paese dei Balocchi in tenera età e si rischia di farne da subito un'indigestione. Ecco che diventa ancor più importante la presenza di genitori aperti, intelligenti, che non considerino il sesso un qualcosa di terribile e che spieghino ai figli quello che c'è da spiegare. Questa grande abbuffata di sesso, associata all'uccisione della fantasia che ne consegue (quando eravamo giovani noi dovevamo usarla molto di più per creare i "nostri" filmini mentali e sapeste come la uso ancora oggi!) rischia dunque di formare generazioni di handicappati sessuali. E ancor più grave, di handicappati sentimentali.
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28/06/2011
7 MODI PER MORTIFICARE MISTER T.
Il sesso è fatto di equilibri sottili che fanno spesso la differenza; come succede a certe menti geniali capaci di toccare apici di eccellenza con la stessa facilità con cui possono rasentare la più pura mediocrità, “creare” la scopata perfetta richiede applicazione, passione e talento oltre ad un’ovvia complicità mentale e fisico-erotica con il partner. Lasciando perdere il discorso del sentimento (che lascio trattare al più esperto e forse ingenuo Dottor Manser), se anche un solo apparentemente insignificante ingrediente viene meno o eccede, ecco che la torta diventa immangiabile e quella che doveva essere panna montata, si trasforma in maionese rancida.
Questo preambolo solo per dire che nella mia lunga esperienza di tombeur de femmes (e ancor più spesso tombeur da fame) sono incappato anch’io in debacle tobleroniche per colpa di equilibri che venivano meno, magari proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto. A volte basta un niente (o quel che sembra un niente, perché alla fine è il “tutto”) per trasformare quella che si preannuncia una gloriosa bombata in un’avvilente “ritirata”.
Queste esperienze di sesso vissuto mi sono capitate veramente, e tutte hanno avuto la spiacevole conseguenza di trasformare l’eccitazione nel suo esatto contrario. Dunque ecco a voi alcune delle più spiacevoli sorprese che hanno fatto piegare (a volte per tutta la sera, altre volte solo per il tempo di riprendersi dallo “shock”) la testa a Mister Toblerone, sette modi infallibili per... mortificarlo.
1) Laura B. Parlai con lei neanche dieci minuti a una festa all’aperto a casa di amici, poi com’è come non è ci ritrovammo nella mia macchina. Mister T. era già in assetto da guerra, ma quando questa apre la bocca per baciarmi, cazzo!, mi viene voglia di vomitare. Che c’aveva in bocca, topi morti? Beh, Tobler ha perso tutta la sua baldanza e io, dopo averla gentilmente scaricata, ho riavviato la macchina partendo a palla con il finestrino abbassato per andare al Gang Bang a farmi una flebo di Ceres…
2) Giuditta L. La frequentavo da due settimane; mentre le ero sopra che fa questa? Non m’infila un dito nel culo?! “Porcoddito!” ho esclamato mentre sentivo Lui ammosciarsi penosamente. Serata in bianco…
3) Marika. R. “Se un uomo non mi fa godere già alla prima chiavata non è un uomo, è una mezza sega!” Così si presentò al nostro primo incontro Marika. “Devo filtrare un po’ meglio le ragazze con cui esco” pensai dopo quell’esordio, ma ormai ero in ballo. La sera a casa sua cominciò a dirne di tutti i colori mentre mi montava a smorzacandela: “Dai fottimi stronzo! Chiavami gran figlio di puttana! Fammi godere, merda secca!(!)” Dieci minuti dopo uscivo da casa sua con l’etichetta di “super mezza sega”…
4) Alice. L. Non feci nemmeno in tempo a presentarle Mister T. Si tolse le scarpe nella sua tenda al Camping “Violetta” e me la diedi a gambe! L’odore può anche eccitare, ma quando è troppo è troppo!
5) Virna. G. “Posso cagarti sul petto? Mi eccita da matti” mi chiese durante i preliminari Virna. Et voilà: defaillance improvvisa di Mister T. che non volle più saperne; però la feci godere lo stesso pisciandole in faccia.
6) Sandra U. Con Sandra ebbi solo un attimo di smarrimento quando alzando le ascelle mi mostrò due foreste vergini. I corpi cavernosi rimasero abbastanza rigidi, però Diocantante!, certi particolari come ho detto SMONTANO, eccome.
7) Glenda O. Stavamo venendo insieme dopo una memorabile cavalcata… “Sì sì sì sposamiiiii!” gridò questa all’apice dell’orgasmo. “Nooo!” feci io notando Mister T. che si rifiutava di dare soddisfazione anche a me e rimpiccioliva sempre più nel buio e umido antro là sotto.
Conclusione: ognuno ha i suoi gusti e le sue perversioni; tutto è lecito quando due persone sono consenzienti e mature, però cari cipputi miei, come avete visto, io e il mio alter ego Mister T. siamo molto sensibili a certe situazioni. Alla prossima e intanto fate tanto sesso se potete.

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07/06/2011
IL MITO DI STANTUFFO
Quando ero poco più che un bambino, per la piazza e le vie del quartiere dove vivevo girava la leggenda di Tony detto Stantuffo. Si diceva che ovunque mettesse piede, le donne, come ipnotizzate, cadessero tra le sue braccia. Noi ragazzini lo osservavamo chiedendoci come potesse un ceffo così balzano attirare l’attenzione del gentil sesso, ma non era il suo talento da intortatore ad affascinarci, bensì ciò che si diceva sul suo conto in quanto amatore.
“Tony? Socmel, quando tromba una figa la soddisfa per un mese!” affermava con una certa invidia Gino il fruttivendolo.
“Oh!” esclamava Peppe il pizzaiolo, “una volta mi ha raccontato lo zio del cugino del nipote di Dulfèn che una sera ha scopato la figlia della sorella del farmacista per sei ore ininterrottamente.”
“Io ho giocato a calcio con lui una volta” diceva Ubaldo del bar sotto casa, “e vi garantisco che uno con una minchia così dovrebbe solo fare il pornodivo.”
“Già” lo spalleggiava Felice il beone, “per portare in giro quel cannone dovrebbero dargli il porto d’armi.”
“Una sera ho visto la Bice uscire da casa sua” spettegolava Luciano il fornaio, “e, credetemi, le sorrideva anche il culo!”
Zeno il tabaccaio, noto per le sue esagerazioni da mitomane, non mancava mai di raccontare che “Tony una sera se n’è fatte dodici una dopo l’altra.”
Poldo della pompa di benzina all’angolo, altro tipo a cui piaceva pepare un po’ la realtà, assicurava: “Sì sì, l’ho visto con questi stessi occhi portare a cena la Bellucci. Quando lei lo ha riaccompagnato a casa col suo autista, gli è corsa dietro fino al portone in lacrime pregandolo di farle vedere ancora una volta il paradiso. Come non mi credete?! Ve lo giuro sulla mia ex moglie!”
Persino don Marino, prete della chiesa di Santa Genoveffa (poi arrestato per esibizionismo alla scuola materna), ammirava Tony con queste parole: “Da piccolo, quando veniva in calzoncini corti d’estate all’oratorio si vedeva già quale grande dote avrebbe sviluppato crescendo…”
E così pure noi pischelli crescevamo col mito di Tony Stantuffo.
A ventincinque anni mi capitò di conoscere una ragazza che aveva avuto una storia abbastanza lunga con il vecchio Tony, che poi tanto vecchio non era perché aveva solo una decina d’anni più di me. Dopo un paio di settimane che ci frequentavamo la portai in camporella con il mio sgangherato Pandino bianco.
“Mi spiace ma non mi sento molto bene” mi giustificai dopo che i preliminari stavano quasi nauseando entrambi e Lui, l’infame traditore, non voleva saperne di alzare la testa di un centimetro.
“Non ti scusare, capita a tutti” mi rincuorò molto gentilmente Valentina.
“Mah, conosco gente a cui non capiterebbe mai; il tuo ex per esempio…”
“Chi, Tony?”
“Già, Stantuffo!”
“…”
“Vedi Vale, se proprio devo essere sincero, l’ansia da prestazione unita al fatto che so che sei stata con quella sex machine di Tony, mi sta facendo un… brutto effetto.”
“Certo che siete proprio buffi voi uomini!”
“Sai cosa scriveva Daniel Pennac in un suo libro? “A qualsiasi uomo verrebbe duro, se non sapesse che agli altri uomini viene duro.” Sapere che è venuto duro a Tony e che tu sei stata con lui e che ora sei qui con me e che la mia Panda non è, metaforicamente parlando, la sua Ferrari… cioè, voglio dire… non che se dovesse alzare la testa sarebbe poi così Panda però…”
“Oh mio Dio cosa mi tocca sentire!”
“Noi omarini siamo fatti così.”
“Eh lo vedo! Sempre a far paragoni, invidiare misure, prestazioni, durata, fisico… Che palle!”
“Cos’hanno che non va le mie palle?”
“Ma no, scemo!, dicevo che palle che fate venire con le vostre paranoie. Vuoi sapere una cosa? Sono stata con Tony due mesi; avremo fatto l’amore una mezza dozzina di volte o poco più e mai una volta che ho provato un orgasmo…”
“!!!”
“Avrà anche avuto un bell’uccello per i vostri parametri maschili. Anche a durata stava alla grande nei tempi, ma era rozzo come un gorilla in calore e soprattutto, non era entrato in sintonia col mio cervello…”
“Davvero?” chiesi rasserenato, quasi mi avessero detto che dagli esami medici risultavo sano come un pesce mentre mi ero convinto di avere un tumore allo stadio terminale.
“Davvero.”
Lasciammo passare qualche minuto di silenzio, poi ripresi l’iniziativa. Avvicinai le mie labbra alla bocca di Valentina e mi lasciai andare. “Miracolo!” pensai. Lui stava alzando la testa e più la alzava più mi sentivo forte. Facemmo l’amore alla grande con grande appagamento di entrambi.
Valentina disse: “Vedi babbeo, tu sei riuscito a entrarmi in profondità con il tuo Pandino, Tony con la sua Ferrari non mi ha per niente sorpreso. Spesso è una questione di testa il sesso per noi donne.”
“Dai, magari più che una Panda è una Punto!”
“Mamma mia, incurabile!” esclamò sorridendo Valentina.
Tornando a casa pensai alla leggenda di Tony Stantuffo. Il suo mito non sarebbe stato scalfito dalle confidenze della ragazza, ma quella sera smontarlo mi aiutò a montarla. E questo è quanto.
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11/05/2011
UN COMPLEANNO (MOLTO) SPECIALE
Questo racconto non è nuovo. Appare sul sito del Dottor Manser; l'ho rivisto e corretto per l'occasione, rendendolo un po' più fluido e aggiungendo qualche battuta ironica. Inoltre mi sono divertito a cambiare i nomi dei personaggi con i protagonisti del romanzo "Il quaderno rosso", opera in cui appare per la prima volta Tony. Lo inserisco di seguito perché lo definirei un classico della narrativa stantuffiana, una storia che ha ispirato anche - come noteranno i fan del Manser - il libro "La Grande Inculata" (Cicorivlta Edizioni, 2006). Gustatelo con calma: è una vera e propria prelibatezza! ;-)
L’idea era venuta a Tony. Finalmente avrebbe potuto sdebitarsi con Lilli per tutti i favori che gli aveva fatto nel corso degli anni, favori che andavano dal prestito di qualche euro per una birretta, alle sigarette che puntualmente dimenticava di comprare, fino alle centinaia di fotocopie dei suoi racconti scadenti stampategli dall’amica durante le pause di lavoro alla “Computer Chez”. Oltre che in debito morale, si sentiva oberato anche da un discreto debito economico.
Non appena Tony aveva proposto agli amici la sua idea, questi l’avevano accolta entusiasticamente mostrandosi subito eccitati e desiderosi di metterla in pratica. Il compleanno di Lilli sarebbe stato un evento indimenticabile!
Doveva essere una festa per pochi intimi: oltre alla festeggiata, Tony aveva invitato Candido Smith, Zambo, Paolino Ragù, Actarus e Cicciobello. Quest’ultimo aveva prestato la sua casa di campagna per svolgervi la festa. Tutto era stato organizzato nei minimi particolari dal buon Tony. Lilli non sapeva assolutamente a cosa sarebbe andata incontro fra quelle quattro mura diroccate; era solo a conoscenza del fatto che un megaparty era stato predisposto in suo onore per festeggiare i ventidue anni.
Alle ventidue esatte del ventidue ottobre la macchina di Lilli imboccò il vialetto sterrato che conduceva alla casa di campagna di Cicciobello, al numero ventidue di via Ventidue Centimetri. Gli amici la attendevano già alticci a causa dei numerosi bicchieri di vino e birra scolati in precedenza.
Tony le corse incontro sorreggendo due calici di Moét & Chandon (aveva fatto le cose veramente in grande!); gli altri lo avevano seguito e tutti insieme avevano brindato alla felicità di Lilli con il classico “cento di questi giorni!”. Dopodiché Tony aveva preso in disparte l’amica e le aveva spiegato per filo e per segno quello che l’aspettava, quale meraviglioso regalo lui e i compagni intendevano farle.
“Ma sei fuori?!” fu la prima reazione di Lilli.
“Dai, non fare la figa bigotta e schizzinosa! Se ti lasci un po’ andare ti piacerà da matti.”
“Tu ti sei bruciato il cervello con quelle merde di droghe e antidepressivi che prendi. Io non mi faccio sbattere da tutti voi!”
“Guarda che mica ti stupriamo tutti insieme veh! Facciamo un po’ di sano up and down uno alla volta. Vedessi al piano superiore come abbiamo sistemato la camera da letto per questo avvenimento storico: una romantica alcova per i nostri goduriosi sollazzi!”
“Non farò mai una cosa così, neanche se mi pagaste tutto l’oro del mondo…”
A Tony bastò mettere sotto gli occhi di Lilli una canna di marijuana e la ragazza cambiò immediatamente idea. Dopo due tiri già non vedeva già l’ora di ricevere i suoi “regali” nella camera da letto.
“Bene, va’ su e aspettaci. Noi decidiamo il nostro turno poi arriviamo uno alla volta” disse Tony con una certa impazienza.
Mentre al piano di sopra Lilli pregustava in preda alla fattanza i momenti erotici che sarebbero seguiti, giù, gli amici, con i calici di vino e i boccali di birra sempre colmi fino all’orlo, discutevano su chi sarebbe stato il primo.
“Io non me la sento ragazzi!” disse Tony. “Pensavo che ci sarei riuscito ma… sono troppo amico di Lilli per farlo.”
“Ecco, sei il solito cacasotto!” lo aggredì Actarus. “Come sempre lanci le proposte poi ti tiri indietro.”
“Ehm, ehm, se non vi dispiace, ehm, vado io per primo” intervenne Zambo cercando di nascondere un sorriso malizioso mordendosi le labbra.
Tutti lo guardarono e tutti furono d’accordo che sì, era giusto che andasse lui, ne aveva diritto più di chiunque altro. Dopotutto era stato insieme a Lilli tre anni prima che questa lo cornificasse con quel grassone brutto e puzzolente di Poldo Tuttacappella.
“Se non lo faccio io” proseguì, “chi può avere il coraggio di farlo?!”
Detto questo si precipitò su per le scale. Sotto erano tutti in silenzio davanti al fuoco che ardeva nel camino, troppo ubriachi per formulare qualche frase o pensiero e troppo curiosi di percepire qualche rumore proveniente dalla stanza da letto. Di fatti dopo poco… GNIC GNIC SBUM BAM BADABIM SBABUM… “AAAAAAAAAAH!”
Un gemito squarciò la calma mista a tensione che stava permeando la saletta occupata dai cinque amici. Dopo dieci minuti Zambo scese, il sudore gli colava dal viso arrossato e stravolto.
“Già fatto?” chiese Candido in tono ironico.
“Che roba ragazzi! Ehm, le ho fatto vedere i sorci verdi” rispose Zambo.
“Vai a cagare va’ là! Se ci hai messo due secondi!” lo stuzzicò quello stronzo di Actarus.
“Ehm, ehm, vi assicuro che è stata una roba da urlo.”
“Abbiamo sentito! Bene, adesso che il “lavoro sporco” è stato fatto, a chi tocca?” domandò Tony.
“Vado io!” intervenne Actarus.
Gli amici si guardarono perplessi. Trascorsero alcuni interminabili secondi di silenzio, poi toccò a Tony assentire per tutti.
“Certo che con quel randello che si è portato appresso…” disse Paolino Ragù leggendo probabilmente nel pensiero degli altri. “Non sarà troppo grosso?”
“Grosso o sottile, corto o lungo, per quello che dobbiamo fare va più che bene” rispose saggiamente Tony.
Dopo qualche attimo infatti si udirono rumori violenti… SPACK TUTT KON STUKAZZ CHE MI RITROV e BADABIM e BADABAM… poi ci fu improvvisamente silenzio. Trascorse un quarto d’ora e Actarus ridiscese. Scoppiò a piangere.
“Mi raccomando” riuscì a dire tra i singhiozzi, “che non si venga mai a sapere in giro!”
“Tranquillo!” lo confortò Paolino. “Hai fatto il tuo dovere. Pensa a tutte le volte che quella zoccola ti pigliava per il culo solo perché sei bisex!”
“Che iddio abbia pietà di noi!” gli rispose Actarus.
“Amen!” ripeterono tutti in coro.
Toccò poi il turno di Paolino. Dopo venti minuti lo videro precipitarsi giù dalle scale e correre fuori in mezzo al prato. Vomitò tutto il vino bevuto.
“Ho sempre pensato a Lilli come ad un’amica senza mai immaginarla a quel modo là, ma così ragaz’… è veramente troppo!” disse una volta ripresosi.
“Vai Candido, è il tuo momento!” avvertì freddamente Cicciobello.
“Se lo viene a sapere mia moglie Cettina sono fottuto” dichiarò preoccupato il signor Smith.
“Non lo verrà mai a sapere nessuno” affermò Tony solenne.
Mentre Candido era su con Lilli, a Tony venne la curiosità di andare a sbirciare quello che combinava l’amico. Scostò di poco l’uscio della camera da letto e vide l’amico di spalle che inginocchiato ai piedi del letto assestava colpi ad un ritmo forsennato, tanto che ad un certo punto il parrucchino gli cadde per terra; non se ne accorse se non dopo aver terminato il lavoro. Intanto però anche Tony era corso fuori a vomitare…
“Tocca a te Cicciobello!” disse nervosamente, quasi in tono di sfida Zambo che sapeva che l’amico era stato un ex amante della “sua” Lilli. “Fai presto che noi cominciamo ad apparecchiare la tavola.”
Ciccio salì lentamente le scale, dinoccolato e sornione; pareva quasi di udire in sottofondo una qualche musica western di Ennio Morricone mentre avanzava. Tre quarti d’ora dopo si presentò giù con un largo sorriso beffardo stampato sul volto.
“Il dado è tratto!, come disse una volta mia nonna mentre preparava il brodo per i tortellini” annunciò.
“Bene” disse Tony, “vado a vedere a che punto è. Voi accomodatevi pure a tavola.”
Si sedettero tutti intorno al tavolo mentre il fuoco ardeva ancora energico nel caminetto caliginoso conferendo alla stanza una calda e conviviale atmosfera.
“Allora, chi vuole le cosce?” domandò Tony presentandosi con un lungo vassoio tra le mani. “E le chiappe?”
Le varie parti della carcassa di Lilli erano sistemate tra patate e piselli sul vassoio. La testa decapitata stava nel mezzo della composizione culinaria preparata con scrupolo dagli amici; una mela le sporgeva dalla bocca.
“Io prendo le tette” disse Candido. “Sono a dieta e con il poco che c’è vanno benissimo!”
“Anch’io sono a dieta” gli fece eco Actarus. “Prendo il cervello!”
“Lasciatemi i piedi!” gridò Tony. “Lo sapete che sono feticista.”
“Io voglio un po’ di tutto!” urlò più forte Zambo.
“Mi accontento di un pezzettino di… patata, poca però che ho appena sboccato” sibilò Ragù ancora sconvolto.
“Per me un po’ di culo, please!” disse Cicciobello trattenendo una risata sarcastica. “Me ne ha sempre dato tanto, ma non mi sono ancora stancato…”
Zambo lo guardò in tralice.
Nonostante diete e stomaci sottosopra, i sei amici divorarono Lilli in un batter di ciglia. Finito il lauto banchetto, Candido, richiamando l’attenzione con un rutto fantozziano, disse:
“Oh ragazzi, ci siamo dimenticati il brindisi. Tutti in piedi!”
Si alzarono dalle loro sedie levando contemporaneamente i calici. Cicciobello si schiarì la voce e ieratico come mai più sarebbe stato in vita sua accomiatò l’amica-ex-amante:
“A Lilli! Il suo ricordo rimarrà sempre… dentro di noi!”
I bicchieri tintinnarono tra loro. Qualcuno esclamò: “Debito estinto!”
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29/04/2011
Lettera aperta
Caro amico, che segui con curiosità e simpatia il mio blog (mio e del mio mentore Dottor Manser), desidero scriverti due righe per motivare questa lunga assenza che ci priva della reciproca compagnia da settimane. Devi sapere che ogni tanto, interrompendo digiuni sessuali che con l'età si estendo sempre di più nel tempo, mi metto insieme a una ragazza; non lo chiamo fidanzamento perché solitamente non abbiamo un rapporto paritetico: lei si fidanza io mento! Ma l'impegno e la serietà che ci metto in quel solitamente breve lasso di tempo, lasciano poco spazio alla mia creatività. Se aggiungiamo poi che ho un obbligo morale che mi spinge a frequentare bar e bettole fino a notte fonda, capisci da solo che al momento sono prosciugato, mentalmente e tobleronicamente. Il mio Federicus Rex di moraviana memoria fagocita attualmente quella fantasia che quando è in letargo (Federicus-Toblerone) esplode invece prepotente.
Qualcuno mi credeva morto solo perché a Parigi, al Père-Lachaise è comparsa una lapide col mio nome già meta di pellegrinaggio da tutto il mondo. No amico, io sono ancora vivo. Perché vivo è Lui... e pulsante! La lapide è però realmente mia: l'ho acquistata per quando il mio corpo e il mio cazzo, quest'ultimo sede dell'anima, andranno in putrefazione. Con la mia società, la Stantuffo s.r.l. abbiamo già lanciato il business. Rende più un Tony morto che uno Stantuffo vivo. Società del "cazzo", l'ho sempre detto. Comunque amico mio, impegni, bevute e scopate a parte, ti prometto che presto tornerò con qualche piatto pepato come piace a noi, eh, vecchio porcellino o maliziosa maialina chiunque tu sia! Sto persino pensando, insieme a Manser di riunire in un libro le mie peripezie erotiche; libro in collaborazione con il fumettista anarchico Simone Cortesi e la sua banda di scapestrati che allegherebbero ad ogni racconto le loro opere artistiche. L'idea mi inturgidisce la becca! Vedremo se il progetto andrà avanti. Per ora, un saluto e a presto.

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02/03/2011
IL FARDELLO
C'è chi dice che uno dei protagonisti di questo "ubriacante" libro sia proprio il vostro Tony Stantuffo, divenuto ormai icona nazionale e personaggio feticcio dell'autore Simone Manservisi. Qui lo trovate nei panni di un barista-filosofo sempre pronto a elargire birre insieme a consigli saggi. Non so dirvi se sia così, ma vero o no, vi invito caldamente alla lettura di questo romanzo breve, grottesco, surreale, illuminante per certi versi e paradigmatico di una condizione di schiavitù che aliena gli esseri umani nella società odierna. Richiedetelo all'autore o cercatelo su internet, in particolare nel sito www.ilfoglioletterario.it

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26/01/2011
L'AMORE AI TEMPI DI YOUPORC

Gianni e Laura stavano insieme da cinque anni ormai. Come in tutte le storie d’amore l’entusiasmo era un collante a prova di bomba agli inizi; la voglia di stare insieme era inesauribile e il sesso sembrava non bastare mai. Poi con il tempo erano arrivate l’abitudine, la quotidianità, la monotonia, la noia. Sotto i loro colpi impietosi il sesso aveva esaurito la carica iniziale e l’amore aveva vacillato. Dopo un lustro Gianni e Laura si… volevano bene e facevano l’amore circa un paio di volte al mese quasi fosse un obbligo, un lavoro non sempre divertente ma che andava fatto.
Gianni faceva il programmatore di computer e anche quando tornava a casa la sera stava sempre davanti allo schermo. “Per lavoro” diceva a Laura, che spesso si ingozzava di patatine e cioccolatini davanti ad “Amici”, al “Grande Fratello” o ad altri relity. Puntuale come un orologio svizzero Laura andava a letto alle ventitrè, leggeva due o tre pagine di un romanzetto d’amore e si addormentava placida sognando spesso Johnny Depp che in panni pirateschi la rapiva e la portava in giro per il mondo a fare l’amore su isole incontaminate. La sveglia puntata alle sei e trenta la riportava alla dura realtà per andare a trascorrere otto ore alla cassa del Bennet.
Gianni alle ventitrè era ancora nel suo studio. “Vengo tra un attimo amore” diceva alla compagna che si dirigeva in camera da letto. Spesso alle tre di notte era ancora collegato alla rete. Un’oretta almeno la passava su Facebook a chattare con amici e soprattutto amiche, ma la sua vera droga era Youporc. Non resisteva a tutti quei “threesome”, “lesbo”, “two girls with a tranny”, ecc. Di nascosto, tatticamente mimetizzato dietro la scrivania del suo studiolo, si sparava un paio di seghe a notte, ogni notte, senza che Laura sospettasse nulla. Qualche rara volta approfittava dell’eccitazione procuratagli dai video hard per andare a svegliare la compagna e finire il “lavoro” con lei, che seppur felice per gli attacchi di “fotta” dell’uomo, avrebbe preferito continuare a sognare il suo pirata giramondo.
Erano almeno due anni che Gianni si era scoperto youporcdipendente. Intanto il tempo passava; i due fidanzati avevano persino programmato di sposarsi, dato che tutti i loro amici erano ormai “sotto contratto” e anche loro non volevano essere da meno in una società che sembra tutelare chi ha una fede al dito, senza rendersi conto che sovente proprio quell’anello incatena due polli in un recinto di astio, rancori, ansie e bugie. Quando si sposarono, dopo sette anni di convivenza, il loro amore iniziale era bello che sepolto da temo, ma loro neanche se ne erano accorti.
Accadde esattamente sei mesi dopo le nozze, con le loro vite che filavano via quiete e piatte come sempre…
Mancavano pochi giorni a Natale e Gianni era come sempre collegato a Youporc. Laura dormiva da un paio d’ore in quel letto matrimoniale che non era più teatro di rapporti sessuali da mesi ormai. Adesso, da qualche tempo, invece di arenarsi sul divano a guardare programmi insulsi dopo cena, la ragazza aveva preso l’abitudine di uscire qualche oretta la sera. “Vado da Sabrina a fare due chiacchiere” annunciava ad un distratto marito, che già pregustava una sega in santa pace senza timori di venir sorpreso. La moglie rincasava sempre prima di mezzanotte, salutava dall’ingresso Gianni e si infilava sotto le coperte. Di romanzi d’amore non c’era più traccia sul comodino e Johnny Depp non appariva più nel suo mondo onirico…
Dunque Gianni stava saltando da un video di lesbiche a uno di fellatio, da due neri che trombavano una milf a un’orgia, da un trans con una coppia a una coppia di gay (ogni tanto per non mangiare sempre la solita minestra spaziava anche nel genere omosex maschile) quando incappò in un titolo che in un primo momento lo fece sorridere: “Laura and Sabrina fuck Mister Toblerone”. Nella schermata iniziale del video c’era un signore anziano sui settanta con un cazzo grosso come una melanzana e due donne di spalle che glielo leccavano. L’uomo aveva un cappello da pirata e una benda sull’occhio sinistro. Incuriosito da quell’immagine, cliccò sul video che risultava durare 23 minuti.
Non appena riconobbe l’uomo, Gianni ebbe un sussulto. “Ma che cazzo! Quello è il vicino di casa di Sabrina!” esclamò. Lo conosceva bene: Luciano era un vedovo in pensione che aveva spesso lavorato nei paesi dell’est da giovane. Non sapeva di preciso cosa facesse, di sicuro aveva guadagnato parecchio nella vita. Qualche settimana prima era pure stato a casa sua a sistemargli il pc.
Ora Luciano era lì seduto su un divano vestito da pirata. Poco dopo entravano in scena due donne e a quel punto lo stupore iniziale di Gianni divenne panico: sebbene coperte da una mascherina sugli occhi erano inequivocabilmente Sabrina e la “sua” Laura che subito si attaccavano al cazzo di Luciano-Mister Toblerone, trasformandolo da zucchina a melanzana nel giro di pochi secondi. La scena cambiava e si vedeva Laura leccare la passera di Sabrina mentre il vecchio pirata la incaprettava stantuffando il suo mostruoso attrezzo con foga da ventenne. L’audio rimandava allo spettatore gemiti di goduria genuina. La scena cambiava ancora e adesso era Sabrina che montava a smorzacandela (con schiena all’uomo, tipica posizione da film porno per la perfetta prospettiva della ripresa) mentre Laura leccava le palle di Luciano. Dal minuto 22 alla fine Mister Toblerone si masturbava fino a venire sulla faccia delle due donne coricate sul divano in attesa della sborrata.
Chi avesse visto Gianni in quel momento avrebbe senza dubbio pensato al dipinto di Munch, “L’urlo”. Il pover’uomo scappò in bagno e vomitò i residui della cena. Come uno zombie si diresse poi nel salotto, aprì l’armadio dei liquori e si scolò mezza bottiglia di Glen Grant. Socchiuse la porta della camera da letto: Laura dormiva serena. “Che faccio adesso?” si domandò. La risposta la cercò nel Glen Grant senza trovarla: finì la bottiglia e si addormentò sul tappeto del salotto.
Laura lo svegliò la mattina alle sei e trenta. Preoccupatissima gli chiese cos’era successo. Con bocca impastata e un mal di testa pauroso Gianni rispose “niente”. Incalzato dalla moglie, trovò lì per lì la scusa che non riusciva a risolvere un problema di lavoro, così, pensando e ripensando con un whiskino accanto, non si era accorto che aveva fatto fuori una bottiglia intera di Glen Grant.
“Ma poi il problema l’ho risolto” disse confortando la moglie. “Oggi non vado al lavoro, sto troppo male. Ci vediamo quando torni.”
“Ok amore” rispose Laura. “Riposati e riprenditi. A stasera.”
Dopo quella volta Gianni non osò mai più tornare su Youporc e già quella sera, quando Laura gli disse che andava da Sabrina, lui la invitò ad andare al cinema. Lei rimase sorpresa e accettò con piacere. Il giorno dopo uscirono a cena insieme. La sera dopo ancora fecero una passeggiata in centro. Se lei andava da Sabrina lui la accompagnava. Non disse mai nulla alla moglie di quella scioccante scoperta. Il loro rapporto parve trovare nuova linfa dal comportamento di lui; certo, adesso non era più l’uomo di prima: rideva meno, prendeva pillole per dormire e viagra per scopare, non si masturbava più, aveva scoperto una sana dose di gelosia e non mangiava più la sua verdura preferita, ossia melanzane e zucchine. E una volta che al cinema avevano visto l’ultimo film della serie “I pirati dei carabi” con Johnny Depp era corso fuori a vomitare. Ma forse quella scoperta andava fatta e fece bene a entrambi perché una sera, dopo tanti anni, Gianni avvicinò le labbra a sua moglie e le sussurrò con sincerità: “Ti amo.”
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09/12/2010
AuGuru!

Direttamente dal suo residence nella periferia di Babele, Tony augura a tutti (o quasi) buone feste all'insegna della lussuria e degli stravizi. E consiglia un regalo alternativo da mettere sotto l'albero: Il quaderno rosso di Simone Manservisi. Richiedetelo su ibs.it o tramite il sito www.lariflessione.com.

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28/10/2010
Come persi la verginità
![suora_sexy_3926e[1]-748358.jpg](http://tonystantuffo.myblog.it/media/01/01/1011458563.jpg)
Zio Lando faceva il giardiniere-tuttofare nel convento delle monache ormonine di Cafarnao. A quindici anni, durante il periodo estivo, ogni tanto lo andavo ad aiutare per racimolare qualche spicciolo da reinvestire poi nell’acquisto di giornaletti pornografici e videocassette di Selen, che proprio in quegli anni veniva da me assurta a icona incontrastata dell’hard mondiale. Ricordo quelle giornate assolate come fosse ieri. In particolare ricordo quella mattina!
Zio mi aveva lasciato solo nell’immenso giardino del convento perché aveva altri lavori da svolgere presso la parrocchia di San Rocco a Babele. Avevo appena finito di sfalciare il prato e stavo mettendo la miscela nel decespugliatore per rifinire la base del recinto e le zone inaccessibili al tosaerba, quando la Materiora (così si chiama la capa delle Ormonine) mi chiamò per bere un goccio di limonata fresca. La Gran Suora (così la chiamavo io) mi chiese poi, mentre mi porgeva il bicchiere ghiacciato, se fossi stato così gentile da rimpiazzare una decina di crocifissi vecchi con dei nuovi nelle camere delle monache. Risposi che lo avrei fatto subito volentieri, anche perché fuori c’erano quaranta gradi all’ombra mentre all’interno del convento c’era un fresco delizioso.
Le camere erano tutte singole e arredate in modo spartano: un letto, un armadio, una piccola scrivania con una sedia e alle pareti solo il vecchio crocifisso che essendo attaccato a circa tre metri d’altezza dovevo sostituire servendomi di uno scaletto. Cominciai dalla stanza della Materiora, del tutto simile alle altre se non per una piccola libreria che la distingueva. La Gran Suora seguiva le operazioni dabbasso, mettendomi un po’ in soggezione per lo sguardo severo e la mancanza di dialogo. Ad un tratto, dopo aver sostituito crocifissi in due o tre stanze, sopraggiunse un’altra monaca.
“Materiora” disse, “i fratelli Orovitz delle Pompe Funebri Orovitz l’attendono giù nel salone principale.”
“Uh molto bene suor Monica!” esclamò la capa accennando un sorriso su quel volto arcigno e rugoso che sembrava scolpito nella pietra. “Avranno portato l’obolo per la festa di Santa Gertrude. Stia qui con il nostro Tony che io scendo. Non ne avrà per molto.”
La monaca che ora controllava il mio operato sembrava avere dai trenta ai quarant’anni e non era affatto male. Mi chiesi chissà quale trauma infantile non metabolizzato l’avesse trasformata in pinguino timorato e proprio mentre cercavo di immaginarmi il passato della monaca Monica, un piolo della scala cedette cosicché mi ritrovai disteso sull’impiantito dietro al letto. La suora accorse spaventata in mio soccorso. Ero supino e immobile mentre cercavo di capire se mi ero fatto male; fortunatamente ero integro, ma fu l’”integrità” di Monica a subire un duro colpo: spinta da un impulso troppo a lungo represso, mi baciò con impeto. Quando si staccò dalle mie labbra era paonazza. Pensai che sarebbe scappata in preda alla vergogna a confessare a Dio l’atto impuro, invece la bramosia l’accecò e si accanì sulla mia patta, prendendo in bocca il toblerone turgido bome una zanna d’avorio. Sembrava non fare nemmeno caso all’olezzo da pesce marcio che emanava il mio attrezzo dopo ore di lavoro sotto il sole cocente. Ad ogni modo dopo un paio di minuti di assatanato su e giù, lo aveva deterso a dovere. Ogni tanto lo guardava quasi commossa, neanche stesse contemplando il crocifisso che giaceva accanto a me e lì finito nella caduta. Quello che stava accadendo non sembrava reale, ma ciò che accadde poco dopo non mi parve proprio vero: la suora sollevò il suo gonnellone da pinguino e si fece penetrare. Io rimasi in silenzio insieme a lei, anche per captare rumore di passi nel corridoio nel caso fosse passata la Materiora o qualche altra monaca. Ad un tratto Monica parve gemere, ma proprio sul più bello si alzò e sistemandosi velocemente scappò via. Rimasi a finire il lavoro di mano spruzzando una fiumana di sperma sotto al letto. Finii di attaccare i restanti crocifissi salendo sul pericolante e pericoloso scaletto e tornai al mio lavoro in giardino.
Mentre rifinivo la siepe mi chiesi cosa avesse fatto fuggire suor Monica a quel modo: aveva forse sentito qualche rumore in avvicinamento? Non lo seppi mai, anche perché non la rividi più, nemmeno le altre volte in cui mi trovai ad aiutare zio Lando. Molti anni dopo però mi diedi una risposta: nel momento in cui stava per provare l’orgasmo si era spaventata. Era un evento troppo grande per lei che aveva passato una vita di fedeltà e castità sacrificando la propria femminilità a un Dio che nemmeno si era mai presentato. L’orgasmo avrebbe distrutto tutte le sue convinzioni e probabilmente avrebbe ucciso quel Dio che rappresentava la sua rugginosa ancora di salvezza nel tempestoso mare della vita. Non aveva mai immaginato un’altra strada che non fosse quella della fede più acquiescente e ora che l’aveva intravista non aveva voluto percorrerla. Preferiva rimanere timorata di Dio piuttosto che… vivere.
Quel giorno, tornando a casa, pensai fischiettando che era proprio vero quello che diceva sempre ironicamente zio, e cioè che l’abito non fa la monaca. Io infatti mi ero fatto la Monica, e questo è il racconto di come persi la verginità. Da non crederci, vero?
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14/07/2010
Tony all'Erzen Beer
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30/06/2010
LA CARICA DELLE 100 E UNA
Per quanto io possa sembrare un cinico egoista sessista, in realtà ho sempre portato grandissimo rispetto per tutte le donne con cui sono stato; posso tranquillamente affermare di averle amate… D’accordo!, per il tempo in cui avevo il toblerone turgido, però le ho amate eccome. E poi, essendo un seguace del guru Coluicheindicalaluce, credo fermamente nel fatto che ogni persona che incontriamo sul cammino della nostra esistenza, per quanto insulsa possa essere (la persona, non l’esistenza), ci lascia in dono un po’ di luce se siamo persone ricettive.
Sapeste dunque quanta luce ho ricevuto dalle donne della mia vita. Ero come una batteria e ognuna di esse mi dava la carica per tirare avanti…
Ricordo Pamela, con quel fighino così stretto che mentre la trombavo, ogni volta mi veniva la paranoia di rimanere incastrato e dover chiamare il 118; o Laura, che al contrario c’aveva un tafanario che ci avrebbe ballato dentro anche l’uccellone di Rocco.
Come dimenticare poi Violante detta Capezzoli d’acciaio, e Mara, che quando scopavamo, nel letto potevo mettere i pesci del mio acquario che avrebbero continuato a nuotare lì nella sua broda.
Mi sovviene Titti, Nobel per la Pompa 1997, e Rosanna, appena uscita da un convento di clausura, che veniva soltanto se la insultavo con le bestemmie più ardite.
Poi c’era Martina: gran maiala ma brutta come la fame. E vogliamo parlare di quella tossica di Susan conosciuta in uno squallido bar di Edimburgo? Le mancavano un fottio di denti ma grazie a questo riusciva a fare dei bocchini particolarmente interessanti.
Penso a Maria e Chiara, che viaggiavano sempre in coppia: io montavo una a pecorina e l’altra le leccava la passerina e poi cambio!
Lucy aveva sessantasei anni, puzzava un po’ di rancido, ma ci dava come una ventenne e guai se non raggiungeva l’orgasmo: si incazzava come una patera! Sonia invece aveva ventun’anni, bella da far paura, ma trombare un termosifone (spento!) sarebbe stato lo stesso per quanto era fredda.
Zia Rachele la trombavo per fini umanitari: suo marito era sterile così la ingravidai io. Ora sono cugino di mio figlio o padre di mio cugino che dir si voglia. E’ più balengo di me, ma si sa che figliare tra parenti porta a generare strani cipputi…
Una con cui sono stato due mesi (quasi un record) è Piera, donna fine e colta, lasciata con un sms dopo che mi aveva proposto di sposarci.
Linda la Tabagista fumava anche mentre mi montava a smorzacandela. Francesca faceva pompini da urlo ma me la dava con parsimonia; Costanza invece non ne aveva mai abbastanza. Elisa quando godeva faceva delle scorre da lasciar secchi, roba da non credere.
Poi Simona, Alessia, Carmela, Roberta, Manuela, Valeria… Ah quante donne! Cento ne ho contate (ma forse erano di più), cento fighe, pardon, cento anime dalle quali ho attinto energia, carica. Voglio però confessarvi una cosa, cipputi miei: è la centouno che mi manca da morire, quella che da sola varrebbe tutte le altre e che mi darebbe una carica inesauribile. Ma comincio a pensare che forse non la troverò mai.

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28/06/2010
Tony il Naturalista
Manco a dirlo Tony è ripartito. Questa volta, nei panni di un provetto Indiana Jones, o meglio, di un moderno Charles Darwin, è andato alla ricerca di quello che per secoli è stato considerato solo un essere mitologico... Ora pare che esista veramente: non è un mostro, è una Faiga con Cervello (nome scientifico "vulva cum mens sana"). Riuscirà a trovare quello che si ritiene essere l'anello mancante tra l'uomo e la scimmia? Forse leggerete il resoconto della missione prossimamente. Baci.

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16/06/2010
IL TROMBAMOGLI
Marco Bianchi aveva un nome anonimo; anche la sua esistenza di facciata era piuttosto anonima: ufficio (era ragioniere), casa, tv e bar. Tran tran regolare e pochi hobby. Aveva però una dote ben poco anonima tra le gambe… Tale dote era conosciuta da un’altissima percentuale di signore a Castelfritto.
Marco Bianchi aveva una perversione, innocente sì, ma un tantino rischiosa: era attratto esclusivamente da donne sposate. Appena scopriva che una donna aveva il marito, entrava in azione.
Essendo un bell’uomo, dal fascino spiccato e dalla favella ammaliatrice, le mogli cadevano nella sua rete di ragno come ingenui moscerini. A Marco non importava quanti anni avessero: potevano avere dai diciotto ai sessantacinque anni, bastava che portassero la fede al dito. E anche se erano le donne più belle e sexy del mondo ma single o fidanzate, a lui non interessavano.
Nell’arco di tempo di sette anni, nel periodo che va dal 2002 (anno in cui scoprì la sua perversione ed entrò per la prima volta in azione con la moglie del farmacista) al 2009 (quando venne scoperto dal titolare della macelleria Bucchioni) Castelfritto contò dai trecento ai quattrocento mariti cornuti, su una popolazione di poco più di diecimila anime. Loro ovviamente non lo sapevano ma Marco Bianchi sì. Tra questi il sindaco Bertolazzi, il maresciallo Meleddu, l’ingegner Trapella, il geometra Pellecchia e l’imprenditore De Pedis.
Marco Bianchi era un vero fuoriclasse. Dopo aver convinto la vittima a fargli visita nella sua casa di campagna, la trombava un paio d’ore in tutte le salse, suonando il suo organone venoso come un maestro dell’orchestra figarmonica di Be(r)lino. La moglie tornava poi dal suo sposo stravolta e appagata.
Per “deontologia professionale”, dopo aver incontrato la fedifraga di turno una prima volta, non voleva più rivederla: la sua perversione era appagata e la trombata non gli interessava più.
Tutto andò a gonfie vele fino al maggio 2009, quando la moglie gelosa del fruttivendolo (sentitasi per questo anche un po’… sfruttata!) andò da Paride Bucchioni, titolare della macelleria Bucchioni, e gli disse:
“Paride, lo sai che tua moglie Antonietta è andata a casa del ragionier Bianchi?”
“Certo che lo so, doveva fargli controllare dei conti e delle scartoffie della macelleria.”
“Beh, se fossi in te non sarei così sereno… Mi sa che c’è una tresca tra Bianchi e l’Antonietta.”
Manco detto, Paride Bucchioni abbassò le serrande della macelleria e si precipitò a casa di Marco. Una finestra era semichiusa e il macellaio entrò di soppiatto. Colse la moglie sul fatto, o meglio, sul fallo, dato che stava godendo come un’ossessa sul grosso bigolone del ragioniere.
Paridè gridò, Antonietta si cagò letteralmente addosso, cioè, letteralmente cagò addosso a Marco visto che cagarsi addosso è tecnicamente impossibile; Marco eiaculò in faccia a Paride, Paride, accecato dall’odio e forse ancor di più dallo sperma, brandì il coltellaccio che si era portato appresso e mozzò la fava di Marco con un colpo netto. Marco morì dissanguato. Paride andò in galera. Antonietta ereditò la macelleria. Marco venne sepolto nel cimitero di Castelfritto. Voci anonime di paese diffusero la leggenda del “Trombamogli”.
Ogni tanto qualche marito passa davanti alla lapide del ragionier Marco Bianchi (lapide che per un beffardo gioco della sorte o più probabilmente per la burla di un marmista scapolo, somiglia a un grande fallo eretto) e guardandola prova un sottile senso di disagio. Una volta rientrato nel nido familiare, osservando la consorte, mille dubbi lo attanagliano e un fastidioso prurito gli tormenta la testa.

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15/06/2010
Chiuso per "restauro locali"
Cari i miei cipputi balzani, il vostro Tony è momentaneamente disperso, come spesso gli capita, in qualche angolo del mondo a raccogliere idee e a dar sfogo a suoi istinti più animaleschi. Tornerà presto, non vi preoccupate: giusto il tempo di buttar giù qualche racconto sulle sue peripezie... Nel frattempo diamo una bella "restaurata" al retrobottega: sapete, mi piace tenerlo chiuso ma bisogna comunque averne cura! Ciao trambalani!
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24/03/2010
Super Tony
In questo mondo di merda, sempre più appestato da una politica arrogante, cinica ed egoista, da un'intellighenzia vittima dello Stato e allo stesso tempo carnefice nell'imporre uno status quo di mediocrità, da religioni frutto della superstizione e dell'atavica codardia dell'uomo, da media faziosi e omologanti nella loro omologazione, da famiglie inette incapaci di crescere e amare i propri figli per dargli una speranza di sopravvivenza in questa giungla... dal fetore di tutto questo Nulla nasce una piccola speranza. Oggi (anche se è già da diverso tempo che cerca di spruzzare un po' di profumo in questa valle di cacca) dichiaro ufficialmente la nascita non di un eroe, bensì di un supereroe: oggi nasce Super Tony, paladino delle menti libere, dei cuori puri e delle persone intelligenti. Vai Super Tony, SALVACI TU!
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20/02/2010
LA RICOTTA DELLA TERESA
Ogni volta che andavo a fare la spesa al supermercato della Pooc nel centro commerciale “Le Vacche Magre” di Bisunto sull’Oglio, lei era dietro al banco dei formaggi, sexy e sorridente come sempre. Il grembiule sembrava sbottonato ad arte per mostrare, o non mostrare, una piccola parte di seno, sogno proibito per le centinaia di uomini che passavano o si fermavano a comprare qualche etto di pecorino, emmenthal, taleggio, eccetera.
C’era però un formaggio che andava per la maggiore: la ricotta della Teresa, così chiamata perché si diceva prodotta dalla stessa formaggiaia. Era una ricotta eccezionale e da quando Teresa lavorava alla Pooc, cioè da circa sei mesi, il banco dei formaggi era preso d’assalto.
Teresa era affabile con tutti i clienti ma era difficile scambiare due parole mentre lavorava, dato che c’era sempre la fila. Un giorno ebbi la fortuna di trovarmi a banco da solo.
“Tre etti di ricotta speciale e il tuo numero di cellulare, grazie” dissi buttandola lì alla “o la va o la spacca”.
“Perché non vieni a prendere un aperitivo a casa mia quando stacco?” disse sorridendo. “Così ti do anche la ricotta che ho in casa che è ancora più fresca di questa.”
“Sogno o son desto? Ho ricevuto un invito dalla Teresa, la donna più ambita di tutto Bisunto e dintorni?!”
“Sì, ci stai o no?” tagliò corto, dato che dietro di me si stava radunando gente in fila.
“Certo che ci sto. Allora non è una leggenda che questa ottima ricotta la fai tu…”
“La Pooc mi ha dato il permesso di commerciarla. Il segreto per renderla così buona se lo tramandano da secoli le donne della mia famiglia. Prima o poi lancerò un marchio e speriamo che il business funzioni su scala nazionale.”
“Beh, sicuramente avrai successo. A che ora ci vediamo?”
“Aspettami alle diciassette fuori dal supermercato, ok?”
“Ok, a dopo.”
Alle diciassette in punto vidi Teresa venirmi incontro in tutto il suo splendore nel parcheggio della Pooc. Mi tremavano un po’ le gambe per l’emozione.
“Sei in macchina?” chiese.
“Sì.”
“Ne approfitto per un passaggio. Comunque abito qui vicino.”
Cinque minuti dopo parcheggiavo sotto il palazzo dove abitava la ragazza. Salimmo nel suo appartamento, un bilocale molto carino e arredato con gusto ma con una forte nota stonata: c’era una puzza micidiale al suo interno.
“Non fare caso all’odore” disse Teresa, “viene dal bagno, dove produco la ricotta.”
Era impossibile non fare caso a quell’odore ma dopo un po’ mi abituai, anche grazie alle due bottiglie di vino che ci scolammo come aperitivo.
“Posso andare in bagno?” chiesi dopo un paio d’ore di chiacchiere nel salotto-cucina.
“Certo, sta’ solo attento a non pestare le forme di ricotta.”
Perplesso entrai in bagno e lì rimasi abbastanza scioccato: c’erano forme di ricotta dappertutto, sulla scatola dello sciacquone, nel lavandino, sopra e dentro gli armadietti, per terra. Nella vasca da bagno ribolliva un liquido giallastro, mentre tubi e alambicchi vari filtravano questa brodaglia nauseabonda per poi immetterla a goccioline in una tinozza a parte. Pisciai il più veloce possibile e uscii. Teresa mi stava aspettando completamente nuda sul divano-letto.
“Dai vieni qua” disse senza preamboli.
Deglutii qualcosa come un litro di saliva e cominciai a sbottonarmi la camicia. Nudo anch’io mi sedetti di fianco a Teresa. Ci guardammo per diversi minuti come fossimo due estranei, cosa che effettivamente eravamo. Era una situazione stranissima e io non sapevo cosa fare, così lasciai l’iniziativa a Teresa la quale prese a masturbarmi e a masturbarsi contemporaneamente. Dopo un po’ mi accorsi che il divano era allagato e mi impressionai quando vidi che dalla vagina della ragazza stava fuoriuscendo una cascata di liquido. Teresa mi venne sopra dandomi la schiena e la calda colata di liquido mi inondò gambe e ammennicoli.
“Oooooooooooh aaaaaaaaah ooooooooh” gemeva la formagiaia.
Non avevo mai sentito una gemere a quel modo, sembrava posseduta. Sicuramente la stavano sentendo in tutto il vicinato.
“In che manicomio sono finito?!” mi chiesi con un principio di preoccupazione.
“Uuuuuuuuuh uuuuuuuh oooooooh oooooooh oh oh oh…”
“Sto per venire” suggerii a Teresa nel caso non volesse che le venissi dentro.
“Anch’io sì, vienimi dentro sì, sì, oh oh oh…”
Venimmo. Subito dopo si staccò dal mio pisello annegato e corse in bagno. Non resistetti alla curiosità e la seguii. Aveva lasciato la porta socchiusa così riuscii a sbirciare. Era con i piedi issati ai bordi della vasca e stava pisciando un misto di umore vaginale e sperma nel calderone. Non riuscii a guardare altro. Chiusi la porta e corsi a vomitare nella vasca dei pesci che teneva sul tavolino di fianco al divano-letto. Mi rivestii in fretta e prima che uscisse dalla toilette mi precipitai fuori dall’appartamento.
Per giorni non osai mettere piede alla Pooc. Fino a quando, una mattina, curioso di rivedere Teresa ma non la sua ricotta, mi presentai al banco dei formaggi. Serviva una ragazza che non avevo mai visto.
“E Teresa?” le chiesi quando venne il mio turno.
“Teresa è stata licenziata proprio ieri. Erano venuti i N.A.S… Non so bene il motivo, ma sembra che la ricotta che produceva e vendeva qui non fosse fatta seguendo le corrette norme igieniche. Cosa desidera?”
“Ehm… no, niente grazie, ora che ci penso non mi serve niente.”
Mi allontanai barcollando. Circa un anno dopo, quando ancora mi chiedevo ogni tanto se quell’esperienza in casa di Teresa era stata reale o una specie di incubo, mentre guardavo un programma in tv ci fu uno stacco pubblicitario.
“La ricotta della Teresa, buona e genuina perché fatta come la facevano le mie nonne” diceva Teresa in persona facendo l’occhiolino.

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09/12/2009
Regala un Tony a Natale!
Natale è alle porte mammalucchi! E allora perché non approfittarne per fare un bel regalo, utile e economico, ai vostri amici o parenti?! Se fossi in voi non perderei l'occasione di fare un figurone. Inoltre come potete vedere dalla foto qui sotto, "Il quaderno rosso" sta avendo un successo planetario... Contattatemi dunque e chissà, magari un giorno vi troverete a bere del wisky (o una Ceres) al Roxy Bar con Tony lo Stantuffo nazionale che ve ne racconterà delle belle mentre offre un giro dietro l'altro. ;-)
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24/10/2009
Nuovo racconto

Chiusa l’allucinata e allucinante parentesi con Silvia, una figaccia marcia che mi aveva attaccato una noiosissima malattia venerea, conobbi Lorenza. Guarito, mi trovavo in vacanza in Sardegna con Banana, Piretti e Sculasòn; nel camping di Palau dove avevamo montato la canadese presa in prestito dal Profeta (quell’estate in vacanza con la morosa) facemmo amicizia con un gruppo di quattro ragazze toscane. Avevano montato i loro due igloo di fianco la nostra tenda la sera dopo il nostro arrivo. Cinque minuti dopo aver piantato l’ultimo picchetto, Sculasòn era già entrato in azione e in un quarto d’ora avevamo fatto comunella, passandoci il razzo-calumet della fratellanza. Le “affinità elettive” fecero il loro corso alchemico e io intravidi subito in Lorenza quelle caratteristiche empatiche che potevano rendere quella vacanza estremamente interessante. Mentre Sculasòn si faceva una storia con la sorella di Lorenza, tale Paola, scialba brutta copia della mia frizzante e carina amica, Piretti cercava in tutti i modi di farsi fare almeno un bocchino da Fabiola, l’amica più cesso delle quattro. Essendo Fabiola e Roberta, la quarta componente del gruppo, due grandi cannaiole ed essendo Piretti uno dei più noti spacciatori di Bologna, riuscì a scoparsele entrambe, ovviamente in cambio di qualche grammo abbondante di fumella. Banana intanto si dava da fare con un’animatrice del campeggio, la quale si divertiva a raccontare alle altre animatrici, sghignazzando, questa battuta secondo lei tanto divertente: “Bisogna che scopra l’origine del soprannome di Banana. Forse perché ama le noccioline come le scimmiette?” Quando lo scoprì, smise di sghignazzare, e tutte le volte che Banana si appartava con lei nella nostra tenda, ne usciva poi appagata ma anche piuttosto sofferente.
Lorenza era più anziana di me di tre anni, quindi all’epoca aveva sui ventiquattro, venticinque anni, ma era stata sposata due anni, separandosi proprio quell’estate. Lavorava in una profumeria di Empoli ed era una lettrice appassionata. Io fino a quel momento avevo letto sì e no due libri quando andavo alle Medie e mai mi sarei immaginato assorto nella lettura di un romanzo nel mio futuro. Ebbene, Lori fece il miracolo. Nelle notti che trascorrevamo seduti sul “nostro” scoglio sulla spiaggia di Palau, mi parlava con un tale entusiasmo dei libri che aveva letto, che fui tentato, quando tornai a casa, di provare a cimentarmi seriamente con un libro, per vedere se anch’io potevo provare le emozioni che descriveva. Volli comprarne uno di quelli di cui mi aveva parlato con maggior passione: Belli e dannati. Rimasi folgorato. E da quel momento, non passa giorno ch’io non legga almeno una cinquantina di pagine di un libro.
Ma intanto ero lì a Palau con Lori, che oltre ad avere una sterminata cultura in campo letterario era anche un’interlocutrice simpatica e un’ascoltatrice attenta. Scopavamo con foga un paio di volte al giorno. Siccome sua sorella Paola aveva una videocamera, le proposi per scherzo un gioco, mai immaginando che avrebbe accettato, per giunta con entusiasmo.
“Perché non ci filmiamo mentre facciamo l’amore?” chiesi accompagnando alla domanda un sorrisetto buffo, nel caso avesse reputato la richiesta stupida o folle e io potessi quindi salvarmi in corner.
“Perché no?” rispose. “L’idea mi piace, dopotutto siamo tutti un po’ voyeur. Anzi, sai cosa ti dico? Ci filmiamo e se ci piace mostriamo la cassetta anche agli altri, per vedere che reazione hanno. Che ne dici?”
“Intrigante.”
Approntata la scenografia e sistemata la cinepresa nella canadese, iniziammo a darci dentro. L’idea di essere filmato e soprattutto il pensiero che quelle immagini le avrebbero poi viste i miei amici e le sue amiche mi eccitò non poco. La batteria della videocamera aveva un’autonomia di poco più di mezz’ora ma fu più che sufficiente: il filmato inizia riprendendo me sdraiato sui materassini, poi arriva Lori che mi si adagia accanto; la spoglio lentamente, visibilmente preso dalla situazione; anche Lori è presa – le immagini lo evidenziano – e dopo aver dato un’occhiata provocante alla telecamera, mi abbassa calzoni e mutande prendendo in bocca il mio membro eretto. Io ora sono in piedi e la prendo per i capelli guardando a mia volta l’obiettivo con un ghigno malizioso. Staccatola dal mio cazzo marmoreo, le strappo la camicetta; sotto non porta reggiseno e mi attacco a quelle tettine perfette, succhiando da quei capezzoli che sembrano due chiodi. La scopo per un po’ a pecora, passiamo quindi ad un paio di altre posizioni per concludere con lei che mi monta dandomi la schiena. Poco prima di venire, Lori dice sia a me che all’obbiettivo di aspettare un attimo. Si stacca dal mio cazzo, prende in mano la telecamera e filma l’eruzione di sperma che mi finisce addirittura in faccia. “Questo film sarà un successo” esclama dopo aver spento la camera.
La sera dopo eravamo tutti riuniti nel bungalow delle animatrici del camping. Ci passavamo una canna dietro l’altra. Ad un certo punti dissi ad Anita, l’animatrice di Banana, che avevo una cassetta del concerto di Vasco registrata l’anno prima al suo concerto e volevo mostrarla. Lei inserì la cassetta nel registratore e partirono le immagini dell’infuocato amplesso tra me e Lorenza. Inizialmente rimasero tutti senza parole e rivedendomi sullo schermo, al centro dell’attenzione, mentre scopavo, iniziai a provare un po’ di vergogna, ma vedendo Lori che si divertiva come una matta per lo scandalo suscitato, misi da parte l’imbarazzo e cominciai a prenderci gusto anch’io. Tra l’altro percepivo una crescente eccitazione nella mini platea, eccitazione che stava prendendo il posto dell’incredulità.
Quando il video finì, gli applausi scrosciarono e Banana, infoiato come un facocero in calore, propose di filmarci tutti mentre facevamo un’orgia, ma la proposta non trovò grandi consensi.
“Ascolta la mia di proposta invece” intervenne Lorenza. “Visto che abbiamo appurato che non c’è niente male in un video come questo; visto che rimarrà un gioco tra noi e visto che la cosa mi sembra piuttosto intrigante, perché non lo fate anche voi un video? Sculasòn con Paola, Banana con Anita, Piretti con Fabiola. O Roberta se preferisce. O entrambe. Chi vuole partecipare, partecipa. Insomma, facciamo un bel festival del porno, e alla fine la giuria decreterà il vincitore. In premio una pizza offerta alla pizzeria del camping.”
Guarda te questa, che tipa!, pensavo. Ma da dove salta fuori?
La sua proposta incontrò l’entusiasmo di tutti, a parte quello di Paola, che trovò l’idea della sorella “immorale e fuori di testa”. Alla fine parteciparono, oltre al nostro video, il video di Banana e Anita, quello di Piretti con Roberta, quello di Sculasòn che si masturbava visto il forfait di Paola, quello di Fabiola con Francesco, capo animatore del campeggio, e quello di Ileana e Barbara, animatrici bisex. Il giudizio decretato da noi spettatori fu univoco: nonostante la prestazione, impreziosita dalle dimensioni, di Banana e Anita, vinsero la pizza Ileana e Barbara. Due porche così accalorate non le avevo mai viste nemmeno nei film porno professionali.
Terminato il “festival” eravamo già agli sgoccioli della vacanza. Sapevo che con Lorenza sarebbe finita una volta rientrati alle nostre case però non eravamo dispiaciuti. Stavamo molto bene insieme, anche senza essere innamorati. In effetti, negli anni non l’ho più rivista, ma siamo sempre rimasti in contatto prima epistolare e poi epistolar-telematico. Per telefono ci sentiamo tuttora. In Lorenza, la pazza, provocante, intelligente Lorenza, ho trovato una vera amica. Anche più vera di quegli “amici all’occorrenza” che sono Sculasòn, il Profeta, Banana, Piretti e compagnia bella. Prima o poi andrò a trovarla a Empoli; da allora, da quella folle vacanza in Sardegna, mi ha raccontato di avere avuto tante storie con tanti uomini, ma io sono stato “il più buffo di tutti” mi ha confessato. All’inizio non sapevo se esserne lusingato o meno; ho optato per il complimento. Perché come ci siamo divertiti in quei quattordici intensissimi giorni sardi, lo sappiamo solo noi…
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12/10/2009
L'incidente
L’INCIDENTE

Quando ci ripenso un’espressione ironica mi si stampa sul viso, ma un osservatore attento noterà che l’ironia è solo uno strato di cerone per mascherare questo pensiero: “Che coglione sono stato a perdere la “bussola” per una simile idra!”
L’avevo conosciuta a una cena a casa di mia cugina Rachele e proprio lei, Rachele, mi aveva presentato Jane strappandola letteralmente dalla sedia mentre stava per sedersi a tavola. “Jane ti presento Tony…” disse tutta baldanzosa mia cugina con la speranza di appiopparmi l’amica.
“Ciao Jane, ma lo sai che sei uguale a…” attaccai.
“Michelle Pfeiffer! Lo so, me lo dicono tutti” concluse lei.
Rachele e Jane erano entrambe hostess di terra, colleghe all’aeroporto di Babele. Jane si era trasferita da Urbe da qualche mese ed era intenzionata a mettere radici nella mia città perché, diceva accompagnando la battuta con una gran risata, amo Babele e tutti i Babbei. Rachele mi aveva fatto accomodare accanto a Jane e per tutta la sera avevamo praticamente escluso gli altri setto o otto commensali intavolando una discussione sui nostri sogni e progetti futuri. Nonostante la diversità di carattere, di opinioni e di stile di vita, sembravamo in perfetta sintonia emotiva. Quando la serata si concluse, salutai Jane provando una gioia intensa dentro di me, come raramente avevo provato.
Questo dunque fu l’incipit di una storia che durò alcuni mesi. Più passava il tempo, più mi innamoravo, ma allo stesso tempo mi sorgevano dei dubbi. Valli a capire i meccanismi del cuore! Jane si rivelò presto una persona snob, cinica e arrivista; criticava con sempre maggiore acredine il mio stile di vita bohemien e derideva i miei sogni. Iniziò presto a chiamarmi solo per passare qualche ora di sesso e arrivò a dirmelo senza neppure troppo tatto: “Mi piace solo come scopi Tony, per il resto non siamo proprio compatibili e tu sei un perdente.” Io ero talmente drogato di Jane che mi accontentavo di mendicare un po’ di sesso e passavo sopra qualunque insulto mi rivolgesse, pensavo perfino che pur di stare con lei mi sarei fatto addomesticare. Ma un giorno, grazie a pio, mi svegliai dal sonno della ragione (o del cuore) e mentre ero all’aeroporto dove ero andato a prenderla per trascorrere una notte di sesso, la vidi venirmi incontro dall’alto della sua passerella spocchiosa e un’immaginaria secchiata d’acqua gelida mi colpì: “Io sono proprio un babbeo e tu sei solo il più assurdo incidente di percorso della mia assurda esistenza” le dissi. Lei neanche si scompose. Mi guardò come fossi uno zero assoluto, girò i suoi tacchi alti e uscì rumorosamente dalla mia vita.
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29/09/2009
L'ultima apparizione di Tony.
Per chi non lo sapesse, Tony, oltre ad essere un incallito sciupafemmine, un cleptomane librario e un appassionato cinefilo pornografico, quando non è in giro per il mondo, si diletta ai fornelli. Lo potete ammirare, in questa foto che definirei storica per la sua rarità (un po' per snoberia un po' per pigrizia e un po' per impegni ricorrenti non ama molto mostrarsi in pubblico ora che orde di fans lo assalgono ogni qualvolta mette il naso fuori di casa), dopo aver preparato una cena prelibata (e pepata) ad alcuni amici. A detta di molti il buon Tony è un cuoco provetto, anche se c'è chi dice che ricorda un po' Ugo Tognazzi: un grande appassionato ai fornelli, ma uno chef mediocre. Ottimo invece come assaggiatore e soprattutto bevitore! Grande Stantuffo.
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12/08/2009
MARIA
Questo racconto inedito intitolato "Maria" è stato scritto dalla premiata ditta Manservisi/Stantuffo e presentato per la prima volta all'Erzen Beer 2009. Nell'attesa di rivedere presto Tony, spero di farvi cosa gradita omaggiandovi di questa storia stantuffiana...
Le domeniche di quella lontana estate eravamo soliti trascorrerle al Fiume. Non ricordo nemmeno più come si chiamasse quel torrentello agonizzante; ricordo solo che era dalle parti di Sasso Marconi e la gente che trascorreva sulle sue rive pietrose i weekend era sempre numerosa. Solitamente partivo dal Paesello con Banana, Rutto e il Barone. Guidavo io perché ero l’unico con la patente, presa nel febbraio di quell’anno insieme a Turkylmaz, che il giorno in questione era anch’esso con noi pur essendo un saltuario frequentatore del Fiume. Me lo ricordo perché fu lui a dire: “Hei boys, guardate che bel fighino quello là! Quasi quasi vado a provarci.”
Il buon Turkylmaz, timido come un leone affamato che sta per avventarsi sulla sua preda, partì alla carica di questa ragazzina che sedeva su un telo da mare a qualche metro da noi e giocava a carte con una bimba di circa sei anni, presumibilmente la sorellina. Noialtri intanto lo osservavamo dalla nostra postazione, fumati e bevuti come sempre quando Banana era in vena di rullare razzi a ripetizione e Rutto stappava una Heineken dietro l’altra. A quell’ora prossima al tramonto, il grado di cottura dei nostri cervelli era già stato superato da un po’ e mentre l’amico marpione era all’opera, commentavamo il suo modus operandi facendo battute stupide e sghignazzando inebetiti dall’hascisc. La ragazzina dava corda a Turkylmaz e parlava con lui come se lo conoscesse da tempo; ogni tanto entrambi si giravano a guardarci e ridevano. Pensai che il Turco, com’era suo solito fare per sbarazzarsi della concorrenza quando eravamo insieme e voleva intortare qualche ragazza, ci stesse sputtanando. Dopo un po’ tornò alla base.
“Mango!” disse stappandosi l’ennesima birra della giornata. “La bambola dice che l’unico tra noi ad avere la parvenza di un principe e non di un rospo sei tu. Simpatica eh?!”
“Stronza!” rispose il Barone.
“In gamba la pupa” ribattei.
“Perché non vai al suo castello oh bel principe?” propose Turkylmaz. “Secondo me te la trombi di sicuro.”
“Naaa, sono troppo fatto. Farei solo la figura del coglione” dissi.
In realtà non ero poi così fatto. La verità è che quella ragazzina era così carina che mi metteva soggezione e nonostante tutto quel fumo e quella birra in corpo ero intimidito. Dopo aver preso la mia razione di insulti per essere “non un coglione ma un coglionazzo che non sa sfruttare le occasioni che la vita gli porge su un piatto d’argento” (parole testuali di Banana), facemmo su teli, cartacce e vuoti di birra e messi gli zaini in spalla ci dirigemmo verso la mia Golf.
Dopo qualche decina di metri, tutti intenti a non inciampare nell’attraversare il letto secco e pietroso del Fiume, sentimmo un’esile vocina femminile intimare: “Scusa te! Fermo là, mia sorella ti vuole dare questo.” Era la bimba.
Aprii il foglietto piegato a metà che mi porgeva e lessi:
Chiamami ti prego!
694 89…
Maria
“Grazie” dissi. “Di’ a tua sorella che lo farò sicuramente al più presto.”
Con un sorriso candido la simpatica bambina corse via tra i sassi agile come un topolino.
“C’hai tutte le fortune di questo mondo te!” disse Banana.
All’epoca non c’erano ancora i cellulari o se c’erano erano in pochi a possederne uno. Il giorno seguente chiamai a casa Maria.
“Pronto, c’è Maria?”
“Chi la cerca?” rispose una suadente voce femminile.
“Sono… sono… un amico.”
“Un attimo che la chiamo.”
Rimasi in attesa un paio di minuti, poi una voce trafelata rispose.
“Sì? Chi sei?”
“Ciao Maria, sono Mango, cioè Manuel, Mango per gli amici. Sono il ragazzo del Fiume…”
“Ciao Mango! Posso chiamarti Mango vero? Sono così felice che mi hai chiamato. Scusa se ho il fiatone ma ero sotto la doccia e sono corsa al telefono sperando proprio fossi tu.”
“Sarei stato un pazzo a non chiamarti, sei così carina!”
“Che dolce che sei! Senti, ti andrebbe di vederci una di queste sere?”
Ammazza quant’è sveglia la ragazza, pensai. “Certo” dissi. “Quando sei libera?”
“Anche stasera se per te va bene.”
Arrivai sotto casa sua alle sette meno un quarto, anche se l’appuntamento era per le otto. Attesi fumando una sigaretta dietro l’altra e scolandomi tre Ceres in un bar vicino. Maria abitava appena fuori il centro di Bologna con mamma, sorella minore e nonni materni. Quando scese dal terzo piano della sua palazzina, io ero leggermente ubriaco ma la sua vista mi diede una tale scarica adrenalinica che tornai immediatamente sobrio.
“Ciao bel biondo” esordì Maria.
“Ciao morettina! Allora, che si fa?”
“Come che si fa? Sei tu il cavaliere: decidi tu!”
“Mmm… Se vuoi ti porto dalle parti del Paesello.”
“Ok, basta che non facciamo tardi perché mamma vuole che sia a casa per mezzanotte.”
“Mamma apprensiva eh?! E papà cosa dice?”
“Papà se ne è andato di casa da due anni.”
“Oh mi dispiace! Neanche ti ho conosciuto che già parto con una gaffe.”
“Non ti preoccupare, sono cose che capitano. Lui e mamma litigavano sempre, ora sono sereni entrambi: hanno fatto un affare a lasciarsi.”
Ebbi la sensazione che Maria fosse una ragazza molto più matura della sua età e il prosieguo della nostra conoscenza me lo confermò. Intanto quella sera andammo a bere qualcosa al Gang Bang, il pub più famoso del Paesello e dintorni, di proprietà di Tony Stantuffo, zio del mio amico Banana. Io presi un Double Anal, la specialità del locale, un intruglio di gin, noce moscata, whisky, latte e salsa di pomodoro, mentre Maria si accontentò di un Pissing, traduzione stantuffiana di una birra media chiara.
“Cosa fai nella vita Mango? Studi?” mi chiese Maria guardandomi trasognata.
“Ho finito l’anno scorso la scuola alberghiera a Rimini. Adesso lavoro al Turtlèn, lo conosci? E’ uno dei ristoranti più rinomati di Bologna…”
“Davvero?! Ci sono stata un paio di volte con papà e mia sorella Alice. Ma non ti ho mai visto.”
“Beh, sai, sono cuoco e la cucina è il mio regno. Difficile mettere la testa fuori durante le ore di maggiore afflusso.”
“Pensa te, un cuoco! Deve essere un lavoro interessante. Quindi il Turtlèn è tuo?”
“In pratica sì. Il proprietario è mio padre, che fa il sommelier. Mentre mia mamma lavora con me e mia zia in cucina. E’ un ristorante a gestione familiare e da un paio di decenni va alla grande.”
“Non vedo l’ora di tornarci e assaggiare le tue specialità.”
“Oh, spero di vederti presto. E tu cosa fai?”
“Studio alle Magistrali di San Lazzaro. Sono al quarto anno. Voglio fare la maestra.”
“Ti ci vedo. La maestrina più bella del Bolognese!”
A quel punto Maria mi prese in contropiede. Avvicinò la sua sedia alla mia (eravamo a un tavolo appartato del giardino estivo del Gang Bang) e mi diede un bacio appassionato. Le nostre lingue guizzarono veloci, duellando bramose l’una contro l’altra. Quando dopo un tempo che mi parve non tempo ci staccammo ero frastornato. Anzi no, ero innamorato.
Le settimane successive confermarono quella sensazione iniziale: ero davvero innamorato. Cotto. Passai l’estate più bella della mia vita dove ebbi modo di conoscere bene la mamma di Maria, che si chiamava Rachele ed era sensuale come la voce che mi aveva risposto la prima volta che chiamai a casa la figlia. Non impiegai molto a diventare il compagno di giochi preferito della sorella Alice e una specie di nipote acquisito per i due nonni. Divenni in breve uno di famiglia e quell’agosto convinsi senza fatica Rachele a portarmi la figlia in vacanza una settimana all’isola d’Elba. Fu qui che feci l’amore per la prima volta con Maria, nonostante fossimo insieme da diverse settimane. Lei era vergine e voleva sentirsi davvero pronta prima di quel passo così importante nella vita di una donna ma anche di un uomo. Io avevo perso la verginità un paio d’anni prima con Annalisa detta Ninfogirl, viso noto ma soprattutto bocca nota in tutto il Paesello. Con lei avevano perso la verginità anche Banana, Turkylmaz e Rutto.
La prima volta con Maria fu splendida. Ho sentito spesso dire che per la donna non è il massimo. Per lei… per noi, lo fu. Eravamo nella camera del residence di Porto Azzurro dove allogiavamo e tornati da una cenetta romantica sul porticciolo, cominciammo lentamente a spogliarci l’un l’altra. Una volta nudi adagiai Maria sul letto e mi presi tutto il tempo di questo mondo, tanto non ci correva dietro nessuno. La leccai dal collo ai piedi, indugiando sui capezzoli scuri e appuntiti, le carezzai dolcemente l’interno delle cosce e le curve sinuose del sedere scultoreo; mi ubriacai con tutti e cinque i sensi di quel corpicino estatico, poi le alzai le gambe, penetrandola dolcemente. “Ti amo da impazzire Maria” le dissi. Il ritmo dei miei colpi rimase costante fino a quando sentii il suo corpo contrarsi e la sua bocca sussurrare quasi spaventata gemiti di piacere. Venni anch’io in un orgasmo dirompente.
Quella sera lo facemmo altre tre volte e ogni volta era meglio della prima. La nostra settimana trascorse così: un paio di ore di spiaggia il pomeriggio, poi chiusi in camera fino al pomeriggio dopo. Tornammo a casa felici e innamorati come in un film.
Maria era la mia prima storia seria. Non mi ero mai sentito così bene con una ragazza, con lei vivevo in una specie di limbo e ripensandoci non sono mai più arrivato a sfiorare così da vicino la felicità totale nella mia vita. Veniva spesso con i nonni, Rachele e Alice a mangiare al Turtlén e io davo il meglio di me nel preparare piatti deliziosi. Ogni domenica andavo io a pranzo a casa sua, e la nonna si divertiva a cercare di scopiazzare le mie ricette, ottenendo spesso risultati tutt’altro che entusiasmanti.
La favola finì in modo traumatico una sera di dicembre. Tornando dal ristorante verso la mezzanotte di un sabato sera, mi ero fermato a casa di Maria per lasciarle uno sformato di formaggio che ritenevo una delle mie migliori specialità. Sapevo che la mia ragazza era a casa di amiche a fare un pigiama party, ma ero d’accordo con lei che l’avrei lasciato alla madre. Alice e i nonni erano in montagna a trascorrere qualche giorno sulla neve. Suonai al citofono.
“Ciao Mango, sali pure” rispose Rachele con quella sua voce provocante.
“Accomodati pure sul divano” disse dal bagno una volta entrato. “Io mi do una rinfrescata e sono da te.”
Dire che Rachele era una bella donna sarebbe sminuirla. Rachele era una donna da sogno: mora, alta, con un seno piccolo ma modellato su un corpo ben proporzionato, lo sguardo magnetico e il fascino della donna che sa di poter rendere un qualsiasi uomo il suo zerbino. Nonostante fossi innamorato perso di Maria e mi ritenessi assolutamente fedele, avevo spesso fantasticato sulla mammina quarantenne che dimostrava sì e no venticinque anni.
Mentre aspettavo sul divano, Rachele si presentò in vestaglia con due gin tonic in mano. Iniziammo a parlare della mia relazione con Maria che filava a gonfie vele, dei nostri progetti, dei sogni, eccetera. Rachele era seduta davanti a me e la corta vestaglia metteva a nudo le sue gambe abbronzate da qualche seduta di raggi uva. Ogni tanto mi cadeva l’occhio ma cercavo di rimanere concentrato su quello che dicevo e che mi diceva. Finito il primo gin tonic ne preparò altri due e quando ritornò dalla cucina, questa volta si sedette al mio fianco.
“Posso fumare?” chiesi nervoso.
“Certo. Te ne prendo una.”
Fumammo per un po’ in silenzio, poi i nostri sguardi si incrociarono e fu l’inizio della fine… L’impulso fu improvviso e non riuscii a dominarlo: allungai il collo e la baciai aspettandomi un ceffone carico di conseguenze disastrose. Invece Rachele ricambiò con passione affondando la lingua nella mia bocca. Poggiai una mano sulla sua coscia e cominciai a carezzarla. Si aprì la vestaglia rivelando il suo irresistibile corpo nudo, poi scese a sbottonarmi i pantaloni mentre io mi ero stravaccato sul divano. Prese in bocca il mio pene turgido e lo leccò con bramosia, lavorando con esperienza alla base del glande, scendendo delicatamente alle palle per poi risalire rapida in punta. Non volevo venire a quel modo, così la tirai su per i capelli e me la misi cavalcioni succhiando avidamente dal suo seno. Cominciò presto a gemere dicendomi cose che non mi sarei mai aspettato da lei, ma che mi fecero eccitare ancora di più.
“Dai sfondami mio bel puledrino! Dai spacca la figa a questa vecchia giumenta in calore… Uh, sì… dai… dai…”
Maria entrò mentre l’orgasmo della madre era all’acme e io, tirato fuori in fretta il mio pene dalla sua vagina, le venivo sulle tette.
Non entrò materialmente, entrò nella mia mente, con un fragore esplosivo. Mentre giacevo sul divano con Rachele sudata e ansimante al mio fianco, ebbi un attacco di panico. E adesso?, mi dissi.
“E adesso?” chiese Rachele.
“Che cazzata abbiamo fatto!”
Passammo diversi minuti in silenzio, poi di punto in bianco la mamma di Maria scoppiò in un pianto a dirotto, con singhiozzi che facevano tremare il mio braccio destro, braccio al quale era letteralmente aggrappata. Ricordo che provai una ventata di dispiacere per lei, perché mi resi conto di quanto dovesse sentirsi sola, nonostante avesse due figlie meravigliose, genitori su cui fare affidamento e un lavoro importante come manager di un’azienda. Da troppo tempo l’amore di e per un uomo latitava nella sua vita. Circostanze particolari ci avevano portati a quella situazione, dove una donna indebolita per mancanza d’amore si era lasciata andare travolta dalla debolezza di un ragazzo immaturo che ancora non conosceva il valore vero dell’amore.
“Senti Manuel.” Di solito mi chiamava Mango; quel Manuel era già un segnale delle macerie che aveva lasciato il terremoto. “Cerchiamo di dimenticare questa sciagurata notte, ok? Io non so come potrò più guardare negli occhi mia figlia, ma dobbiamo fare il possibile per cancellare questa follia.”
“Sono d’accordo. Non sarà facile. Non so se sarò così bravo a mascherare l’accaduto nei miei comportamenti futuri. E comunque ti chiedo scusa. Se non fossi stato io a…”
“Sarei stata io! Non metterti ulteriori paranoie, quello che è accaduto è accaduto perché l’abbiamo fatto accadere in due. Le persone fanno tanti sbagli nella vita, sapessi quanti ne ho commessi io. L’importante è trarre insegnamento da questi sbagli…”
“Già.”
Mi misi a sedere poggiando i gomiti sulle ginocchia e affondando le mani nei capelli, mentre Rachele fumava nervosamente una sigaretta. Il silenzio stava parlando per noi.
“Allora vado” dissi.
“Ciao Manuel. E non tradire mai mia figlia.”
La storia con Maria durò ancora tre o quattro mesi. Inutile dire che il nostro rapporto cambiò dopo l’incidente con Rachele. Divenni scostante, nervoso, a volte persino sgarbato. Eppure le volevo un bene dell’anima. La mia sensibilità aveva subito un danno irreparabile tradendo la mia ragazza con sua madre; facevo fatica a sostenere il suo sguardo e cominciai a diradare le mie presenze a casa sua. Anche se non me lo disse, so che Rachele mi fu grata per questo, ma Maria soffriva e io molto più di lei. Mi buttai a capofitto nel lavoro e cercai un palliativo nell’alcol. Passavo le giornate a inventare nuove specialità da proporre ai clienti del Turtlèn e una volta chiuso il ristorante, filavo al Gang Bang a ubriacarmi. Quando mi accorsi che le strade erano solo due, e cioè raccontare tutto a Maria o lasciarla, optai per la seconda perché per quanto una figlia possa essere intelligente e incline al perdono, non potevo immaginare il danno psicologico che una simile rivelazione avrebbe avuto su una ragazzina di diciassette anni innamoratissima di me e che stravedeva per la madre.
“Non sono più sicuro della nostra storia, ho bisogno di stare da solo per un po’” dissi a Maria una sera dopo che avevamo fatto l’amore a casa mia.
Eravamo a letto. Lei sorrise come se si aspettasse quella notizia da un momento all’altro.
“Sei cambiato Mango, lo so che da un po’ di tempo a questa parte le cose tra noi non vanno più bene, ma io ti amo, lo sai. E io so che tu mi ami. Se hai qualche problema, di qualsiasi cosa si tratti, possiamo parlarne. L’amore serve anche a questo. Cosa c’è che ti turba Mango, vuoi dirmelo?”
“Non c’è niente Mary…”
“Mi tradisci?”
Qui ebbi un tuffo al cuore; sperai di non arrossire per non insospettirla ulteriormente, ma quando mi resi conto che stavo cambiando colore reagii con violenza.
“Non dire cazzate dai” dissi respingendo le sue coccole sotto le coperte.
“Sai Mango, io credo di conoscerti abbastanza bene e non credo che tu mi tradiresti mai, anche se potrebbe capitare a chiunque. Credo anche che probabilmente non ti perdonerei. Ma credere non è sapere. Io so solo che ti amo. So anche che così non possiamo continuare.”
Un groppo mi stava salendo in gola; nonostante cercassi di controllarmi gli occhi mi si inumidirono e le guance mi si rigarono. Rimasi in silenzio mentre Maria si rivestiva.
“Come vuoi amore” disse infine. “Come vuoi…”
Mi alzai dal letto. Ci abbracciammo e Maria cominciò a piangere, singhiozzando proprio come la madre quella sera maledetta sul divano. La strinsi forte ma non ebbi il coraggio di dirle che la amavo. Era vero, ma dirglielo mi sembrava la cosa più ipocrita che potessi fare in quel momento. Mi baciò sulla guancia e scappò via, lasciandomi per sempre solo.
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31/07/2009
Cartoline da Cuba
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03/06/2009
Dalla quarta di copertina:
Tony detto Stantuffo, così ribattezzato da una sua amante dopo una notte di sesso “ispirato”, si trova a dover fare i conti con un misterioso quaderno rosso che ricompare a più riprese durante il cammino della sua vita. Nel frattempo attraversa le tappe esistenziali in compagnia dei suoi amici balzani e delle sue passioni: bere birra, guardare film della sua eroina Selen e rubare libri nelle librerie e biblioteche di Babele e zone limitrofe. Basterà a Tony l’incontro con il guru “Colui che indica la luce”, santone della setta ravaiana, per risolvere l’enigma racchiuso tra le pagine del quaderno rosso? Dopo una vita dissoluta, trascorsa credendo di essere sulla “retta via”, saprà…
Il quaderno rosso, surreale trasposizione su carta del lato più anarchico dell’autore, racchiude un segreto che riguarda ognuno di noi.
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25/05/2009
Dove acquistare IL QUADERNO
Riporto qui sotto tutti gli indirizzi dove potete trovare "Il quaderno rosso". Ma se abitate nei pressi di Babele, vi consiglio di contattare direttamente l'autore tramite gli indirizzi di posta elettronica che trovate nel suo sito www.dottormanser.it, oppure chiamandolo direttamente al numero 328 3783357. Un saluto da Tony.
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09/04/2009
Copertina
Ecco a voi in anteprima la copertina del libro. Vi piace? Se volete lasciare un parere ne sarò felice. Ci sentiamo presto per le prossime news promozionali. Vi ricordo che il libro sarà prontro entro il 20 maggio. Ciao cipputi!

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28/03/2009
Aneddoti (I)
Pochi sanno (almeno ho sempre sperato fossero pochi a saperlo) che quando stampai per mio conto le prime 50 copie-lancio della prima stesura di “Tony Stantuffo”, organizzai una comico-fallimentare presentazione nel noto locale Sirius di Volta Reno alle porte di Castello d’Argile. Insieme ai gestori del pub avevo preparato la serata in maniera impeccabile: allestimento del palchetto con divanetto e scenografia adatta, ambiente reso caldo e al tempo stesso “culturale” con quadri del mio amico Marco “Zizza” Rossi appesi alle pareti, promozione mirata tramite volantinaggio, band musicale di Leo Biondi con il compito di aprire la serata e attirare ancora più gente. Insomma, tutto era stato curato nei minimi dettagli per realizzare una serata indimenticabile. E infatti lo è stata, indimenticabile, per quelli che erano venuti a vedermi. Solo io avevo dimenticato tutto…
Per chi non lo sapesse (e ormai poco importa che lo sappiano dieci persone o diecimila), quella sera, giovedì 2 dicembre 2004, mi presentai al Sirius un’oretta prima della mia performance che doveva appunto seguire quella del gruppo musicale. Sentendo che la tensione per l’imminente intervento aveva superato limiti accettabili, mi feci un paio di calici di muller thurgau, ma visto che l’ansia da prestazione non scemava, aggiunsi un paio di Negroni. Niente. Mi sentivo strano ma ancora agitato. Un altro paio di Negroni e succede il patatrac…
Da qui in poi non ho più ricordi. Quello che accadde mi venne raccontato il giorno dopo dai miei amici che assistettero alla scena bukowskiana. A un certo punto avevo iniziato a “sbarellare” insultando le cameriere che non mi volevano più dare da bere e gli amici che sedevano al bancone con me. Due amici mi sequestrarono le chiavi della macchina e mi portarono a casa, mentre nel locale la band aveva finito di suonare e tutti si chiedevano dove fosse finito Simone… o Tony. Avevo allestito un grande spettacolo per poi rovinarlo sul più bello. Non potrò mai sdebitarmi con i proprietari del Sirius per averli messi in imbarazzo a quel modo. Oppure potrò… Magari quando uscirà “Il quaderno rosso” e mi presteranno il pub per una presentazione. Questa volta però non farò cazzate. Almeno spero.

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21/03/2009
Ultimissime
Tra pochi giorni potrete vedere in anteprima, solo qui nel blog di Tony, la copertina de Il quaderno rosso. Le bozze riviste e corrette sono già state rispedite all'editore che è passato all'impaginazione. Manca quindi davvero poco all'uscita delle avventure del mitico Stantuffo. A presto cipputi!
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23/02/2009
Da Tony a "Quaderno rosso"
Come avrete notato, se siete frequentatori di questo spazio dalla sua nascita, il blog di Tony è cambiato. Il motivo è molto semplice: presto uscirà il suo libro intitolato “Il quaderno rosso”, edito da La Riflessione di Davide Zedda, editore cagliaritano che mi ha contattato qualche settimana fa proponendomi la pubblicazione di quella che considero la mia opera più stravagante e visionaria. L’ho scritta nel 2004 e nel corso del tempo ho provato a proporla a diverse case editrici, ma nonostante avessi ricevuto proposte anche molto allettanti, non era ancora il momento di divulgare l’ars stantuffiana per il mondo. Quel momento è giunto ora. La scintilla che mi ha fatto optare per “ La Riflessione ” è stata la lettera inviatami proprio alcuni giorni fa: “La nostra redazione ha completato l’analisi del suo lavoro e ad unanimità ne ha dato parere positivo. L’opera è di grande spessore narrativo, fortemente figurativa, viva, concreta, una delle opere nel genere che maggiormente ci hanno colpito negli ultimi anni e che siamo sicuri incontrerà il sostegno del pubblico.” Parole che reputo sincere scritte da una redazione composta da persone serie. Ma che se anche non dovessero esserlo – sincere – non ha importanza. Il mio alter ego Tony conosce il suo valore, o perlomeno è abbastanza presuntuoso da convincersi di avere un certo valore. Cosicché ha deciso (Tony, cioè io, cioè quello che sarei io nel libro ma che poi non sono nella realtà… insomma, IO-NON-IO) che il treno andava preso al volo. Questo è l’importante. Ora il blog (dopo avervi dato qualche assaggino qua e là delle doti dell’italico Stantuffo) seguirà tutte le fasi della pubblicazione e una volta uscito diverrà il motore principale della promozione del libro stesso. Seguitemi dunque. A prestissimo.
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11/02/2009
Importanti novità!!!
Non mancate di seguire il blog nei prossimi giorni. Tony ha una GROSSA novità per i suoi fans!
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05/02/2009
Facetony
Tony Stantuffo è ora anche su "Feisbuc"... Amicatevelo!
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30/01/2009
Tony presto su Facebook
Sono venuto a sapere da fonti attendibili che presto Tony Stantuffo si iscriverà a facebook, l'ormai quasi stucchevole socialnetwork che sta spopolando nel mondo web. Se anche voi siete iscritti, non mancate di proporgli la vostra amicizia: lui accetta tutti, soprattutto se siete di sesso femminile e disposte a trascorrere qualche oretta ludica con lo stantuffo nazionale. Non appena sarà iscritto vi informerò prontamente. Anche su facebook il buon Tony non mancherà di stupirvi! A presto.
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16/12/2008
Lassativi
Un affezionato lettore di "Tony Stantuffo" (solo vagamente somigliante al Dottor Manser) ha inviato questa foto che lo ritrae intento nella lettura di una delle rare copie delle avventure di Tony stampate abusivamente e in tiratura limitatissima qualche anno fa. Il collezionista ha commentato: "Nessun libro che ho letto nella mia vita ha le proprietà lassative che ha questo. Altro che Gutalax!" Beh, almeno qualche reazione la provoca...
13:09 Scritto da: skreta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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