Giu 28, 2011 - Senza categoria    No Comments

7 MODI PER MORTIFICARE MISTER T.

Il sesso è fatto di equilibri sottili che fanno spesso la differenza; come succede a certe menti geniali capaci di toccare apici di eccellenza con la stessa facilità con cui possono rasentare la più pura mediocrità, “creare” la scopata perfetta richiede applicazione, passione e talento oltre ad un’ovvia complicità mentale e fisico-erotica con il partner. Lasciando perdere il discorso del sentimento (che lascio trattare al più esperto e forse ingenuo Dottor Manser), se anche un solo apparentemente insignificante ingrediente viene meno o eccede, ecco che la torta diventa immangiabile e quella che doveva essere panna montata, si trasforma in maionese rancida.

   Questo preambolo solo per dire che nella mia lunga esperienza di tombeur de femmes (e ancor più spesso tombeur da fame) sono incappato anch’io in debacle tobleroniche per colpa di equilibri che venivano meno, magari proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto. A volte basta un niente (o quel che sembra un niente, perché alla fine è il “tutto”) per trasformare quella che si preannuncia una gloriosa bombata in un’avvilente “ritirata”.

   Queste esperienze di sesso vissuto mi sono capitate veramente, e tutte hanno avuto la spiacevole conseguenza di trasformare l’eccitazione nel suo esatto contrario. Dunque ecco a voi alcune delle più spiacevoli sorprese che hanno fatto piegare (a volte per tutta la sera, altre volte solo per il tempo di riprendersi dallo “shock”) la testa a Mister Toblerone, sette modi infallibili per… mortificarlo.

1)      Laura B. Parlai con lei neanche dieci minuti a una festa all’aperto a casa di amici, poi com’è come non è ci ritrovammo nella mia macchina. Mister T. era già in assetto da guerra, ma quando questa apre la bocca per baciarmi, cazzo!, mi viene voglia di vomitare. Che c’aveva in bocca, topi morti? Beh, Tobler ha perso tutta la sua baldanza e io, dopo averla gentilmente scaricata, ho riavviato la macchina partendo a palla con il finestrino abbassato per andare al Gang Bang a farmi una flebo di Ceres…

2)      Giuditta L. La frequentavo da due settimane; mentre le ero sopra che fa questa? Non m’infila un dito nel culo?! “Porcoddito!” ho esclamato mentre sentivo Lui ammosciarsi penosamente. Serata in bianco…

3)      Marika. R. “Se un uomo non mi fa godere già alla prima chiavata non è un uomo, è una mezza sega!” Così si presentò al nostro primo incontro Marika. “Devo filtrare un po’ meglio le ragazze con cui esco” pensai dopo quell’esordio, ma ormai ero in ballo. La sera a casa sua cominciò a dirne di tutti i colori mentre mi montava a smorzacandela: “Dai fottimi stronzo! Chiavami gran figlio di puttana! Fammi godere, merda secca!(!)” Dieci minuti dopo uscivo da casa sua con l’etichetta di “super mezza sega”…

4)      Alice. L. Non feci nemmeno in tempo a presentarle Mister T. Si tolse le scarpe nella sua tenda al Camping “Violetta” e me la diedi a gambe! L’odore può anche eccitare, ma quando è troppo è troppo!

5)      Virna. G. “Posso cagarti sul petto? Mi eccita da matti” mi chiese durante i preliminari Virna. Et voilà: defaillance improvvisa di Mister T. che non volle più saperne; però la feci godere lo stesso pisciandole in faccia.

6)      Sandra U. Con Sandra ebbi solo un attimo di smarrimento quando alzando le ascelle mi mostrò due foreste vergini. I corpi cavernosi rimasero abbastanza rigidi, però Diocantante!, certi particolari come ho detto SMONTANO, eccome.

7)      Glenda O. Stavamo venendo insieme dopo una memorabile cavalcata… “Sì sì sì sposamiiiii!” gridò questa all’apice dell’orgasmo. “Nooo!” feci io notando Mister T. che si rifiutava di dare soddisfazione anche a me e rimpiccioliva sempre più nel buio e umido antro là sotto.

Conclusione: ognuno ha i suoi gusti e le sue perversioni; tutto è lecito quando due persone sono consenzienti e mature, però cari cipputi miei, come avete visto, io e il mio alter ego Mister T. siamo molto sensibili a certe situazioni. Alla prossima e intanto fate tanto sesso se potete.

 

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Giu 7, 2011 - Senza categoria    No Comments

IL MITO DI STANTUFFO

Quando ero poco più che un bambino, per la piazza e le vie del quartiere dove vivevo girava la leggenda di Tony detto Stantuffo. Si diceva che ovunque mettesse piede, le donne, come ipnotizzate, cadessero tra le sue braccia. Noi ragazzini lo osservavamo chiedendoci come potesse un ceffo così balzano attirare l’attenzione del gentil sesso, ma non era il suo talento da intortatore ad affascinarci, bensì ciò che si diceva sul suo conto in quanto amatore.

   “Tony? Socmel, quando tromba una figa la soddisfa per un mese!” affermava con una certa invidia Gino il fruttivendolo.

   “Oh!” esclamava Peppe il pizzaiolo, “una volta mi ha raccontato lo zio del cugino del nipote di Dulfèn che una sera ha scopato la figlia della sorella del farmacista per sei ore ininterrottamente.”

   “Io ho giocato a calcio con lui una volta” diceva Ubaldo del bar sotto casa, “e vi garantisco che uno con una minchia così dovrebbe solo fare il pornodivo.”

   “Già” lo spalleggiava Felice il beone, “per portare in giro quel cannone dovrebbero dargli il porto d’armi.”

   “Una sera ho visto la Bice uscire da casa sua” spettegolava Luciano il fornaio, “e, credetemi, le sorrideva anche il culo!”

   Zeno il tabaccaio, noto per le sue esagerazioni da mitomane, non mancava mai di raccontare che “Tony una sera se n’è fatte dodici una dopo l’altra.”

   Poldo della pompa di benzina all’angolo, altro tipo a cui piaceva pepare un po’ la realtà, assicurava: “Sì sì, l’ho visto con questi stessi occhi portare a cena la Bellucci. Quando lei lo ha riaccompagnato a casa col suo autista, gli è corsa dietro fino al portone in lacrime pregandolo di farle vedere ancora una volta il paradiso. Come non mi credete?! Ve lo giuro sulla mia ex moglie!”

   Persino don Marino, prete della chiesa di Santa Genoveffa (poi arrestato per esibizionismo alla scuola materna), ammirava Tony con queste parole: “Da piccolo, quando veniva in calzoncini corti d’estate all’oratorio si vedeva già quale grande dote avrebbe sviluppato crescendo…”

   E così pure noi pischelli crescevamo col mito di Tony Stantuffo.

   A ventincinque anni mi capitò di conoscere una ragazza che aveva avuto una storia abbastanza lunga con il vecchio Tony, che poi tanto vecchio non era perché aveva solo una decina d’anni più di me. Dopo un paio di settimane che ci frequentavamo la portai in camporella con il mio sgangherato Pandino bianco.

   “Mi spiace ma non mi sento molto bene” mi giustificai dopo che i preliminari stavano quasi nauseando entrambi e Lui, l’infame traditore, non voleva saperne di alzare la testa di un centimetro.

   “Non ti scusare, capita a tutti” mi rincuorò molto gentilmente Valentina.

   “Mah, conosco gente a cui non capiterebbe mai; il tuo ex per esempio…”

   “Chi, Tony?”

   “Già, Stantuffo!”

   “…”

   “Vedi Vale, se proprio devo essere sincero, l’ansia da prestazione unita al fatto che so che sei stata con quella sex machine di Tony, mi sta facendo un… brutto effetto.”

   “Certo che siete proprio buffi voi uomini!”

   “Sai cosa scriveva Daniel Pennac in un suo libro? “A qualsiasi uomo verrebbe duro, se non sapesse che agli altri uomini viene duro.” Sapere che è venuto duro a Tony e che tu sei stata con lui e che ora sei qui con me e che la mia Panda non è, metaforicamente parlando, la sua Ferrari… cioè, voglio dire… non che se dovesse alzare la testa sarebbe poi così Panda però…”

   “Oh mio Dio cosa mi tocca sentire!”

   “Noi omarini siamo fatti così.”

   “Eh lo vedo! Sempre a far paragoni, invidiare misure, prestazioni, durata, fisico… Che palle!”

   “Cos’hanno che non va le mie palle?”

   “Ma no, scemo!, dicevo che palle che fate venire con le vostre paranoie. Vuoi sapere una cosa? Sono stata con Tony due mesi; avremo fatto l’amore una mezza dozzina di volte o poco più e mai una volta che ho provato un orgasmo…”

   “!!!”

   “Avrà anche avuto un bell’uccello per i vostri parametri maschili. Anche a durata stava alla grande nei tempi, ma era rozzo come un gorilla in calore e soprattutto, non era entrato in sintonia col mio cervello…”

   “Davvero?” chiesi rasserenato, quasi mi avessero detto che dagli esami medici risultavo sano come un pesce mentre mi ero convinto di avere un tumore allo stadio terminale.

   “Davvero.”

   Lasciammo passare qualche minuto di silenzio, poi ripresi l’iniziativa. Avvicinai le mie labbra alla bocca di Valentina e mi lasciai andare. “Miracolo!” pensai. Lui stava alzando la testa e più la alzava più mi sentivo forte. Facemmo l’amore alla grande con grande appagamento di entrambi.

   Valentina disse: “Vedi babbeo, tu sei riuscito a entrarmi in profondità con il tuo Pandino, Tony con la sua Ferrari non mi ha per niente sorpreso. Spesso è una questione di testa il sesso per noi donne.”

   “Dai, magari più che una Panda è una Punto!”

   “Mamma mia, incurabile!” esclamò sorridendo Valentina.

   Tornando a casa pensai alla leggenda di Tony Stantuffo. Il suo mito non sarebbe stato scalfito dalle confidenze della ragazza, ma quella sera smontarlo mi aiutò a montarla. E questo è quanto.

  

  

Mag 11, 2011 - Senza categoria    No Comments

UN COMPLEANNO (MOLTO) SPECIALE

Questo racconto non è nuovo. Appare sul sito del Dottor Manser; l’ho rivisto e corretto per l’occasione, rendendolo un po’ più fluido e aggiungendo qualche battuta ironica. Inoltre mi sono divertito a cambiare i nomi dei personaggi con i protagonisti del romanzo “Il quaderno rosso”, opera in cui appare per la prima volta Tony. Lo inserisco di seguito perché lo definirei un classico della narrativa stantuffiana, una storia che ha ispirato anche – come noteranno i fan del Manser – il libro “La Grande Inculata” (Cicorivlta Edizioni, 2006). Gustatelo con calma: è una vera e propria prelibatezza! 😉

L’idea era venuta a Tony. Finalmente avrebbe potuto sdebitarsi con Lilli per tutti i favori che gli aveva fatto nel corso degli anni, favori che andavano dal prestito di qualche euro per una birretta, alle sigarette che puntualmente dimenticava di comprare, fino alle centinaia di fotocopie dei suoi racconti scadenti stampategli dall’amica durante le pause di lavoro alla “Computer Chez”. Oltre che in debito morale, si sentiva oberato anche da un discreto debito economico.

   Non appena Tony aveva proposto agli amici la sua idea, questi l’avevano accolta entusiasticamente mostrandosi subito eccitati e desiderosi di metterla in pratica. Il compleanno di Lilli sarebbe stato un evento indimenticabile!

   Doveva essere una festa per pochi intimi: oltre alla festeggiata, Tony aveva invitato Candido Smith, Zambo, Paolino Ragù, Actarus e Cicciobello. Quest’ultimo aveva prestato la sua casa di campagna per svolgervi la festa. Tutto era stato organizzato nei minimi particolari dal buon Tony. Lilli non sapeva assolutamente a cosa sarebbe andata incontro fra quelle quattro mura diroccate; era solo a conoscenza del fatto che un megaparty era stato predisposto in suo onore per festeggiare i ventidue anni.

   Alle ventidue esatte del ventidue ottobre la macchina di Lilli imboccò il vialetto sterrato che conduceva alla casa di campagna di Cicciobello, al numero ventidue di via Ventidue Centimetri. Gli amici la attendevano già alticci a causa dei numerosi bicchieri di vino e birra scolati in precedenza.

   Tony le corse incontro sorreggendo due calici di Moét & Chandon (aveva fatto le cose veramente in grande!); gli altri lo avevano seguito e tutti insieme avevano brindato alla felicità di Lilli con il classico “cento di questi giorni!”. Dopodiché Tony aveva preso in disparte l’amica e le aveva spiegato per filo e per segno quello che l’aspettava, quale meraviglioso regalo lui e i compagni intendevano farle.

   “Ma sei fuori?!” fu la prima reazione di Lilli.

   “Dai, non fare la figa bigotta e schizzinosa! Se ti lasci un po’ andare ti piacerà da matti.”

   “Tu ti sei bruciato il cervello con quelle merde di droghe e antidepressivi che prendi. Io non mi faccio sbattere da tutti voi!”

   “Guarda che mica ti stupriamo tutti insieme veh! Facciamo un po’ di sano up and down uno alla volta. Vedessi al piano superiore come abbiamo sistemato la camera da letto per questo avvenimento storico: una romantica alcova per i nostri goduriosi sollazzi!”

   “Non farò mai una cosa così, neanche se mi pagaste tutto l’oro del mondo…”

   A Tony bastò mettere sotto gli occhi di Lilli una canna di marijuana e la ragazza cambiò immediatamente idea. Dopo due tiri già non vedeva già l’ora di ricevere i suoi “regali” nella camera da letto.

   “Bene, va’ su e aspettaci. Noi decidiamo il nostro turno poi arriviamo uno alla volta” disse Tony con una certa impazienza.

   Mentre al piano di sopra Lilli pregustava in preda alla fattanza i momenti erotici che sarebbero seguiti, giù, gli amici, con i calici di vino e i boccali di birra sempre colmi fino all’orlo, discutevano su chi sarebbe stato il primo.

   “Io non me la sento ragazzi!” disse Tony. “Pensavo che ci sarei riuscito ma… sono troppo amico di Lilli per farlo.”

   “Ecco, sei il solito cacasotto!” lo aggredì Actarus. “Come sempre lanci le proposte poi ti tiri indietro.”

“Ehm, ehm, se non vi dispiace, ehm, vado io per primo” intervenne Zambo cercando di nascondere un sorriso malizioso mordendosi le labbra.

   Tutti lo guardarono e tutti furono d’accordo che sì, era giusto che andasse lui, ne aveva diritto più di chiunque altro. Dopotutto era stato insieme a Lilli tre anni prima che questa lo cornificasse con quel grassone brutto e puzzolente di Poldo Tuttacappella.

   “Se non lo faccio io” proseguì, “chi può avere il coraggio di farlo?!”

   Detto questo si precipitò su per le scale. Sotto erano tutti in silenzio davanti al fuoco che ardeva nel camino, troppo ubriachi per formulare qualche frase o pensiero e troppo curiosi di percepire qualche rumore proveniente dalla stanza da letto. Di fatti dopo poco… GNIC GNIC SBUM BAM BADABIM SBABUM… “AAAAAAAAAAH!”

   Un gemito squarciò la calma mista a tensione che stava permeando la saletta occupata dai cinque amici. Dopo dieci minuti Zambo scese, il sudore gli colava dal viso arrossato e stravolto.

   “Già fatto?” chiese Candido in tono ironico.

   “Che roba ragazzi! Ehm, le ho fatto vedere i sorci verdi” rispose Zambo.

   “Vai a cagare va’ là! Se ci hai messo due secondi!” lo stuzzicò quello stronzo di Actarus.

   “Ehm, ehm, vi assicuro che è stata una roba da urlo.”

   “Abbiamo sentito! Bene, adesso che il “lavoro sporco” è stato fatto, a chi tocca?” domandò Tony.

   “Vado io!” intervenne Actarus.

   Gli amici si guardarono perplessi. Trascorsero alcuni interminabili secondi di silenzio, poi toccò a Tony assentire per tutti.

   “Certo che con quel randello che si è portato appresso…” disse Paolino Ragù leggendo probabilmente nel pensiero degli altri. “Non sarà troppo grosso?”

   “Grosso o sottile, corto o lungo, per quello che dobbiamo fare va più che bene” rispose saggiamente Tony.

   Dopo qualche attimo infatti si udirono rumori violenti… SPACK TUTT KON STUKAZZ CHE MI RITROV e BADABIM e BADABAM… poi ci fu improvvisamente silenzio. Trascorse un quarto d’ora e Actarus ridiscese. Scoppiò a piangere.

   “Mi raccomando” riuscì a dire tra i singhiozzi, “che non si venga mai a sapere in giro!”

   “Tranquillo!” lo confortò Paolino. “Hai fatto il tuo dovere. Pensa a tutte le volte che quella zoccola ti pigliava per il culo solo perché sei bisex!”

   “Che iddio abbia pietà di noi!” gli rispose Actarus.

   “Amen!” ripeterono tutti in coro.

   Toccò poi il turno di Paolino. Dopo venti minuti lo videro precipitarsi giù dalle scale e correre fuori in mezzo al prato. Vomitò tutto il vino bevuto.

   “Ho sempre pensato a Lilli come ad un’amica senza mai immaginarla a quel modo là, ma così ragaz’… è veramente troppo!” disse una volta ripresosi.

   “Vai Candido, è il tuo momento!” avvertì freddamente Cicciobello.

   “Se lo viene a sapere mia moglie Cettina sono fottuto” dichiarò preoccupato il signor Smith.

   “Non lo verrà mai a sapere nessuno” affermò Tony solenne.

   Mentre Candido era su con Lilli, a Tony venne la curiosità di andare a sbirciare quello che combinava l’amico. Scostò di poco l’uscio della camera da letto e vide l’amico di spalle che inginocchiato ai piedi del letto assestava colpi ad un ritmo forsennato, tanto che ad un certo punto il parrucchino gli cadde per terra; non se ne accorse se non dopo aver terminato il lavoro. Intanto però anche Tony era corso fuori a vomitare…

   “Tocca a te Cicciobello!” disse nervosamente, quasi in tono di sfida Zambo che sapeva che l’amico era stato un ex amante della “sua” Lilli. “Fai presto che noi cominciamo ad apparecchiare la tavola.”

   Ciccio salì lentamente le scale, dinoccolato e sornione; pareva quasi di udire in sottofondo una qualche musica western di Ennio Morricone mentre avanzava. Tre quarti d’ora dopo si presentò giù con un largo sorriso beffardo stampato sul volto.

   “Il dado è tratto!, come disse una volta mia nonna mentre preparava il brodo per i tortellini” annunciò.

   “Bene” disse Tony, “vado a vedere a che punto è. Voi accomodatevi pure a tavola.”

   Si sedettero tutti intorno al tavolo mentre il fuoco ardeva ancora energico nel caminetto caliginoso conferendo alla stanza una calda e conviviale atmosfera.

   “Allora, chi vuole le cosce?” domandò Tony presentandosi con un lungo vassoio tra le mani. “E le chiappe?”

   Le varie parti della carcassa di Lilli erano sistemate tra patate e piselli sul vassoio. La testa decapitata stava nel mezzo della composizione culinaria preparata con scrupolo dagli amici; una mela le sporgeva dalla bocca.

   “Io prendo le tette” disse Candido. “Sono a dieta e con il poco che c’è vanno benissimo!”

   “Anch’io sono a dieta” gli fece eco Actarus. “Prendo il cervello!”

   “Lasciatemi i piedi!” gridò Tony. “Lo sapete che sono feticista.”

   “Io voglio un po’ di tutto!” urlò più forte Zambo.

   “Mi accontento di un pezzettino di… patata, poca però che ho appena sboccato” sibilò Ragù ancora sconvolto.

   “Per me un po’ di culo, please!” disse Cicciobello trattenendo una risata sarcastica. “Me ne ha sempre dato tanto, ma non mi sono ancora stancato…”

   Zambo lo guardò in tralice.

   Nonostante diete e stomaci sottosopra, i sei amici divorarono Lilli in un batter di ciglia. Finito il lauto banchetto, Candido, richiamando l’attenzione con un rutto fantozziano, disse:

   “Oh ragazzi, ci siamo dimenticati il brindisi. Tutti in piedi!”

   Si alzarono dalle loro sedie levando contemporaneamente i calici. Cicciobello si schiarì la voce e ieratico come mai più sarebbe stato in vita sua accomiatò l’amica-ex-amante:

   “A Lilli! Il suo ricordo rimarrà sempre… dentro di noi!”

   I bicchieri tintinnarono tra loro. Qualcuno esclamò: “Debito estinto!”

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Apr 29, 2011 - Senza categoria    No Comments

Lettera aperta

Caro amico, che segui con curiosità e simpatia il mio blog (mio e del mio mentore Dottor Manser), desidero scriverti due righe per motivare questa lunga assenza che ci priva della reciproca compagnia da settimane. Devi sapere che ogni tanto, interrompendo digiuni sessuali che con l’età si estendo sempre di più nel tempo, mi metto insieme a una ragazza; non lo chiamo fidanzamento perché solitamente non abbiamo un rapporto paritetico: lei si fidanza io mento! Ma l’impegno e la serietà che ci metto in quel solitamente breve lasso di tempo, lasciano poco spazio alla mia creatività. Se aggiungiamo poi che ho un obbligo morale che mi spinge a frequentare bar e bettole fino a notte fonda, capisci da solo che al momento sono prosciugato, mentalmente e tobleronicamente. Il mio Federicus Rex di moraviana memoria fagocita attualmente quella fantasia che quando è in letargo (Federicus-Toblerone) esplode invece prepotente.

Qualcuno mi credeva morto solo perché a Parigi, al Père-Lachaise è comparsa una lapide col mio nome già meta di pellegrinaggio da tutto il mondo. No amico, io sono ancora vivo. Perché vivo è Lui… e pulsante! La lapide è però realmente mia: l’ho acquistata per quando il mio corpo e il mio cazzo, quest’ultimo sede dell’anima, andranno in putrefazione. Con la mia società, la Stantuffo s.r.l. abbiamo già lanciato il business. Rende più un Tony morto che uno Stantuffo vivo. Società del “cazzo”, l’ho sempre detto. Comunque amico mio, impegni, bevute e scopate a parte, ti prometto che presto tornerò con qualche piatto pepato come piace a noi, eh, vecchio porcellino o maliziosa maialina chiunque tu sia! Sto persino pensando, insieme a Manser di riunire in un libro le mie peripezie erotiche; libro in collaborazione con il fumettista anarchico Simone Cortesi e la sua banda di scapestrati che allegherebbero ad ogni racconto le loro opere artistiche. L’idea mi inturgidisce la becca! Vedremo se il progetto andrà avanti. Per ora, un saluto e a presto.

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Mar 2, 2011 - Senza categoria    No Comments

IL FARDELLO

C’è chi dice che uno dei protagonisti di questo “ubriacante” libro sia proprio il vostro Tony Stantuffo, divenuto ormai icona nazionale e personaggio feticcio dell’autore Simone Manservisi. Qui lo trovate nei panni di un barista-filosofo sempre pronto a elargire birre insieme a consigli saggi. Non so dirvi se sia così, ma vero o no, vi invito caldamente alla lettura di questo romanzo breve, grottesco, surreale, illuminante per certi versi e paradigmatico di una condizione di schiavitù che aliena gli esseri umani nella società odierna. Richiedetelo all’autore o cercatelo su internet, in particolare nel sito www.ilfoglioletterario.it

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Gen 26, 2011 - Senza categoria    1 Comment

L’AMORE AI TEMPI DI YOUPORC

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Gianni e Laura stavano insieme da cinque anni ormai. Come in tutte le storie d’amore l’entusiasmo era un collante a prova di bomba agli inizi; la voglia di stare insieme era inesauribile e il sesso sembrava non bastare mai. Poi con il tempo erano arrivate l’abitudine, la quotidianità, la monotonia, la noia. Sotto i loro colpi impietosi il sesso aveva esaurito la carica iniziale e l’amore aveva vacillato. Dopo un lustro Gianni e Laura si… volevano bene e facevano l’amore circa un paio di volte al mese quasi fosse un obbligo, un lavoro non sempre divertente ma che andava fatto.

   Gianni faceva il programmatore di computer e anche quando tornava a casa la sera stava sempre davanti allo schermo. “Per lavoro” diceva a Laura, che spesso si ingozzava di patatine e cioccolatini davanti ad “Amici”, al “Grande Fratello” o ad altri relity. Puntuale come un orologio svizzero Laura andava a letto alle ventitrè, leggeva due o tre pagine di un romanzetto d’amore e si addormentava placida sognando spesso Johnny Depp che in panni pirateschi la rapiva e la portava in giro per il mondo a fare l’amore su isole incontaminate. La sveglia puntata alle sei e trenta la riportava alla dura realtà per andare a trascorrere otto ore alla cassa del Bennet.

   Gianni alle ventitrè era ancora nel suo studio. “Vengo tra un attimo amore” diceva alla compagna che si dirigeva in camera da letto. Spesso alle tre di notte era ancora collegato alla rete. Un’oretta almeno la passava su Facebook a chattare con amici e soprattutto amiche, ma la sua vera droga era Youporc. Non resisteva a tutti quei “threesome”, “lesbo”, “two girls with a tranny”, ecc. Di nascosto, tatticamente mimetizzato dietro la scrivania del suo studiolo, si sparava un paio di seghe a notte, ogni notte, senza che Laura sospettasse nulla. Qualche rara volta approfittava dell’eccitazione procuratagli dai video hard per andare a svegliare la compagna e finire il “lavoro” con lei, che seppur felice per gli attacchi di “fotta” dell’uomo, avrebbe preferito continuare a sognare il suo pirata giramondo.

   Erano almeno due anni che Gianni si era scoperto youporcdipendente. Intanto il tempo passava; i due fidanzati avevano persino programmato di sposarsi, dato che tutti i loro amici erano ormai “sotto contratto” e anche loro non volevano essere da meno in una società che sembra tutelare chi ha una fede al dito, senza rendersi conto che sovente proprio quell’anello incatena due polli in un recinto di astio, rancori, ansie e bugie. Quando si sposarono, dopo sette anni di convivenza, il loro amore iniziale era bello che sepolto da temo, ma loro neanche se ne erano accorti.

   Accadde esattamente sei mesi dopo le nozze, con le loro vite che filavano via quiete e piatte come sempre…

   Mancavano pochi giorni a Natale e Gianni era come sempre collegato a Youporc. Laura dormiva da un paio d’ore in quel letto matrimoniale che non era più teatro di rapporti sessuali da mesi ormai. Adesso, da qualche tempo, invece di arenarsi sul divano a guardare programmi insulsi dopo cena, la ragazza aveva preso l’abitudine di uscire qualche oretta la sera. “Vado da Sabrina a fare due chiacchiere” annunciava ad un distratto marito, che già pregustava una sega in santa pace senza timori di venir sorpreso. La moglie rincasava sempre prima di mezzanotte, salutava dall’ingresso Gianni e si infilava sotto le coperte. Di romanzi d’amore non c’era più traccia sul comodino e Johnny Depp non appariva più nel suo mondo onirico…

   Dunque Gianni stava saltando da un video di lesbiche a uno di fellatio, da due neri che trombavano una milf a un’orgia, da un trans con una coppia a una coppia di gay (ogni tanto per non mangiare sempre la solita minestra spaziava anche nel genere omosex maschile) quando incappò in un titolo che in un primo momento lo fece sorridere: “Laura and Sabrina fuck Mister Toblerone”. Nella schermata iniziale del video c’era un signore anziano sui settanta con un cazzo grosso come una melanzana e due donne di spalle che glielo leccavano. L’uomo aveva un cappello da pirata e una benda sull’occhio sinistro. Incuriosito da quell’immagine, cliccò sul video che risultava durare 23 minuti.

   Non appena riconobbe l’uomo, Gianni ebbe un sussulto. “Ma che cazzo! Quello è il vicino di casa di Sabrina!” esclamò. Lo conosceva bene: Luciano era un vedovo in pensione che aveva spesso lavorato nei paesi dell’est da giovane. Non sapeva di preciso cosa facesse, di sicuro aveva guadagnato parecchio nella vita. Qualche settimana prima era pure stato a casa sua a sistemargli il pc.

   Ora Luciano era lì seduto su un divano vestito da pirata. Poco dopo entravano in scena due donne e a quel punto lo stupore iniziale di Gianni divenne panico: sebbene coperte da una mascherina sugli occhi erano inequivocabilmente Sabrina e la “sua” Laura che subito si attaccavano al cazzo di Luciano-Mister Toblerone, trasformandolo da zucchina a melanzana nel giro di pochi secondi. La scena cambiava e si vedeva Laura leccare la passera di Sabrina mentre il vecchio pirata la incaprettava stantuffando il suo mostruoso attrezzo con foga da ventenne. L’audio rimandava allo spettatore gemiti di goduria genuina. La scena cambiava ancora e adesso era Sabrina che montava a smorzacandela (con schiena all’uomo, tipica posizione da film porno per la perfetta prospettiva della ripresa) mentre Laura leccava le palle di Luciano. Dal minuto 22 alla fine Mister Toblerone si masturbava fino a venire sulla faccia delle due donne coricate sul divano in attesa della sborrata.

   Chi avesse visto Gianni in quel momento avrebbe senza dubbio pensato al dipinto di Munch, “L’urlo”. Il pover’uomo scappò in bagno e vomitò i residui della cena. Come uno zombie si diresse poi nel salotto, aprì l’armadio dei liquori e si scolò mezza bottiglia di Glen Grant. Socchiuse la porta della camera da letto: Laura dormiva serena. “Che faccio adesso?” si domandò. La risposta la cercò nel Glen Grant senza trovarla: finì la bottiglia e si addormentò sul tappeto del salotto.

   Laura lo svegliò la mattina alle sei e trenta. Preoccupatissima gli chiese cos’era successo. Con bocca impastata e un mal di testa pauroso Gianni rispose “niente”. Incalzato dalla moglie, trovò lì per lì la scusa che non riusciva a risolvere un problema di lavoro, così, pensando e ripensando con un whiskino accanto, non si era accorto che aveva fatto fuori una bottiglia intera di Glen Grant.

   “Ma poi il problema l’ho risolto” disse confortando la moglie. “Oggi non vado al lavoro, sto troppo male. Ci vediamo quando torni.”

   “Ok amore” rispose Laura. “Riposati e riprenditi. A stasera.”

   Dopo quella volta Gianni non osò mai più tornare su Youporc e già quella sera, quando Laura gli disse che andava da Sabrina, lui la invitò ad andare al cinema. Lei rimase sorpresa e accettò con piacere. Il giorno dopo uscirono a cena insieme. La sera dopo ancora fecero una passeggiata in centro. Se lei andava da Sabrina lui la accompagnava. Non disse mai nulla alla moglie di quella scioccante scoperta. Il loro rapporto parve trovare nuova linfa dal comportamento di lui; certo, adesso non era più l’uomo di prima: rideva meno, prendeva pillole per dormire e viagra per scopare, non si masturbava più, aveva scoperto una sana dose di gelosia e non mangiava più la sua verdura preferita, ossia melanzane e zucchine. E una volta che al cinema avevano visto l’ultimo film della serie “I pirati dei carabi” con Johnny Depp era corso fuori a vomitare. Ma forse quella scoperta andava fatta e fece bene a entrambi perché una sera, dopo tanti anni, Gianni avvicinò le labbra a sua moglie e le sussurrò con sincerità: “Ti amo.”

Dic 9, 2010 - Senza categoria    3 Comments

AuGuru!

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Direttamente dal suo residence nella periferia di Babele, Tony augura a tutti (o quasi) buone feste all’insegna della lussuria e degli stravizi. E consiglia un regalo alternativo da mettere sotto l’albero: Il quaderno rosso di Simone Manservisi. Richiedetelo su ibs.it o tramite il sito www.lariflessione.com.

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Ott 28, 2010 - Senza categoria    No Comments

Come persi la verginità

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Zio Lando faceva il giardiniere-tuttofare nel convento delle monache ormonine di Cafarnao. A quindici anni, durante il periodo estivo, ogni tanto lo andavo ad aiutare per racimolare qualche spicciolo da reinvestire poi nell’acquisto di giornaletti pornografici e videocassette di Selen, che proprio in quegli anni veniva da me assurta a icona incontrastata dell’hard mondiale. Ricordo quelle giornate assolate come fosse ieri. In particolare ricordo quella mattina!

   Zio mi aveva lasciato solo nell’immenso giardino del convento perché aveva altri lavori da svolgere presso la parrocchia di San Rocco a Babele. Avevo appena finito di sfalciare il prato e stavo mettendo la miscela nel decespugliatore per rifinire la base del recinto e le zone inaccessibili al tosaerba, quando la Materiora (così si chiama la capa delle Ormonine) mi chiamò per bere un goccio di limonata fresca. La Gran Suora (così la chiamavo io) mi chiese poi, mentre mi porgeva il bicchiere ghiacciato, se fossi stato così gentile da rimpiazzare una decina di crocifissi vecchi con dei nuovi nelle camere delle monache. Risposi che lo avrei fatto subito volentieri, anche perché fuori c’erano quaranta gradi all’ombra mentre all’interno del convento c’era un fresco delizioso.

   Le camere erano tutte singole e arredate in modo spartano: un letto, un armadio, una piccola scrivania con una sedia e alle pareti solo il vecchio crocifisso che essendo attaccato a circa tre metri d’altezza dovevo sostituire servendomi di uno scaletto. Cominciai dalla stanza della Materiora, del tutto simile alle altre se non per una piccola libreria che la distingueva. La Gran Suora seguiva le operazioni dabbasso, mettendomi un po’ in soggezione per lo sguardo severo e la mancanza di dialogo. Ad un tratto, dopo aver sostituito crocifissi in due o tre stanze, sopraggiunse un’altra monaca.

   “Materiora” disse, “i fratelli Orovitz delle Pompe Funebri Orovitz l’attendono giù nel salone principale.”

   “Uh molto bene suor Monica!” esclamò la capa accennando un sorriso su quel volto arcigno e rugoso che sembrava scolpito nella pietra. “Avranno portato l’obolo per la festa di Santa Gertrude. Stia qui con il nostro Tony che io scendo. Non ne avrà per molto.”

   La monaca che ora controllava il mio operato sembrava avere dai trenta ai quarant’anni e non era affatto male. Mi chiesi chissà quale trauma infantile non metabolizzato l’avesse trasformata in pinguino timorato e proprio mentre cercavo di immaginarmi il passato della monaca Monica, un piolo della scala cedette cosicché mi ritrovai disteso sull’impiantito dietro al letto. La suora accorse spaventata in mio soccorso. Ero supino e immobile mentre cercavo di capire se mi ero fatto male; fortunatamente ero integro, ma fu l’”integrità” di Monica a subire un duro colpo: spinta da un impulso troppo a lungo represso, mi baciò con impeto. Quando si staccò dalle mie labbra era paonazza. Pensai che sarebbe scappata in preda alla vergogna a confessare a Dio l’atto impuro, invece la bramosia l’accecò e si accanì sulla mia patta, prendendo in bocca il toblerone turgido bome una zanna d’avorio. Sembrava non fare nemmeno caso all’olezzo da pesce marcio che emanava il mio attrezzo dopo ore di lavoro sotto il sole cocente. Ad ogni modo dopo un paio di minuti di assatanato su e giù, lo aveva deterso a dovere. Ogni tanto lo guardava quasi commossa, neanche stesse contemplando il crocifisso che giaceva accanto a me e lì finito nella caduta. Quello che stava accadendo non sembrava reale, ma ciò che accadde poco dopo non mi parve proprio vero: la suora sollevò il suo gonnellone da pinguino e si fece penetrare. Io rimasi in silenzio insieme a lei, anche per captare rumore di passi nel corridoio nel caso fosse passata la Materiora o qualche altra monaca. Ad un tratto Monica parve gemere, ma proprio sul più bello si alzò e sistemandosi velocemente scappò via. Rimasi a finire il lavoro di mano spruzzando una fiumana di sperma sotto al letto. Finii di attaccare i restanti crocifissi salendo sul pericolante e pericoloso scaletto e tornai al mio lavoro in giardino.

   Mentre rifinivo la siepe mi chiesi cosa avesse fatto fuggire suor Monica a quel modo: aveva forse sentito qualche rumore in avvicinamento? Non lo seppi mai, anche perché non la rividi più, nemmeno le altre volte in cui mi trovai ad aiutare zio Lando. Molti anni dopo però mi diedi una risposta: nel momento in cui stava per provare l’orgasmo si era spaventata. Era un evento troppo grande per lei che aveva passato una vita di fedeltà e castità sacrificando la propria femminilità a un Dio che nemmeno si era mai presentato. L’orgasmo avrebbe distrutto tutte le sue convinzioni e probabilmente avrebbe ucciso quel Dio che rappresentava la sua rugginosa ancora di salvezza nel tempestoso mare della vita. Non aveva mai immaginato un’altra strada che non fosse quella della fede più acquiescente e ora che l’aveva intravista non aveva voluto percorrerla. Preferiva rimanere timorata di Dio piuttosto che… vivere.

   Quel giorno, tornando a casa, pensai fischiettando che era proprio vero quello che diceva sempre ironicamente zio, e cioè che l’abito non fa la monaca. Io infatti mi ero fatto la Monica, e questo è il racconto di come persi la verginità. Da non crederci, vero?

Lug 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

Tony all’Erzen Beer

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I WANT YOU!
Erzen Beer (zona percorso vita, via Europa Unita a Castello d’Argile), dal 22 al 25 luglio. Io ci sarò e tu? Vienimi a trovare allo stand di libri del Dottor Manser. Erzen Beer, il mio habitat naturale!
Giu 30, 2010 - Senza categoria    No Comments

LA CARICA DELLE 100 E UNA

Per quanto io possa sembrare un cinico egoista sessista, in realtà ho sempre portato grandissimo rispetto per tutte le donne con cui sono stato; posso tranquillamente affermare di averle amate… D’accordo!, per il tempo in cui avevo il toblerone turgido, però le ho amate eccome. E poi, essendo un seguace del guru Coluicheindicalaluce, credo fermamente nel fatto che ogni persona che incontriamo sul cammino della nostra esistenza, per quanto insulsa possa essere (la persona, non l’esistenza), ci lascia in dono un po’ di luce se siamo persone ricettive.

   Sapeste dunque quanta luce ho ricevuto dalle donne della mia vita. Ero come una batteria e ognuna di esse mi dava la carica per tirare avanti…

   Ricordo Pamela, con quel fighino così stretto che mentre la trombavo, ogni volta mi veniva la paranoia di rimanere incastrato e dover chiamare il 118; o Laura, che al contrario c’aveva un tafanario che ci avrebbe ballato dentro anche l’uccellone di Rocco.

   Come dimenticare poi Violante detta Capezzoli d’acciaio, e Mara, che quando scopavamo, nel letto potevo mettere i pesci del mio acquario che avrebbero continuato a nuotare lì nella sua broda.

   Mi sovviene Titti, Nobel per la Pompa 1997, e Rosanna, appena uscita da un convento di clausura, che veniva soltanto se la insultavo con le bestemmie più ardite.

   Poi c’era Martina: gran maiala ma brutta come la fame. E vogliamo parlare di quella tossica di Susan conosciuta in uno squallido bar di Edimburgo? Le mancavano un fottio di denti ma grazie a questo riusciva a fare dei bocchini particolarmente interessanti.

   Penso a Maria e Chiara, che viaggiavano sempre in coppia: io montavo una a pecorina e l’altra le leccava la passerina e poi cambio!

   Lucy aveva sessantasei anni, puzzava un po’ di rancido, ma ci dava come una ventenne e guai se non raggiungeva l’orgasmo: si incazzava come una patera! Sonia invece aveva ventun’anni, bella da far paura, ma trombare un termosifone (spento!) sarebbe stato lo stesso per quanto era fredda.

   Zia Rachele la trombavo per fini umanitari: suo marito era sterile così la ingravidai io. Ora sono cugino di mio figlio o padre di mio cugino che dir si voglia. E’ più balengo di me, ma si sa che figliare tra parenti porta a generare strani cipputi…

   Una con cui sono stato due mesi (quasi un record) è Piera, donna fine e colta, lasciata con un sms dopo che mi aveva proposto di sposarci.

   Linda la Tabagista fumava anche mentre mi montava a smorzacandela. Francesca faceva pompini da urlo ma me la dava con parsimonia; Costanza invece non ne aveva mai abbastanza. Elisa quando godeva faceva delle scorre da lasciar secchi, roba da non credere.

   Poi Simona, Alessia, Carmela, Roberta, Manuela, Valeria… Ah quante donne! Cento ne ho contate (ma forse erano di più), cento fighe, pardon, cento anime dalle quali ho attinto energia, carica. Voglio però confessarvi una cosa, cipputi miei: è la centouno che mi manca da morire, quella che da sola varrebbe tutte le altre e che mi darebbe una carica inesauribile. Ma comincio a pensare che forse non la troverò mai.

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Scultura di Marco Rossi detto Zizza.
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