Feb 20, 2010 - Senza categoria    No Comments

LA RICOTTA DELLA TERESA

Ogni volta che andavo a fare la spesa al supermercato della Pooc nel centro commerciale “Le Vacche Magre” di Bisunto sull’Oglio, lei era dietro al banco dei formaggi, sexy e sorridente come sempre. Il grembiule sembrava sbottonato ad arte per mostrare, o non mostrare, una piccola parte di seno, sogno proibito per le centinaia di uomini che passavano o si fermavano a comprare qualche etto di pecorino, emmenthal, taleggio, eccetera.

   C’era però un formaggio che andava per la maggiore: la ricotta della Teresa, così chiamata perché si diceva prodotta dalla stessa formaggiaia. Era una ricotta eccezionale  e da quando Teresa lavorava alla Pooc, cioè da circa sei mesi, il banco dei formaggi era preso d’assalto.

   Teresa era affabile con tutti i clienti ma era difficile scambiare due parole mentre lavorava, dato che c’era sempre la fila. Un giorno ebbi la fortuna di trovarmi a banco da solo.

   “Tre etti di ricotta speciale e il tuo numero di cellulare, grazie” dissi buttandola lì alla “o la va o la spacca”.

   “Perché non vieni a prendere un aperitivo a casa mia quando stacco?” disse sorridendo. “Così ti do anche la ricotta che ho in casa che è ancora più fresca di questa.”

   “Sogno o son desto? Ho ricevuto un invito dalla Teresa, la donna più ambita di tutto Bisunto e dintorni?!”

   “Sì, ci stai o no?” tagliò corto, dato che dietro di me si stava radunando gente in fila.

   “Certo che ci sto. Allora non è una leggenda che questa ottima ricotta la fai tu…”

   “La Pooc mi ha dato il permesso di commerciarla. Il segreto per renderla così buona se lo tramandano da secoli le donne della mia famiglia. Prima o poi lancerò un marchio e speriamo che il business funzioni su scala nazionale.”

   “Beh, sicuramente avrai successo. A che ora ci vediamo?”

   “Aspettami alle diciassette fuori dal supermercato, ok?”

   “Ok, a dopo.”

   Alle diciassette in punto vidi Teresa venirmi incontro in tutto il suo splendore nel parcheggio della Pooc. Mi tremavano un po’ le gambe per l’emozione.

   “Sei in macchina?” chiese.

   “Sì.”

   “Ne approfitto per un passaggio. Comunque abito qui vicino.”

   Cinque minuti dopo parcheggiavo sotto il palazzo dove abitava la ragazza. Salimmo nel suo appartamento, un bilocale molto carino e arredato con gusto ma con una forte nota stonata: c’era una puzza micidiale al suo interno.

   “Non fare caso all’odore” disse Teresa, “viene dal bagno, dove produco la ricotta.”

   Era impossibile non fare caso a quell’odore ma dopo un po’ mi abituai, anche grazie alle due bottiglie di vino che ci scolammo come aperitivo.

   “Posso andare in bagno?” chiesi dopo un paio d’ore di chiacchiere nel salotto-cucina.

   “Certo, sta’ solo attento a non pestare le forme di ricotta.”

   Perplesso entrai in bagno e lì rimasi abbastanza scioccato: c’erano forme di ricotta dappertutto, sulla scatola dello sciacquone, nel lavandino, sopra e dentro gli armadietti, per terra. Nella vasca da bagno ribolliva un liquido giallastro, mentre tubi e alambicchi vari filtravano questa brodaglia nauseabonda per poi immetterla a goccioline in una tinozza a parte. Pisciai il più veloce possibile e uscii. Teresa mi stava aspettando completamente nuda sul divano-letto.

   “Dai vieni qua” disse senza preamboli.

   Deglutii qualcosa come un litro di saliva e cominciai a sbottonarmi la camicia. Nudo anch’io mi sedetti di fianco a Teresa. Ci guardammo per diversi minuti come fossimo due estranei, cosa che effettivamente eravamo. Era una situazione stranissima e io non sapevo cosa fare, così lasciai l’iniziativa a Teresa la quale prese a masturbarmi e a masturbarsi contemporaneamente. Dopo un po’ mi accorsi che il divano era allagato e mi impressionai quando vidi che dalla vagina della ragazza stava fuoriuscendo una cascata di liquido. Teresa mi venne sopra dandomi la schiena e la calda colata di liquido mi inondò gambe e ammennicoli.

   “Oooooooooooh aaaaaaaaah ooooooooh” gemeva la formagiaia.

   Non avevo mai sentito una gemere a quel modo, sembrava posseduta. Sicuramente la stavano sentendo in tutto il vicinato.

   “In che manicomio sono finito?!” mi chiesi con un principio di preoccupazione.

   “Uuuuuuuuuh uuuuuuuh oooooooh oooooooh oh oh oh…”

   “Sto per venire” suggerii a Teresa nel caso non volesse che le venissi dentro.

   “Anch’io sì, vienimi dentro sì, sì, oh oh oh…”

   Venimmo. Subito dopo si staccò dal mio pisello annegato e corse in bagno. Non resistetti alla curiosità e la seguii. Aveva lasciato la porta socchiusa così riuscii a sbirciare. Era con i piedi issati ai bordi della vasca e stava pisciando un misto di umore vaginale e sperma nel calderone. Non riuscii a guardare altro. Chiusi la porta e corsi a vomitare nella vasca dei pesci che teneva sul tavolino di fianco al divano-letto. Mi rivestii in fretta e prima che uscisse dalla toilette mi precipitai fuori dall’appartamento.

   Per giorni non osai mettere piede alla Pooc. Fino a quando, una mattina, curioso di rivedere Teresa ma non la sua ricotta, mi presentai al banco dei formaggi. Serviva una ragazza che non avevo mai visto.

   “E Teresa?” le chiesi quando venne il mio turno.

   “Teresa è stata licenziata proprio ieri. Erano venuti i N.A.S… Non so bene il motivo, ma sembra che la ricotta che produceva e vendeva qui non fosse fatta seguendo le corrette norme igieniche. Cosa desidera?”

   “Ehm… no, niente grazie, ora che ci penso non mi serve niente.”

   Mi allontanai barcollando. Circa un anno dopo, quando ancora mi chiedevo ogni tanto se quell’esperienza in casa di Teresa era stata reale o una specie di incubo, mentre guardavo un programma in tv ci fu uno stacco pubblicitario.

   “La ricotta della Teresa, buona e genuina perché fatta come la facevano le mie nonne” diceva Teresa in persona facendo l’occhiolino.

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La Teresina.
LA RICOTTA DELLA TERESAultima modifica: 2010-02-20T16:43:27+01:00da skreta
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