Giu 16, 2010 - Senza categoria    No Comments

IL TROMBAMOGLI

Marco Bianchi aveva un nome anonimo; anche la sua esistenza di facciata era piuttosto anonima: ufficio (era ragioniere), casa, tv e bar. Tran tran regolare e pochi hobby. Aveva però una dote ben poco anonima tra le gambe… Tale dote era conosciuta da un’altissima percentuale di signore a Castelfritto.

   Marco Bianchi aveva una perversione, innocente sì, ma un tantino rischiosa: era attratto esclusivamente da donne sposate. Appena scopriva che una donna aveva il marito, entrava in azione.

   Essendo un bell’uomo, dal fascino spiccato e dalla favella ammaliatrice, le mogli cadevano nella sua rete di ragno come ingenui moscerini. A Marco non importava quanti anni avessero: potevano avere dai diciotto ai sessantacinque anni, bastava che portassero la fede al dito. E anche se erano le donne più belle e sexy del mondo ma single o fidanzate, a lui non interessavano.

   Nell’arco di tempo di sette anni, nel periodo che va dal 2002 (anno in cui scoprì la sua perversione ed entrò per la prima volta in azione con la moglie del farmacista) al 2009 (quando venne scoperto dal titolare della macelleria Bucchioni) Castelfritto contò dai trecento ai quattrocento mariti cornuti, su una popolazione di poco più di diecimila anime. Loro ovviamente non lo sapevano ma Marco Bianchi sì. Tra questi il sindaco Bertolazzi, il maresciallo Meleddu, l’ingegner Trapella, il geometra Pellecchia e l’imprenditore De Pedis.

   Marco Bianchi era un vero fuoriclasse. Dopo aver convinto la vittima a fargli visita nella sua casa di campagna, la trombava un paio d’ore in tutte le salse, suonando il suo organone venoso come un maestro dell’orchestra figarmonica di Be(r)lino. La moglie tornava poi dal suo sposo stravolta e appagata.

   Per “deontologia professionale”, dopo aver incontrato la fedifraga di turno una prima volta, non voleva più rivederla: la sua perversione era appagata e la trombata non gli interessava più.

   Tutto andò a gonfie vele fino al maggio 2009, quando la moglie gelosa del fruttivendolo (sentitasi per questo anche un po’… sfruttata!) andò da Paride Bucchioni, titolare della macelleria Bucchioni, e gli disse:

   “Paride, lo sai che tua moglie Antonietta è andata a casa del ragionier Bianchi?”

   “Certo che lo so, doveva fargli controllare dei conti e delle scartoffie della macelleria.”

   “Beh, se fossi in te non sarei così sereno… Mi sa che c’è una tresca tra Bianchi e l’Antonietta.”

   Manco detto, Paride Bucchioni abbassò le serrande della macelleria e si precipitò a casa di Marco. Una finestra era semichiusa e il macellaio entrò di soppiatto. Colse la moglie sul fatto, o meglio, sul fallo, dato che stava godendo come un’ossessa sul grosso bigolone del ragioniere.

   Paridè gridò, Antonietta si cagò letteralmente addosso, cioè, letteralmente cagò addosso a Marco visto che cagarsi addosso è tecnicamente impossibile; Marco eiaculò in faccia a Paride, Paride,  accecato dall’odio e forse ancor di più dallo sperma, brandì il coltellaccio che si era portato appresso e mozzò la fava di Marco con un colpo netto. Marco morì dissanguato. Paride andò in galera. Antonietta ereditò la macelleria. Marco venne sepolto nel cimitero di Castelfritto. Voci anonime di paese diffusero la leggenda del “Trombamogli”.

   Ogni tanto qualche marito passa davanti alla lapide del ragionier Marco Bianchi (lapide che per un beffardo gioco della sorte o più probabilmente per la burla di un marmista scapolo, somiglia a un grande fallo eretto) e guardandola prova un sottile senso di disagio. Una volta rientrato nel nido familiare, osservando la consorte, mille dubbi lo attanagliano e un fastidioso prurito gli tormenta la testa.

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IL TROMBAMOGLIultima modifica: 2010-06-16T11:11:21+02:00da skreta
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