Giu 30, 2010 - Senza categoria    No Comments

LA CARICA DELLE 100 E UNA

Per quanto io possa sembrare un cinico egoista sessista, in realtà ho sempre portato grandissimo rispetto per tutte le donne con cui sono stato; posso tranquillamente affermare di averle amate… D’accordo!, per il tempo in cui avevo il toblerone turgido, però le ho amate eccome. E poi, essendo un seguace del guru Coluicheindicalaluce, credo fermamente nel fatto che ogni persona che incontriamo sul cammino della nostra esistenza, per quanto insulsa possa essere (la persona, non l’esistenza), ci lascia in dono un po’ di luce se siamo persone ricettive.

   Sapeste dunque quanta luce ho ricevuto dalle donne della mia vita. Ero come una batteria e ognuna di esse mi dava la carica per tirare avanti…

   Ricordo Pamela, con quel fighino così stretto che mentre la trombavo, ogni volta mi veniva la paranoia di rimanere incastrato e dover chiamare il 118; o Laura, che al contrario c’aveva un tafanario che ci avrebbe ballato dentro anche l’uccellone di Rocco.

   Come dimenticare poi Violante detta Capezzoli d’acciaio, e Mara, che quando scopavamo, nel letto potevo mettere i pesci del mio acquario che avrebbero continuato a nuotare lì nella sua broda.

   Mi sovviene Titti, Nobel per la Pompa 1997, e Rosanna, appena uscita da un convento di clausura, che veniva soltanto se la insultavo con le bestemmie più ardite.

   Poi c’era Martina: gran maiala ma brutta come la fame. E vogliamo parlare di quella tossica di Susan conosciuta in uno squallido bar di Edimburgo? Le mancavano un fottio di denti ma grazie a questo riusciva a fare dei bocchini particolarmente interessanti.

   Penso a Maria e Chiara, che viaggiavano sempre in coppia: io montavo una a pecorina e l’altra le leccava la passerina e poi cambio!

   Lucy aveva sessantasei anni, puzzava un po’ di rancido, ma ci dava come una ventenne e guai se non raggiungeva l’orgasmo: si incazzava come una patera! Sonia invece aveva ventun’anni, bella da far paura, ma trombare un termosifone (spento!) sarebbe stato lo stesso per quanto era fredda.

   Zia Rachele la trombavo per fini umanitari: suo marito era sterile così la ingravidai io. Ora sono cugino di mio figlio o padre di mio cugino che dir si voglia. E’ più balengo di me, ma si sa che figliare tra parenti porta a generare strani cipputi…

   Una con cui sono stato due mesi (quasi un record) è Piera, donna fine e colta, lasciata con un sms dopo che mi aveva proposto di sposarci.

   Linda la Tabagista fumava anche mentre mi montava a smorzacandela. Francesca faceva pompini da urlo ma me la dava con parsimonia; Costanza invece non ne aveva mai abbastanza. Elisa quando godeva faceva delle scorre da lasciar secchi, roba da non credere.

   Poi Simona, Alessia, Carmela, Roberta, Manuela, Valeria… Ah quante donne! Cento ne ho contate (ma forse erano di più), cento fighe, pardon, cento anime dalle quali ho attinto energia, carica. Voglio però confessarvi una cosa, cipputi miei: è la centouno che mi manca da morire, quella che da sola varrebbe tutte le altre e che mi darebbe una carica inesauribile. Ma comincio a pensare che forse non la troverò mai.

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Scultura di Marco Rossi detto Zizza.
LA CARICA DELLE 100 E UNAultima modifica: 2010-06-30T16:02:05+02:00da skreta
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