Giu 7, 2011 - Senza categoria    No Comments

IL MITO DI STANTUFFO

Quando ero poco più che un bambino, per la piazza e le vie del quartiere dove vivevo girava la leggenda di Tony detto Stantuffo. Si diceva che ovunque mettesse piede, le donne, come ipnotizzate, cadessero tra le sue braccia. Noi ragazzini lo osservavamo chiedendoci come potesse un ceffo così balzano attirare l’attenzione del gentil sesso, ma non era il suo talento da intortatore ad affascinarci, bensì ciò che si diceva sul suo conto in quanto amatore.

   “Tony? Socmel, quando tromba una figa la soddisfa per un mese!” affermava con una certa invidia Gino il fruttivendolo.

   “Oh!” esclamava Peppe il pizzaiolo, “una volta mi ha raccontato lo zio del cugino del nipote di Dulfèn che una sera ha scopato la figlia della sorella del farmacista per sei ore ininterrottamente.”

   “Io ho giocato a calcio con lui una volta” diceva Ubaldo del bar sotto casa, “e vi garantisco che uno con una minchia così dovrebbe solo fare il pornodivo.”

   “Già” lo spalleggiava Felice il beone, “per portare in giro quel cannone dovrebbero dargli il porto d’armi.”

   “Una sera ho visto la Bice uscire da casa sua” spettegolava Luciano il fornaio, “e, credetemi, le sorrideva anche il culo!”

   Zeno il tabaccaio, noto per le sue esagerazioni da mitomane, non mancava mai di raccontare che “Tony una sera se n’è fatte dodici una dopo l’altra.”

   Poldo della pompa di benzina all’angolo, altro tipo a cui piaceva pepare un po’ la realtà, assicurava: “Sì sì, l’ho visto con questi stessi occhi portare a cena la Bellucci. Quando lei lo ha riaccompagnato a casa col suo autista, gli è corsa dietro fino al portone in lacrime pregandolo di farle vedere ancora una volta il paradiso. Come non mi credete?! Ve lo giuro sulla mia ex moglie!”

   Persino don Marino, prete della chiesa di Santa Genoveffa (poi arrestato per esibizionismo alla scuola materna), ammirava Tony con queste parole: “Da piccolo, quando veniva in calzoncini corti d’estate all’oratorio si vedeva già quale grande dote avrebbe sviluppato crescendo…”

   E così pure noi pischelli crescevamo col mito di Tony Stantuffo.

   A ventincinque anni mi capitò di conoscere una ragazza che aveva avuto una storia abbastanza lunga con il vecchio Tony, che poi tanto vecchio non era perché aveva solo una decina d’anni più di me. Dopo un paio di settimane che ci frequentavamo la portai in camporella con il mio sgangherato Pandino bianco.

   “Mi spiace ma non mi sento molto bene” mi giustificai dopo che i preliminari stavano quasi nauseando entrambi e Lui, l’infame traditore, non voleva saperne di alzare la testa di un centimetro.

   “Non ti scusare, capita a tutti” mi rincuorò molto gentilmente Valentina.

   “Mah, conosco gente a cui non capiterebbe mai; il tuo ex per esempio…”

   “Chi, Tony?”

   “Già, Stantuffo!”

   “…”

   “Vedi Vale, se proprio devo essere sincero, l’ansia da prestazione unita al fatto che so che sei stata con quella sex machine di Tony, mi sta facendo un… brutto effetto.”

   “Certo che siete proprio buffi voi uomini!”

   “Sai cosa scriveva Daniel Pennac in un suo libro? “A qualsiasi uomo verrebbe duro, se non sapesse che agli altri uomini viene duro.” Sapere che è venuto duro a Tony e che tu sei stata con lui e che ora sei qui con me e che la mia Panda non è, metaforicamente parlando, la sua Ferrari… cioè, voglio dire… non che se dovesse alzare la testa sarebbe poi così Panda però…”

   “Oh mio Dio cosa mi tocca sentire!”

   “Noi omarini siamo fatti così.”

   “Eh lo vedo! Sempre a far paragoni, invidiare misure, prestazioni, durata, fisico… Che palle!”

   “Cos’hanno che non va le mie palle?”

   “Ma no, scemo!, dicevo che palle che fate venire con le vostre paranoie. Vuoi sapere una cosa? Sono stata con Tony due mesi; avremo fatto l’amore una mezza dozzina di volte o poco più e mai una volta che ho provato un orgasmo…”

   “!!!”

   “Avrà anche avuto un bell’uccello per i vostri parametri maschili. Anche a durata stava alla grande nei tempi, ma era rozzo come un gorilla in calore e soprattutto, non era entrato in sintonia col mio cervello…”

   “Davvero?” chiesi rasserenato, quasi mi avessero detto che dagli esami medici risultavo sano come un pesce mentre mi ero convinto di avere un tumore allo stadio terminale.

   “Davvero.”

   Lasciammo passare qualche minuto di silenzio, poi ripresi l’iniziativa. Avvicinai le mie labbra alla bocca di Valentina e mi lasciai andare. “Miracolo!” pensai. Lui stava alzando la testa e più la alzava più mi sentivo forte. Facemmo l’amore alla grande con grande appagamento di entrambi.

   Valentina disse: “Vedi babbeo, tu sei riuscito a entrarmi in profondità con il tuo Pandino, Tony con la sua Ferrari non mi ha per niente sorpreso. Spesso è una questione di testa il sesso per noi donne.”

   “Dai, magari più che una Panda è una Punto!”

   “Mamma mia, incurabile!” esclamò sorridendo Valentina.

   Tornando a casa pensai alla leggenda di Tony Stantuffo. Il suo mito non sarebbe stato scalfito dalle confidenze della ragazza, ma quella sera smontarlo mi aiutò a montarla. E questo è quanto.

  

  

IL MITO DI STANTUFFOultima modifica: 2011-06-07T17:23:24+02:00da skreta
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