Nov 14, 2013 - Senza categoria    No Comments

IL QUADERNO ROSSO

Ok amici, state calmi, non strappatevi i capelli! Per la vostra gioia e per quella degli iscritti al “Tony Fan Cul” potete leggere ora, gratuitamente su questo blog, “Il quaderno rosso”. Il protagonista dell’opera ha deciso di divulgare in rete la sua verga… sorry: il suo verbo. Dopo che l’editore del libro cartaceo ha chiuso i battenti, tutti potranno leggere vita, miracoli e morte dell’unico, inimitabile, incaprettabile Stantuffo nazionale. Si parte con i primi capitoli. Mi dispiace solo che incollando il testo su queste pagine, venga staccato ogni periodo, ma so’ quisquilie nonché pinzillacchere, perciò… buona lettura!

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PARTE PRIMA

Preliminari…

Il guaio è che non riesco a scrivere che di me stesso. E’ un limite difficilmente superabile ma nessuno mi interessa quanto il sottoscritto. Anche riflettendo intensamente, non riesco a individuare persone capaci di suscitare la mia curiosità dentro l’arena de mi vida, persone in grado di andare oltre certe barriere invisibili. Perlomeno non ne ho ancora conosciute.

    Ho sempre trovato molto interessanti le persone che non conosco; di solito una persona rimane degna di “approfondimento” per un tempo assai limitato, fin quando cioè la data di scadenza sopportativa che ognuno di noi ha stampato sul retro della capoccia viene superata. A quel punto l’apprezzamento, la stima, l’idillio o la larvale empatia che avevano trovato un ipotetico acme, scemano sino ad esaurirsi.

    Insomma cipputi cari, omaggiatemi della vostra estraneità ed io vi ammirerò, vi amerò e per sempre vi sarò riconoscente.

    A questo punto dopo un esordio così bislacco vi starete chiedendo chi sia e perché scrivo la mia storia nel tentativo di tramandare la mia leggenda attraverso l’ostentazione del mio genio e del mio talento. Bene, chiariamo subito la questione o cipputi miei: io sono il Più Grande scrittore mai esistito, la più sublime intelligenza letteraria che la storia abbia mai prodotto.

    D’accordo, finora non ho scritto o pubblicato niente, che c’entra! Anzi, è proprio il non aver mai prodotto niente ad assurgermi al grado di Più Grande. Tutte le mie opere devono ancora essere scritte, se mai le scriverò; giacciono nel dedalo brumoso del mio cervello e lì fermentano. Forse non vedranno mai la luce, poco importa!, sono figli abortiti per risparmiargli l’incomprensione di questo mondo. Esse sono, in teoria, i più alti capolavori in prosa mai scritti e/o pensati. Dopo tutto ci sono opere ritenute da esimi critici lavori eccelsi di scrittori inarrivabili, mentre per me sono solo cazzate buttate su carta da menti insignificanti. Essendo ottimo critico di me stesso mi arrogo la facoltà di autodefinirmi, come già detto, il Più Grande.

    Qualcuno, non ricordo chi, definì una volta Baudelaire “l’uomo dalle belle opere mancate” rimproverandogli una notevole inerzia, una pigrizia produttivo-letteraria che lo avrebbe reso altrimenti ben più noto e apprezzato di quello che è e che fu. Ebbene, ora vi domando o cipputi, che differenza c’è tra me e Baudelaire. Se avete pensato nessuna, ci avete preso!

    Ormai vi sarete resi conto dell’abnorme e terrificante smisuratezza del mio ego, per cui, siete già giunti ad un passo dal punto di non ritorno: o mi seguite fino alla fine o smettete di leggere queste righe di elogio della follia che poi follia non è. Personalmente vi consiglio, o cipputi, di leggere questa storia. Il perché lo capirete strada facendo.

Capitolo 1

Dunque, partiamo dapprincipio. O meglio, partiamo dall’origine del mio nome. My name is Tony Stantuffo, al secolo Antonio Pitigrilli.

    La genesi del mio pseudonimo risale a qualche annetto fa quando ancora ero un adolescente scavezzacollo, vizioso e lussurioso (la differenza con il Tony di oggi sta solo nel fatto che non sono più adolescente, ma rimango scavezzacollo, vizioso e lussurioso). Avrò avuto diciotto anni e da buon edonista sempre alla ricerca di sensazioni forti e inebrianti avevo fondato la Ghenga, il trio di amici composto da me, Candido e Cicciobello.

    Ci piaceva scommettere sulle nostre capacità per primeggiare sugli altri due ed ottenere un simbolico riconoscimento di prestigio sociale se così posso definirlo; scommettevamo su chi riusciva a reggere più birre in una sera, su chi usciva con il maggior numero di ragazze in un mese, sul quantitativo di sperma eiaculato dai nostri tobleroni durante le olimpiadi onanistiche, eccetera: tutte competizioni assolutamente ludiche e innocenti.

    Siccome tutti e tre eravamo stati almeno una volta a letto con Susanna (detta Opera Pia), avevamo puntato cinquantamila delle vecchie lire confidando nelle nostre qualità amatorie. In pratica dovevamo farle proclamare di fronte al Sacro Tribunale dell’Inquisizione della Ghenga chi, secondo lei, l’aveva scopata meglio tra me Candido e Cicciobello. Chiaramente si scommetteva sempre su noi stessi, mai su un altro!

    Premessa: dal momento che gioco a calcio nella squadretta amatoriale del Bar 2000 e mi considero un fuoriclasse della pedata assai discontinuo, ho trovato un paragone che calza a pennello pure alle mie imprese in campo sessuale: “Scopo come gioco a calcio, una volta da campione e tre da brocco.”

    Ora, postillato ciò, il caso volle che scopassi Susy in una di quelle giornate di ispirazione divina in cui tutto ti riesce a meraviglia. Se invece di sbizzarrirmi sotto le lenzuola avessi giocato una partita, ogni tiro verso la porta avversaria dalle zone più impensabili del campo si sarebbe infilato alle spalle del portiere.

    Susanna Opera Pia rimase particolarmente impressionata dalla mia prestazione, protrattasi per giunta tutta la notte, compresi supplementari e calci di rigore, cosicché senza la minima traccia di pudore mi proclamò vincitore davanti agli sguardi un po’ invidiosi di Candido e Cicciobello.

    Con quella delicatezza buzzurra che la contraddistingue, Susy dichiarò: “Sicuramente Tony è il miglior trombatore che mi abbia mai scopato da anni (aveva non più di sedici anni all’epoca Opera Pia!), una vera macchina da sesso. D’ora in poi lo chiamerò Tony Stantuffo.”

    E così nacque il mio alter super ego. Nel giro di pochi giorni tutti già mi chiamavano Tony Stantuffo ed io lo accettai con quel pizzico di orgoglio che solo l’uomo lusingato per la propria ars amandi può capire. Sicuramente se fossi incappato in una delle giornate da brocco e fossi magari stato soprannominato da Susanna Tony Moscio, o Tony Bazzotto, o Tony Schiappa, forse adesso non sarei qui a scrivere e il corso della storia sarebbe stato assai diverso. E’ proprio vero, a volte basta un niente per cambiare l’indirizzo di una vita!

    E la vita mi ha portato qua, a mettere la mia – di vita – sotto i vostri occhi. Quando decisi di scrivere la vera leggenda di un grande personaggio quale io sono o cipputi, pensai per prima cosa ad un titolo altisonante per un libro che avrebbe dovuto senza ombra di dubbio attraversare i secoli sotto l’egida dell’immortalità, lasciando solchi profondi nella cultura nazionale, europea e perché no – che mi costa esagerare!? – mondiale.

    Ho sempre pensato che il titolo di un libro fosse importante quanto se non più il contenuto del libro stesso, come il nome di una persona dovrebbe riflettere la personalità della persona stessa. Non fidatevi mai di un uomo che si chiama Felicino, Modesto, Fedele, Candido (il mio amico Candido Smith è infatti l’ultima persona di cui mi fido). Gente con nomi così non può che avere avuto un’infanzia piena di problemi irrisolti. Gente con nomi così non può che avere genitori frustrati, psicolabili, sadici torturatori o potenziali serial killer (il padre di Candido venne arrestato una volta per atti osceni in luogo pubblico: amava mostrare il toblerone ai bambini della scuola materna).

    Avevo pensato a titoli come: “Faccia da culo”, “Testa di cazzo”, “Stronzo fetente” e così via, ma ho valutato poi che nessuno avrebbe mai preso in seria considerazione titoli del genere e che probabilmente non sempre – sottolineo non sempre – la volgarità paga. Avevo poi riflettuto che visto che sia io che il libro diventeremo miti per migliaia di persone, perché non adoperare il mio nome? “Tony Stantuffo” sarebbe stato un buon titolo: un nome una garanzia. Alla fine però il titolo si è scelto da solo, è arrivato naturalmente, o come vedrete, paranormalmente Ora tocca a voi o cipputi lanciarmi alla conquista dell’orbe terracqueo.

   

Capitolo 2

Ma veniamo al sodo. Sono nato più di venti e meno di quaranta anni fa. Non è che non voglia rivelare la mia età perché lo spettro della vecchiaia già incombe e mi spaventa o perché mi vergogno di maturare come accade a tanti uomini e soprattutto donne. Non ve lo dico o cipputi solo perché non ha alcuna importanza e perché nel periodo in cui sto scrivendo c’è la moda del romanzo e del film con protagonista gente della mia generazione quindi non vorrei passare per quello che si lancia sulla scia delle tendenze; in ogni caso non mi sono mai rispecchiato nei miei coetanei. E’ comunque vero che quando si arriva a varcare la soglia anagrafica che ho varcato io, la consapevolezza della caducità della vita è ormai diventata un’inseparabile compagna dei tuoi giorni: o diventi suo amico o sono guai.

    Sono nato in una cittadina del Nord dove in inverno, la sera, per percorrere cinque chilometri in automobile ci si impiega mezz’ora a causa della nebbia. Anche il suo nome non ha molta importanza. Potrebbe essere una qualsiasi media città italiana (togliendo la nebbia semiperenne) dall’estremo Nord al profondo Sud. La chiamerò Babele. Mi piace Babele, rende bene l’idea. Ora vivo all’estrema periferia di Babele, quasi in campagna, mentre fino a diciannove anni ho abitato in centro. Personalmente preferivo stare in centro ma anche la calma della zona in cui vivo ora non è male. Io e mamma ci siamo trasferiti qui dopo la morte di mio padre. Viviamo in un residence di nostra proprietà composto da dieci appartamenti; lo fece costruire Giovanni Pitigrilli (mio padre) con l’intenzione di ritirarvisi a godere serenamente gli anni del crepuscolo. Morì due mesi prima del trasloco, così ora io e mamma occupiamo da soli l’appartamento A1, il più grande e confortevole di tutto il fabbricato; gli altri affittuari sono per lo più famiglie, a parte l’A7 in cui coabitano quattro studentesse universitarie, l’A8 occupato dal mio amico Cicciobello e l’A10 che è attualmente libero e che ho trasformato nel mio rifugio privato, l’alcova, la tana del vizio e dei bagordi. Io e mamma campiamo di rendita, riscuotendo l’affitto dagli appartamenti del residence.

    Vi dicevo di mio padre o cipputi. Era un musicista, assai capace e conosciuto, aveva suonato persino per Giorgio Gaber, Adriano Celentano e Lucio Battisti. Suonava chitarra, basso, flauto traverso e pianoforte. Ci lasciò una mattina di maggio a sessantacinque anni; se devo dire la verità non fu un trauma troppo grande per me benché gli volessi un bene sconfinato. Vi spiego perché.

    Da tre anni non suonava più; credo fosse stato scaricato dallo showbiz, nessuno richiedeva più le sue collaborazioni. Pare si fosse saputo in giro che era un simpatizzante del Partito Viola anziché del Partito Arancione al governo in quel periodo, ma sono soltanto dicerie, non so se fosse vero. Ad ogni modo uscì di scena in silenzio, andò in pensione e ciò significò la sua morte interiore. La musica che era stata la sua vita smise di interessarlo, sembrava quasi lo nauseasse. Iniziò a frequentare i bar del centro e della periferia, a bere e a imbottirsi di antidepressivi.  Una sera dopo cena, entrando in un bar vicino casa per prendere un caffè con Zambo e Cicciobello, lo vidi mentre dormiva ad un tavolino del locale parzialmente nascosto dal bancone. Non provai né compassione, né vergogna, né rabbia, ma il dolore mi tramortì; fu quello il giorno in cui feci il funerale a mio padre. La sua morte reale non fu nulla rispetto all’amarezza che provai quel giorno. Quando un uomo si addormenta ad un tavolo di un bar non c’è più speranza.

    Mamma come previsto soffrì molto. Una sua amica le suggerì di seguirla ad un corso di yoga praticato da una setta new age che stava facendo proseliti all’epoca. Fu il suo anestetico al dolore: andare due volte alla settimana a casa di questo guru che si fa chiamare “Colui che indica la luce” a sorbirsi sermoni, parabole, consigli e a passare ore sotto l’ipnotico e suggestionante influsso dell’Om la rasserenò presto. Vi confido però che secondo me si è solo fatta buggerare: troppo facile per certi “Indicatori luminosi” rincoglionire le persone! Se avessi un figlio, sinceramente, preferirei che cercasse il nirvana drogandosi piuttosto che vederlo ridursi a convinto discepolo di una qualsivoglia dottrina spirituale o religiosa.

    Metterò ora una pietra sopra l’argomento padre. Ma sopra questa lapide immaginaria inciderò a lettere maiuscole il seguente epitaffio: ONORE A UN UOMO NATO PER I SOGNI. MORTO DI REALTA’.

Capitolo 3 

Dopo essermi diplomato all’Istituto Magistrale “A. P. Ugarte” di Babele (papà era morto da poco) con mamma mi trasferii nel residence. Abbiamo abbastanza denaro da permetterci un discreto tenore di vita senza rinunciare a nulla. Se proprio vi devo spiattellare in faccia la cruda verità o cipputi, il mio lavoro è allo stesso tempo un hobby, si chiama divertimento: non siate invidiosi!

    Mamma va agli incontri della setta che gli ha promesso la salvezza dell’anima in cambio di qualche mila euro, si diletta con corsi di taglio e cucito a domicilio, legge un mare di libri stracarichi di “ciarpame” spirituale, adora e accudisce i due gattini Hare e Krishna; credo abbia pure trovato un amico molto amico ad uno dei suoi incontri spirituali. Trascorre i suoi giorni serenamente. Io non mi impiccio dei suoi affari, come lei, grazie a pio, non si è mai impicciata dei miei. Ogni tanto mi chiede se non mi stanco a non lavorare. La mia risposta è sempre uguale: “Figurati!”

    Anche gli amici mi chiedono spesso come faccio a starmene tutto il tempo senza fare niente. O cipputi vi rivelerò un segreto: avete mai sentito parlare di curiosità? Ecco il segreto, solo un uomo curioso e pieno di interessi può trovare il suo habitat naturale nell’ozio. Oscar Wilde docet. Stantuffo Tony conferma. Conosco un’infinità di persone che se non vanno a lavorare per più di tre settimane, dopo un periodo di ferie o malattia, cominciano a dare segni di squilibrio mentale, si sentono perse, inutili, non sanno dove sbattere la testa. Sono i tipici esempi di persone robot, automi, paradigmi del lavoratore ideale.

    Invece io sono alla ricerca quotidiana dell’Evoluzione. Leggo moltissimo. Adoro leggere, quasi quanto adoro i film con Luce Caponegro alias Selen o la Ceres. Sono un lettore onnivoro. E poi penso, sapeste quanto penso! Anche se ha terribili controindicazioni, elucubrare mi permette di trovare qualche risposta ai tanti perché che molti di voi cipputi neanche vi siete mai posti. Guardo anche la tv. Odio gli snob che affermano di non guardare la tv perché è priva di contenuti. Qualcosa di buono a spulciare lo si trova e poi per poter dire che è tv spazzatura bisogna guardarla per avere elementi di giudizio. A me personalmente diverte stupirmi di fronte a certi programmi o telegiornali o film o quel che volete, mi dà un senso di deità, mi dico: se questo è il livello… io sono un essere alieno superintelligente.

    Quanti altri passatempi impegnano le mie giornate! Citerò solo le attività più appaganti: fare l’amore e rubare libri nelle biblioteche di Babele e provincia.

    L’amore lo faccio da un po’ di tempo solo con Laura, con la quale potrei azzardarmi a dire di avere instaurato un fidanzamento, se così posso definire il rapporto con una ragazza che riesce a non stomacarmi per il clamoroso traguardo di sei mesi. Prima potevo permettermi una scelta più varia durante la settimana, ma da quando sto con lei sono fedele, almeno per ora. Sarà che dentro e fuori dal letto ha quel quid in più che la differenzia dalle altre oche giulive con cui sono stato. O cipputi, mai scindere dentro e fuori (dal letto) nel giudicare una persona!

    Per quanto riguarda rubare libri  nelle biblioteche è un’attività che svolgo da diversi anni. Non so dare una spiegazione a livello conscio del perché lo faccio, però tra le tante deviazioni con le quali può sollazzarsi una persona questa mi sembra abbastanza carina, che ne dite? Inoltre non rubo libri a caso, faccio bensì un’accurata cernita; se io fossi nell’autore sarei molto lusingato di essere stato scelto da Tony Stantuffo! Se vedeste la mia biblioteca all’A10 di via Eric Arthur Blair numero 84 rimarreste impressionati dalla sua vastità.

    Vi ho detto di essermi diplomato al Magistrale. Qualcuno storcerà il naso e si chiederà come potrebbe uno come me praticare un’attività pedagogica. Allora non avete capito granché. Non mi è mai interessato seguire le orme di mio padre, non essendo portato per la musica. Mi è sempre piaciuto pensare invece di poter educare,  far crescere le generazioni non ancora contaminate con il mio insegnamento. Un giorno però, quando ancora frequentavo l’ultimo anno, compresi che non avrei mai svolto la professione di maestro o professore; sarei stato esageratamente all’avanguardia e probabilmente le alte sfere istituzionali mi avrebbero presto purgato.

    Paradossalmente da tempo nutro forti perplessità verso la categoria degli insegnanti scolastici, perplessità che si estendono alla categoria dei giornalisti, dentisti e vegetariani. Volete sapere perché? Dunque, i giornalisti devono fare notizia, scrivere per forza, a volte inventando, a volte edulcorando, altre volte ingigantendo o sminuendo le notizie: sono spesso terroristi al servizio del potere ed hanno loro stessi un potere sconfinato, quello cioè di incanalare le masse nel tunnel dell’ignoranza. I dentisti… beh, non mi fido di gente che sceglie come professione rovistare nelle bocche altrui. Mentre per i vegetariani ho una bassissima opinione; se non apprezzi il cibo – tutto il cibo! – non devi essere una persona particolarmente piacevole e perspicace. E gli insegnanti?, vi starete ancora chiedendo. Troppi insegnanti esercitano la loro attività come andassero in fabbrica a timbrare il cartellino. L’insegnamento è una missione, come dovrebbe essere per i medici: devi sentirtela nel sangue. Purtroppo in pochi sono sorretti dalla passione e dal puro istinto didattico; magari alcuni cominciano a lavorare con grandi stimoli, ma il sistema stesso della scuola presto fa regredire allo stadio di operaio desideroso di arrivare solo alla fine del mese per prendere lo stipendio, con tutto il rispetto per gli operai desiderosi di arrivare solo alla fine del mese per prendere lo stipendio.

    Se è vero che ognuno di noi ha una missione da compiere su questa terra (me lo ripete spesso mamma e a riguardo vorrei tanto crederle), allora io vorrei tanto essere il profeta venuto da lontano per insegnarvi la strada, quella apparentemente sbagliata, perché spesso quella è la strada per la salvezza; se siete una di quelle rare persone che credono agli ex-tra-terrestri avrete dunque capito che molte strade sbagliate sono sbagliate solo per gli Altri.

 

IL QUADERNO ROSSOultima modifica: 2013-11-14T11:54:18+01:00da skreta
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