Nov 22, 2013 - Senza categoria    No Comments

Capitoli 4, 5, 6.

Capitolo 4

“Tu sei avulso da questo mondo… un animale selvatico impossibile da addomesticare” mi dice ogni tanto Cicciobello. Sarà, non so, vero è che la gente mi osserva con perplessità. “E’ figlio di Pitigrilli il musicista, anche lui dicono sia un artista” commenta qualcuno. “E’ un tipo sui generis, un artista!” dichiara qualcun altro. Strano come spesso si tenda ad associare l’arte alla stravaganza. In effetti io sono un tipo bizzarro, a partire dal mio look, passando per i comportamenti, fino ad arrivare al modo di vivere e pensare, ma cosa c’entra l’arte? Qualche cipputo che ancora stenta a capire si chiederà cosa in effetti c’entro con l’arte. Ebbene, anche se come ho detto non ho ancora combinato nulla di rilevante nella vita, SONO UN ARTISTA. Già, sono un artista non per quello che ho fatto (nulla) o che farò (probabilmente nulla), bensì per quello che sono dentro. Se c’è qualche artista tra voi, o cipputi, non fate finta di niente. Sapete benissimo di avere un dono raro: sapete leggere! Non parlo certo dei libri; sapete leggere la realtà – e anche l’irrealtà – che ci circonda. Si capisce lontano chilometri se uno ha questa capacità, si vede da come osserva la vita, da come guarda il mondo intorno, da quanta sete ha di sapere, da come cerca di assorbire l’essenza delle persone, dei semplici sguardi, degli oggetti, delle stagioni, di un tramonto. “Tu sei avulso da questo mondo… un animale selvatico impossibile da addomesticare.” Come suonano bene queste parole! Mi inorgogliscono intimamente. L’emblema principe della mia eccentricità è comunque il look, orrenda parola presa in prestito per definire gli artifici dell’aspetto esteriore. Non solo, il mio look è l’emblema di una capziosità ricercata e voluta. Sono spiazzante perché appaio tramite  il filtro di una maschera che nasconde tutt’altra facciata. A guardarmi sembro un tossico in fase terminale, un individuo losco e pericoloso: porto capelli lunghi fino oltre le spalle, sono magro e pallido, indosso pantaloni militari e anfibi Doctor Martens tutto il tempo dell’anno, camice logore e slavate, bretelle e occhiali da vista a montatura tonda. Chi non mi conosce è portato a pensare ch’io sia un criminale, drogato, psicopatico. Chi mi conosce abbastanza sa che sono un uomo spirituale, sensibile, educato, tollerante e pienamente in possesso, purtroppo, delle facoltà mentali. Adoro questa maschera! Adoro ingannare i bigotti e i superficiali! L’aspetto esteriore o look che dir si voglia è in assoluto l’elemento più fuorviante nel valutare il carattere e l’interiorità di una persona. Ci sono invece altri fattori, apparentemente insignificanti, che permettono di identificare piuttosto esaurientemente chi o cosa si cela all’interno  dell’usbergo umano. Per esempio, dal modo che uno ha di correre o sorridere, dal cibo che preferisce, dal fatto che prediliga un certo tipo di vino anziché un altro, un certo attore o un certo scrittore invece di un altro, da tante piccole cose si può capire bene con chi si ha a che fare. Se avete davanti un interlocutore assolutamente astemio vi consiglio di stare all’erta: fate buon uso di questa perla di saggezza! Per rimanere in argomento vi racconterò di una piccola indagine che svolsi tempo fa. Volevo capire che rapporto intercorre tra modo di pulirsi il sedere e personalità. Chiesi così agli amici che metodo usavano per spazzarsi con carta igienica l’orifizio, convinto che quasi tutti mi avrebbero risposto che se lo nettavano con il sistema che anch’io adotto e cioè “da dietro”. Risultò invece che tre amici su sette se lo pulivano “da davanti”, andando cioè con mano e avambraccio a infastidire i gioielli penduli. Rimasi shockato, pensavo che solo le donne si pulissero il deretano a quella maniera o cipputi, e neppure in molte. Candido, Zambo e Willy risultarono i tre eretici. Ora, il campione che intervistai non era assolutamente rappresentativo e neppure numericamente attendibile, però giunsi lo stesso a una conclusione; constatai che sia Candido che Zambo e Willy sono tutti e tre accomunati da caratteri abitudinari e infingardi, sono computerdipendenti, provvisti di una discreta dose di scadente umorismo ed estremamente prosaici. Anche Actarus però, che appartiene alla categoria dei pulitori “da dietro” insieme a me, Cicciobello e Paolino Ragù ha queste caratteristiche pur senza essere computerdipendente. Mah! Non è semplice analizzare questi sondaggi statistici. Le conclusioni che si traggono possono non significare nulla ma, credetemi!, se l’abito non fa il monaco, tutto il resto fa, eccome se fa!

Capitolo 5

Eravamo in giro per Caos, una frazione di Cafarnao, senza nessun programma in particolare se non quello di trascorrere una tranquilla serata di metà settimana. Eravamo io e i miei “migliori amici”. Ho virgolettato migliori amici perché è una specie di eufemistica ironia per non dire “peggiori figli di puttana”. Decidemmo di infilarci in un’enoteca. Io avrei preferito sedermi davanti a una Ceres ghiacciata ma Cicciobello, Zambo e Actarus optarono per un paio di bottiglie di Refosco. Fino a pochi mesi fa avrebbe fatto parte della combriccola anche Candido, ex Ghenga, ma dopo il matrimonio con Cettina non lo si vede quasi più; è succube della moglie e se vuole uscire con gli amici qualche rara sera deve supplicarla in ginocchio. Non è una gran perdita ad ogni modo. Candido Smith è il tipico esempio di uomo pronto a sacrificare la madre pur di far bella figura con qualche pezzo grosso del suo campo lavorativo. Ora è vice direttore di un istituto bancario di Babele; fino pochi anni addietro era un semplice impiegato addetto agli sportelli. Carrierista cinico anche se di natura neghittosa, possiede una delle caratteristiche più tristi che posso riscontrare in una persona e cioè la non consapevolezza della propria infelicità. Lui è profondamente infelice ma non se ne rende conto, anzi, crede di essere tutto l’opposto. Deprimente. Per farvi un quadro completo della mia compagnia abituale, vi descriverò a grandi linee anche Zambo, Actarus e Cicciobello. Capirete così con che razza di ceffi ho a che fare. Zambo, oltre alle caratteristiche proprie appartenenti all’archetipo risultante dalla teoria del pulirsi “da davanti”, è un bel ragazzo, alto, lampadato e narciso, caratteristiche queste ultime due – soprattutto la massiccia dose di raggi ultra vu che assorbe tre volte a settimana – che lo fanno sembrare un po’ un pupazzo, un Big Jim in carne e ossa. Di mestiere fa l’istruttore di spinning e alcuni anni or sono vinse una cospicua somma di denaro giocando una schedina del totocalcio. Siccome sua madre era ed è tuttora la direttrice amministrativa di un orfanotrofio di Babele, gli chiesi una volta se avrebbe fatto beneficenza ai bambini. Sapete cosa mi rispose o cipputi? “Lo farei volentieri, ma vedi Tony, quei bambini un giorno diventeranno adulti, quindi pericoli potenziali per l’umanità. Farò beneficenza allo zoo.” Da allora cominciai a rivalutare l’amico da una prospettiva migliore. Actarus è avvocato. E razzista. C’è una notevole incongruenza in ciò ma questo è Tommaso-Actarus lo xenofobo. Odia soprattutto gli extracomunitari di origine asiatica e non ho mai capito perché, forse per qualche trauma infantile. Esercita la professione da quasi un lustro e pare che tra i suoi colleghi si sia diffusa la voce che porti sfiga affidarsi alla sua difesa. Nel suo ambiente spietato gli è stato affibbiato il soprannome “il Tormento degli innocenti”. Vive con madre e padre a Cafarnao . Infine c’è lui, il mio… migliore amico, Cicciobello. Pensate, ha aperto la prima agenzia di onoranze funebri per animali di tutta Italia; offre un servizio impeccabile, con tanto di funerale e sepoltura dell’animale (dal canarino al cane ma una volta ha sepolto anche un cavallo e un vecchio leone dello zoo di Babele) in un terreno di sua proprietà che ha adibito a cimitero. E’ talmente organizzato che ha alle sue dipendenze persino due prefiche professioniste. Fa un sacco di soldi ma arrotonda ulteriormente spacciando erba ad un’ampia cerchia di amici e conoscenti; all’A8 di via Blair 84, dove abita da solo, nasconde spesso quantitativi di droga bastanti per prendersi due ergastoli. Il soprannome Cicciobello gliel’ho dato io perché con quei suoi occhi azzurri, le guance pienotte e i capelli ricci e biondi da bambino mi ricordava il bambolotto Cicciobello. E non è cambiato granché da allora. Lo conosco da quando avevo dieci anni  e siamo sempre andati d’accordo, anche se credo che sia fondamentalmente un pericoloso pazzoide. Vi racconto un aneddoto: una sera andai nel suo appartamento e ci fumammo qualche spinello accompagnato da alcune Ceres, Ceres che tiene sempre di scorta per le sere in cui vado a trovarlo. In quel periodo stavo sottoponendomi ad una pesante cura antibiotica per guarire da una fastidiosa bronchite; non pensai che era quasi un suicidio mischiare medicine, fumo e alcol, infatti ebbi un collasso. Mi ripresi sulla BMW di Ciccio mentre percorrevamo una sperduta viuzza di campagna. Chiesi all’amico dove stavamo andando e lui mi rispose “all’ospedale!”. Credo invece mi avesse creduto morto e non stesse affatto andando all’ospedale! Però, incredibilmente e dopo tutto, gli voglio bene.     L’oste arrivò con la terza bottiglia quando il tasso alcolico cominciava a dare i suoi frutti. Io non potei fare a meno di non notare l’incredibile somiglianza tra l’uomo che ci stava stappando il Refosco davanti a sguardi euforici e Joseph Goebbels, il ministro della propaganda e dell’informazione nazista. Conosco Goebbels perché durante la mia attività giornaliera di studioso ricercatore filosofo scienziato mi sono spesso imbattuto in una bibliografia trattante l’epoca nazionalsocialista. Estraniato da quell’associazione fisionomica mi ritrovai a chiedermi come mai i fautori dell’arianità – da Adolf Hitler a Rudolf Hess, da Heinrich Himmler al dottor Josef Mengele –  erano tutti uomini che di ariano avevano ben poco, anzi, tendevano quasi al grottesco in senso opposto. Zambo mi riportò alla realtà del momento proponendo un brindisi. “A Adamo ed Eva, i primi innocenti sacrificati alla morale ipocrita di Dio” disse. “Prosit!” ripetemmo tutti in coro. Un argomento succulento è stato servito a tavola, pensai. “Avete mai pensato seriamente alla storia di Adamo ed Eva?” chiesi. “Avete mai pensato sotto quale sottile metafora hanno celato la prima grande scopata della storia? Voglio dire… Non sarete mica così ingenui da pensare che la mela era una mela e il serpente un serpente?!” “Cazzo!” esclamò Actarus. “Non ci avevo mai pensato.” “Io lo sapevo” intervenne Cicciobello, “l’hanno dovuta metter giù così se no non la si sarebbe potuta divulgare, la storiella. Pensate a come sarebbe stato migliore il mondo se si fosse scritto che Eva si fece tentare dal batacchio di Adamo e Adamo trapanò la pulzella fino ad inondarle la fremente fossetta, travolgendola in un orgasmo… paradisiaco!” “O magari sarebbe stato peggio, questo è il busillis.” “Ma che peggio e peggio Perry Mason!, la censura è sempre un male. A proposito, pensate un po’ quant’è vecchia la censura!” proruppe Zambo. “Al serpente e alla mela!” gridò alzando il calice Cicciobello, già parecchio su di giri. Io stavo bene, rilassato e allo stesso tempo gasato dal buon vino che stavamo gustando. Forse volli andare un po’ troppo oltre i limiti di logica e cultura dei miei compari quando dissi: “Già, la censura! Se Gabriel Garcia Màrquez metaforizza la pedofilia nel suo “Cent’anni di solitudine” vince il Nobel, se non la metaforizzo io in “Non ci sarebbe niente di male a scoparsi una ragazzina consenziente che ti attizza” finirei i miei giorni in galera.” “Che cazzo hai detto?” chiese Actarus. “Boh, una stronzata sicuramente” mi scusai. Lasciai (lasciarono) cadere la provocazione e facemmo un ultimo brindisi vuotando la bottiglia. “A Iddio Nostro Censore!” proclamò solennemente Zambo. “Amen” ripetemmo all’unisono. Uscimmo dall’enoteca tutti un po’ barcollanti e mentre ci dirigevamo alla macchina di Actarus, con la quale eravamo venuti a Caos, Cicciobello fermò una ragazza che sopraggiungeva in senso opposto. “Scusa” le disse, “sai mica se puotesi instaurare un rapporto bilaterale che comporti uno scambio reciproco di liquidi organici in un contesto ludico al fine di appagare nostri istinti lubrici?” “Ma vaffanculo!” fu la risposta dell’altezzosa ragazza. Scoppiamo in una risata fragorosa e inarrestabile. Cicciobello estrasse l’ultima tumoretta dal pacchetto, l’accese e con finto cipiglio dichiarò: “’Ste troie! Non apprezzano l’ingegno della metafora, la poesia dell’eufemismo!” “Che ci vuoi fare Ciccio, c’est la vie” lo rincuorò Zambo. Ancora in preda ai singhiozzi ridanciani pensai che, sì, sono i miei migliori amici ma… senza eufemismi, i peggiori figli di puttana…

Capitolo 6

Mancava un’ora al mio primo e ultimo concorso di poesia al quale partecipai. Mi ero dilungato un po’ troppo con Laura a fare giochetti all’A10; aveva portato due paia di manette e della schiuma da barba con un rasoio, mi aveva bloccato i polsi alla testiera del letto e mi aveva completamente depilato, da sotto il collo fino alle caviglie. La sensazione di pericolo che mi procurava lo scorrere della lama sul corpo mi aveva eccitato in modo spropositato tanto che eruttai fiumi di piacere senza alcuna stimolazione genitale. Non appena ricaricai le pile o cipputi, e Laura cavalcò il mio toblerone glabro (che ridicolo, il toblerone glabro!) le feci esplodere la testa dal piacere. Quando vidi che ore erano sul quadrante della sveglia elettronica mi precipitai a fare una doccia, lasciai Laura a rassettarsi pregandola di chiudere la porta a chiave quando se ne fosse andata e raggiunsi con la mia Vespa – vero pezzo d’antiquariato di valore inestimabile – Cafarnao, dove si teneva la finale del concorso. Mi aveva convinto Cicciobello a parteciparvi, dopo una notte di canne in casa sua. Eravamo talmente fatti che avevamo iniziato a declamare versi a vanvera. Ad un tratto Ciccio si era alzato di scatto dal divano dove era stravaccato ed era venuto ad abbracciarmi. “Sì Tony, tu sei un poeta” disse con enfasi comica. “Devi assolutamente partecipare al concorso che si tiene il mese prossimo a Cafarnao, guarda (mi porse un depliant), me lo ha lasciato una signora alla quale era morto il cagnolino. Adesso scriverai la prima poesia che ti viene in mente e parteciperai, ok? No, no, non dire niente, pensa a inventare qualcosa (mi diede un foglio e una penna), ad iscriverti ci penso io. Vincerai!” Scrissi le prime cose che mi vennero in mente sotto l’influsso della marijuana, versi che parlavano di cervelli in salamoia, croci grondanti sangue, topi, sfere di cristallo, babbi natale crapuloni, spermatozoi impazziti, tutte allucinazioni che ebbi in quel momento chiudendo semplicemente gli occhi. Quando Cicciobello si mette in testa una cosa non c’è modo di fermarlo e ora aveva deciso di iscrivermi ad un concorso letterario. Spedì la poesia e benché mi fossi inizialmente opposto, anche la quota di venti euro per l’iscrizione. Scommisi cinquanta euro che non avrei vinto nulla, mentre Ciccio era straconvinto del contrario.     Arrivai che avevano cominciato da un quarto d’ora e mi sedetti su una poltrona tra le ultime file di questo salone comunale in stile barocco. L’oratore parlava ma io non ascoltavo, ero attratto dalle persone che componevano il pubblico. Premiarono i primi tre racconti per la sezione narrativa, vennero letti alcuni brani dei suddetti racconti, poi ci fu una pausa durante la quale il serioso presentatore pregava di servirsi liberamente del buffet. Io mi versai un calice di vino e vagabondai qua e là osservando con un misto di curiosità e disagio quegli strani esseri umani che occupavano la sala. Si respirava falsità. Vi è mai capitato o cipputi di respirare falsità? A me capitò la prima volta quel giorno. Tutti quegli aspiranti poeti! Sembrava si sentissero i rappresentanti di un’elite inavvicinabile, razza superiore, loro, ometti e donnette supersnob che si atteggiavano a grandi artisti. Almeno io lo sapevo di essere un artista, mica avevo bisogno di mostrarlo a loro! Un’anziana signora mi si avvicinò. “Anche lei partecipa?” chiese. “Sì” risposi laconicamente, più per distrazione che per sgarbo. “E’ un poeta decadente? Dall’aspetto si direbbe proprio di sì.” “Sì.” “E’ la prima volta che partecipa a questo concorso?” “Sì.” Dopo un’altra decina di domande e altrettanti “Sì” l’azzimata nonnetta tornò al suo posto. Poco dopo anch’io andai a sedermi; la premiazione della categoria poesia stava iniziando. Terminata una prolusione durata mezz’ora, l’oratore elencò le tre poesie vincitrici partendo dalla terza classificata. “Con una media voto di sette e settantacinque si piazza al terzo posto la poesia “Sbrilluccica” di Carlo Maria Garofalo…” Applausi, l’autore che sale sul palchetto improvvisato con quattro assi, ringraziamenti, una ragazza che declama i versi della poesia del Garofalo, altri applausi. “Seconda, con una media voto di otto e mezzo, l’elegia “D’amore e bugie” di Chiara Destouche…” Applausi, l’autrice che sale sul palco, ringraziamenti, qualche lacrima, un giovane attore che declama i versi della poetessa Destouche, ancora applausi. “Vince il primo premio del quattordicesimo concorso di poesia e narrativa “Arturo Rinaldi”… con una media voto di nove e venticinque… “Mi gira la testa” di Antonio Pitigrilli…” Passarono diversi secondi prima che mi rendessi conto di aver vinto. La gente si guardava intorno rumoreggiando, in cerca dell’autore di “Mi gira la testa”. Quando mi alzai per dirigermi verso il palco si levarono applausi scroscianti che sulle prime mi parvero insinceri, poi cambiai opinione: erano solo invidiosi. In questo ambiente ognuno sa di non essere inferiore a nessuno ed è giusto così;  solo la mancanza di umiltà può portare al successo un artista. Quando fui davanti a quella platea plaudente (saranno state un centinaio di persone) non seppi assolutamente cosa dire, stordito com’ero, così l’oratore venne in mio soccorso elogiando l’ermetismo disperato e dissacrante della mia opera. Applausi fragorosi salutarono la lettura dei miei versi da parte della ragazza che aveva letto “Sbrilluccica” poco prima. Terminata la premiazione  dovetti sorbirmi una decina di pseudoartisti (ma forse tra loro c’era anche qualche artista vero) che mi accerchiarono per farmi i complimenti e che mi diedero la nausea. Con un vago senso di imbarazzo cercai di defilarmi diplomaticamente e alla svelta. Rientrando a Babele con un assegno da duemila euro spettanti al vincitore del quattordicesimo “Arturo Rinaldi” ben riposto nel taschino della camicia, mi dissi mai più, mai più metterò piede tra questi gruppuscoli settari di mini Montale e mini Ginsberg e mini Pound e mini mini… Arrivato a casa per prima cosa andai da Cicciobello. Quando suonai all’A8 venne ad aprire Giada, una delle studentesse in affitto all’A7; era lì per comprare qualche grammo di hascisc e vedendola in deshabillé dedussi che l’amico aveva esatto un piccolo extra sul prezzo della droga. Dalla cucina sentii Ciccio chiedere chi era e quando Giada glielo riferì mi gridò di accomodarmi  in salotto. Mentre la ragazza rullava una canna e Cicciobello arrivava in accappatoio con una Ceres ghiacciata per me, raccontai dell’incredibile abbaglio che avevano preso al concorso premiando i miei versi. “Te lo avevo detto, sei un poeta” disse l’amico. Ridemmo fino quasi allo svenimento, un po’ per colpa delle canne, un po’ per il nonsenso della mia elezione a poeta. Nel mondo dell’arte, o cipputi, non c’è nulla di meno giudicabile  e privo di valore di una poesia. Una poesia può avere valore solo per chi la scrive. Poco dopo che Giada se ne fu andata dissi a Cicciobello di tenere l’assegno da duemila euro, gli spettava di diritto. Ciccio disse che non lo avrebbe mai accettato (volle però i cinquanta euro della scommessa che gli diedi immediatamente) sottolineando che il merito era solo mio. Insistetti che se non fosse stato per il suo intuito e la sua ostinazione non avrei mai intascato quel pezzo di carta. Arrivai a proporre di fare a metà ma anche questo non gli andava bene. Quel genio allora risolse la diatriba con un’illuminazione estemporanea: riempì l’assegno con marijuana e ce lo fumammo tutto. O cipputi, rimasi a letto per due giorni interi senza mai vedere la luce del sole!

Capitoli 4, 5, 6.ultima modifica: 2013-11-22T16:38:04+01:00da skreta
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