Dic 2, 2013 - Senza categoria    No Comments

Epilogo…

Bene cipputi cari, siamo in dirittura d’arrivo. Se siete arrivati fin qui leggendo i capitoli precedenti significa che la mia storia vi è piaciuta o perlomeno vi ha interessato o divertito. Aggiungo ora i capitoli finali, facenti parte della seconda parte del libro, per arrivare poi all’epilogo. Non so se ci rivedremo ancora su questo blog; nel caso, potete sempre chiedere di Tony Stantuffo su Facebook, o del mio autore alter-ego Simone Manservisi. La nostra vena creativa è tutt’altro che esaurita!

manservisi

PARTE SECONDA

Capitolo 19

Sono nato più di quaranta e meno di settanta anni fa. Eh sì miei cari cipputi, il tempo passa per tutti, anche per il vostro Tony Stantuffo. Un giorno morirò ma chi se ne frega, muoiono tutti! Non deve essere così terribile, altrimenti i milioni di milioni di morti prima di noi si sarebbero ribellati no!? Beh, non sono così idiota da affermare che il pensiero di lasciare questa vita non mi rattristi, però dal momento che sappiamo che la parabola va sempre in senso discendente, dovremmo essere abituati a convivere con l’idea dell’addio.

Sono arrivato ad un punto della montagna dove a forza di scalare mi sono accorto improvvisamente che non c’è più moltissima strada per arrivare in cima e se guardo in basso mi vengono le vertigini per i tanti ricordi che ho lasciato laggiù. Ho iniziato questa scalata tanti anni fa, quando sbocciavo alla vita e non potevo certo sapere che esistesse la morte. I giovani perdono per sempre l’innocenza quando imparano che prima o poi la nera signora arriverà anche per loro. Ricordate quando all’inizio della mia “fantastica” storia vi parlai di caducità della vita? No? Fa lo stesso.

Però nonostante siano passati tanti anni, ricorderete della visita di Arturo Emme. Bene, quel giorno, anzi, il giorno dopo, quando mi svegliai senza più la mia lunga criniera, superato lo shock iniziale, credetti di avere avuto un’illuminazione folgorante.

So di deludervi cari cipputi. So che se siete arrivati fin qui è perché eravate affascinati dalla diversità, sincerità e intelligenza che mi contraddistinguevano, ma anch’io in fin dei conti sono un uomo e benché mi tenessi lontano dal fiume, vi sono caduto dentro e la corrente mi ha trascinato dove mai avrei pensato di arrivare: nel mare dell’omologazione!

Vi giuro, sono così dispiaciuto che vi rimborserei il tempo che avete speso per leggermi.

Perdonatemi se potete!

Come sapete ero assolutamente a mio agio nel modo di vivere che avevo adottato prima della comparsa (materializzazione) della Dalila rappresentata da Arturo Emme. Quando tagliò i capelli di Sansone, come per un ironico maleficio il vostro ex mito iniziò la lenta decadenza che non lo portò a perire tra i filistei, ma lo fece divenire lui stesso un filisteo.

Perdonatemi vi prego!

Non so come ebbi quell’aberrante folgorazione. Forse feci un ragionamento sillogistico che mi permise di accostare Arturo Emme a Gino-Colui, le scarpe da tennis rosse del barbiere al quaderno rosso. “Segui la strada!” era stato scritto da P.G. (Pitigrilli Giovanni?) ed io mi misi a seguirla, perdendomi in quella sbagliata…

I capelli ricrebbero ma li mantenni sempre corti. Piano piano eliminai anfibi, pantaloni militari e bretelle e cominciai a vestire alla moda, a frequentare posti alla moda, a pensare alla moda.

Perdonatemi vi scongiuro!

Col passare degli anni pensai anche di trovarmi un lavoro, ma la mia brama autodistruttiva non arrivò mai a concretizzare una siffatta folle idea. Mi affezionai però a una ragazza e iniziammo una convivenza all’A10 (a proposito di folli idee!). Si chiamava Elettra. Non so dire se la amavo o se avevo invece paura di invecchiare nella solitudine quando le chiesi di venire a vivere con me, giuro che non l’ho mai capito. Abbiamo anche avuto un figlio, Simone, ma per parlarvi di lui dovrei scrivere un libro e dopo questo,  non avrò più tempo per scriverne un altro.

Le crisi depressive scomparvero completamente, tanto che mi persuasi di avere davvero fatto la scelta giusta seguendo quella strada. Insieme alle crisi scomparve anche la necrosi asfissiante benigna pleurica plurima così diminuii il numero di tumorette. Smisi di bere. Qualche birretta me la facevo sempre ogni tanto ma nei limiti di una umana tolleranza fisica. Smisi persino di rubare libri anche se mi ci volle un altro ricovero nel reparto S.L.C. dell’ospedale di Chimerona Utòpia e alcuni mesi di catalessi procuratami dall’assunzione di benzodiazepine. Persi pure interesse per i film di Selen e tutte le videocassette che avevo le regalai a mio figlio. Scoprii di avere simpatie per il Partito Viola…

Perdonatemi vi scongiuro!

 

 

Elettra era più giovane di me di molti anni, era minuta ma ben proporzionata, molto carina, sempre allegra e non particolarmente dotata di intelligenza. D’altronde bisogna accontentarsi ed in una donna la bellezza può in taluni casi sopperire all’intelligenza. Di una donna brutta ma intelligente non so che farmene.

Dopo alcuni anni di convivenza Elettra volle sposarsi. Simone era già grandicello. Stavo quasi per cadere nella trappola del matrimonio quando un cancro al cervello se la portò via. Rimasi solo a crescere mio figlio, però non mi pesò per niente. Anzi, fu solo grazie a lui se anni dopo, quando mi accorsi di avere sbagliato strada, non mi strinsi un cappio al collo.

Intanto l’Infame Orologio continuava con il suo incessante tic tac tic tac tic tac… Ormai non mi si distingueva più dalla massa, ero come una formica in un formicaio, ero uguale a tutti. Mangiavo, bevevo, dormivo, pensavo, fumavo, scopavo, leggevo, ridevo, piangevo, vestivo, cagavo come tutti. Ma ciò che più mi atterrisce, ripensandoci, mi pulivo il culo con la tecnica “da davanti”.

Era la fine.

 

Capitolo 20

… tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac ti tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac…

 

Capitolo 21

…tic tac tic tac tic tac…

Sono nato più di settanta anni fa.

Vi confesso che non avrei mai immaginato di vivere tanto a lungo, prima di tutto perché chi come me ha fatto per decenni una vita sregolata al massimo mette sempre in preventivo di fare presto le valigie e poi siccome di solito, come si dice, sono sempre i migliori ad andarsene per primi, io rientravo “teoricamente” nella categoria. Invece eccomi ancora qui.

Magari carissimi e fedeli cipputi vi sarebbe piaciuto se vi avessi raccontato qualche altro aneddoto o avventura. Ho tralasciato talmente tanti avvenimenti che avrei potuto scrivere un’enciclopedia, ma sento di non avere più niente da dire. Ho esaurito le parole. O le parole mi hanno esaurito, fa lo stesso.

Voglio solo dirvi due cose riguardo questi ultimi capitoli della mia vita.

Il residence l’ho venduto una decina d’anni fa a Cicciobello; io vivo, solo, sempre nel caro A10 (che è rimasto di mia proprietà) tra i milioni di libri della mia biblioteca. Ce ne sono talmente tanti che non riesco quasi più a muovermi: riempiono scaffali, mobili, cassetti, corridoi, vasca da bagno, persino il frigorifero. Mi sto letteralmente murando vivo.

Mio figlio Simone se n’è andato di casa a vent’anni. Anche se solitamente i genitori non conoscono i loro figli (vi giuro di non aver mai conosciuto un solo padre o madre che sapessero giudicare obiettivamente il proprio figlio attraverso i vari filtri che questi pone sempre davanti a se nel contesto familiare) io credo invece di saper capire Simone, e sono orgoglioso di avergli trasmesso qualcosa, almeno spero. Mio figlio è l’unica “creazione” decente che ho realizzato nella vita.

Dopo avergli raccontato di Gino-Colui si era messo in testa di andare alla ricerca del Silenzio. Da allora è sempre in giro per il mondo e ogni tanto mi manda qualche cartolina con scritte poche righe di saluto. Nell’ultima che mi è arrivata da Katmandu non c’era scritto niente, per cui presumo che abbia finalmente trovato ciò che cercava.

Di Gino-Colui non seppi mai più nulla. Sicuramente era morto da molti anni e altrettanto sicuramente se n’era andato dal mondo con il suo caratteristico ghigno inciso sul volto, come a dire che noi poveri superstiti non abbiamo mai capito nulla.

Mamma è ancora viva. Purtroppo ha perso il lume della ragione e ho dovuto sistemarla in un ospizio. Non posso dimenticare quando mi diceva:

“Mi raccomando Tony, se dovessi andare via con la testa quando sarò una vecchierella, promettimi che mi terrai sempre con te.”

“Certo mamma, non ti preoccupare” la rassicuravo.

Ma come è possibile! Sono anziano anch’io e ho vissuto una vita intera da solo, gelosissimo dei miei spazi e della mia libertà e adesso non me la sento di avere un onere così grande da gestire. Non fraintendetemi, le volevo e le voglio un mondo di bene, ma da qui ad essere tanto ipocriti da voler dimostrare di avere un cuore d’oro quando in realtà sapete benissimo anche voi che una persona non autosufficiente tra i piedi è una gran scocciatura, ce ne passa! Poi che volete, ho i soldi per permetterle una “prigionia” dorata in una casa di riposo a cinque stelle.

Reginaldo morì tanto tempo fa in un incidente stradale: finì schiacciato con la sua auto sotto un tir in autostrada.

Manolo Nerix, il mio caro amico Cicciobello, è diventato sindaco di Babele. Ha fatto talmente tanti soldi che si è comprato praticamente tutta la città. E’ diventato il Re degli animali, come è stato soprannominato da molti. Alle elezioni comunali si è presentato con un suo partito assemblato in quattro e quattr’otto: il Partito Marrone. Ha stravinto e un po’ si è montato la testa. Non so se sia leggenda o verità ma c’è chi dice di averlo visto camminare sulle acque di un laghetto di un parco pubblico di Babele. Pare anche che migliaia di suoi sostenitori siano ex Ravaiani riciclati alla politica.

Adesso abita in una sfarzosa villa sui colli non lontano da quella abitata un tempo da Gino-Colui (trasformata nel frattempo in museo d’arte inespressa). Siamo rimasti in discreti rapporti anche se le rare volte che ci incontriamo mi fa sempre una pessima impressione.

“Ti benedico figliolo, ti benedico” mi dice prima di lasciarci.

Degli altri vecchi amici vi dico che Candido è ancora insieme a Cettina. Non avrei scommesso un libro della mia biblioteca sulla durata del loro matrimonio e invece sono invecchiati insieme; non hanno avuto figli e oggi credo che il buon signor Smith abbia sempre saputo delle corna che gli faceva sua moglie, ma come accade a tanti poveracci, lo accettano come un fatto normale.

Actarus è culo e camicia con Cicciobello. Cioè, non equivocate, volevo dire che è praticamente il suo braccio destro nel Partito Marrone. E’ in pensione da qualche tempo e ha un compagno molto più giovane di lui, ma per non infangare il blasone conservatore del partito tiene nascosta la relazione all’opinione pubblica.

Paolino Ragù è morto l’anno scorso per colpa di un infarto. C’era da aspettarselo, aveva tre by-pass e mangiava e beveva come un porco. Ha lasciato la Matrona e i due suoi figli maschi alla guida del ristorante.

Di Zambo, di Willy e di molti altri amici ho perso le tracce da tempo, non ho idea di che fine abbiano fatto.

Non ho neppure idea di che fine abbiano fatto le decine e decine di donne passate sul set del film della mia vita. Dopo Elettra ho avuto due sole storie: una con un’infermiera divorziata più anziana di me e con tre figli già sposati, l’altra con una vedova siciliana proprietaria della più rinomata pasticceria di Cafarnao. Dall’infermiera scappai io a causa di quelli che sinteticamente vengono definiti “problemi di incompatibilità di carattere”, mentre la vedova mi scaricò di sua iniziativa dicendomi che non poteva sopportare che quando un suo amico o parente le chiedeva com’ero e che lavoro avevo svolto in passato non trovasse aggettivi per qualificarmi. Non lo digeriva proprio.

Quando si arriva a una certa età si è collezionato solitamente un cospicuo numero di partecipazioni a funerali di amici e parenti. Da un po’ di tempo a questa parte, non riesco a non pensare che il prossimo potrei essere io. Tocca a me. Sono stanco di andare a seppellire chi ha condiviso con me momenti piacevoli della vita. Purtroppo, l’ultimo funerale a cui ho partecipato è stato quello del mio migliore confidente e ispiratore. Se n’è andato colui col quale ho condiviso i momenti più piacevoli della mia esistenza, Mister Toblerone.

Si è spento lentamente, fortunatamente senza soffrire. Non lo hanno salvato neppure le medicine assunte per donargli ancora qualche impennata di gioia. E’ morto, e con lui è morta una… grossa parte di Tony Stantuffo.

 

Capitolo 22

L’ultima volta che sono uscito di casa è stato circa dieci giorni fa per andare a trovare mamma all’ Hotel Serena, la casa di riposo più cara di tutta la regione.

Era assopita sul letto nella stanza che condivide con una ottuagenaria malata di Alzheimer; ho aspettato un po’ poi l’ho svegliata delicatamente e le ho dato un bacio sulla fronte grinzosa.

“Ciao mamma, stai bene?”

“Ooooh “Colui che indica la luce”! Ti aspettavo. Quando partiamo per Zanzibar?”

“Mamma sono Tony, non sono “Colui che indica la luce”.”

“Finalmente “Colui che indica la luce”! Non vedevo l’ora di andar via da questo inferno.”

Mamma non mi ascoltava e dopo qualche vaneggiamento a me incomprensibile ha iniziato un monologo infinito ricordando i vecchi tempi trascorsi con il guru ravaiano in Africa. Ho approfittato della prima pausa per andare in corridoio a prenderle una bottiglia d’acqua al distributore automatico. Quando sono tornato era seduta sul letto e dondolava impercettibilmente le gambe rattrappite.

“Giovanni, amore mio! Ieri il concerto è stato fantastico e tu hai suonato in maniera sublime.”

“Grazie cara, troppo buona” le ho detto assecondandola e carezzandole i radi capelli bianchi.

Dopo un paio d’ore passate ad ascoltare i suoi malinconici deliri, mi sono accomiatato dandole un altro bacio sulla fronte.

“Non fare tardi stasera Reginaldo” mi ha detto prima che mi fiondassi fuori dalla stanza con un senso estremo di liberazione.

Prima di tornare all’appartamento mi sono fermato a fare un po’ di spesa al supermercato; ho comprato solo cibo che non necessita della conservazione in frigorifero ché come vi ho detto non è più utilizzabile. Ho fatto anche una tappa in libreria a comprare qualche libro (uno di Patrick Suskind, uno di Raymond Carver e uno di George Orwell) e verso sera sono arrivato davanti la soglia dellA10.

Ho aperto la porta e mi sono introdotto a fatica attraverso lo stretto cunicolo che si apre tra i libri e immette nell’unica zona ancora accessibile dell’appartamento, un pertugio di un metro e mezzo quadrato dove passo i miei ultimi giorni. Ho sistemato la sporta della spesa in un angolo poi ho acceso la candela sul tavolino, unico mobile salvato dalla sepoltura libraria. Ho provato di sistemare i volumi appena acquistati in modo da non rendere l’uscita un’impresa troppo faticosa, ma mentre stavo incastrando “1984” di Orwell tra una vecchia edizione de “L’isola del tesoro” di Stevenson e una copia di un’antologia di racconti erotici, tutta la parete esterna e il soffitto di libri del corridoio che porta all’uscita – immaginate uno stretto tunnel che si può attraversare solamente a carponi lungo una quindicina di metri – sono crollati ed io sono rimasto intrappolato in quest’antro soffocante.

 

 

Questo accadeva su per giù dieci giorni fa. Il cibo è terminato, l’aria filtra a fatica e comincia a diventare irrespirabile, inoltre mi è rimasta solo una candela a parte quella che sta illuminando ora questa cripta cartacea. Fino a tre giorni fa (almeno credo: ho perso il senso del tempo qui dentro) ho provato di gridare ma nessuno mi sente, i rumori sono attutiti dai libri che saturano tutto l’appartamento. Circa una settimana fa e più o meno ieri qualcuno ha suonato alla porta, ma dopo un paio di squilli ha desistito e se n’è andato.

Mi sono rassegnato a morire nella maniera più assurda che potessi immaginare. Temo di iniziare a delirare molto presto e nell’attesa trascorro le ore a rivedere la mia vita. Quanti giorni per cui vale veramente vivere ho vissuto? Si contano forse sulle dita di due mani. Esauritosi il fuoco sacro della gioventù mi sono fermato. Mi sono lasciato vivere, ondivago e inerte, naufrago solo e disilluso in balia dell’oceano che non perdona.

Segui la strada! So da tempo di avere seguito quella sbagliata. La cruda verità è questa: avevo un talento che non ho mai espresso pur sapendo di avercelo. Ho lasciato la Luce che abbiamo dentro relegata nel fondo della mia anima. Ho permesso alla vita di scegliere per me quando sarebbe bastato semplicemente scegliere la vita, coltivando i frutti germogliati nella mia mente ricca di humus. Non so se mi spiego.

Qui dentro, a due passi dal confine estremo e in compagnia degli atroci pensieri che riassumono la mia esistenza un aggettivo mi tambureggia in testa: SPRECATA. Vita SPRECATA. Ecco ho trovato le parole… una vita SPRECATA… la cruda verità.

Sono debole, non respiro quasi più. Ho voglia di dormire.

 

 

Mi sono svegliato d’un tratto. Non avendo l’orologio non ho idea di che ora possa essere. La candela si è consumata durante il sonno così ho cercato l’altra a tentoni e l’ho accesa.

Indovinate un po’ cosa c’era sul tavolino qui accanto. E bravi i miei cipputi, c’era proprio il quaderno rosso, ricomparso dal nulla dopo tantissimi anni.

Nel mio stato psicofisico non mi sono sorpreso più di tanto. Comincio a sentire uno strano intorpidimento generale ma qualche forza residua mi è rimasta.

Ho aperto il quaderno e… era pieno di parole, ogni pagina riempita, dalla prima all’ultima. Ho iniziato a leggere il suo contenuto. Man mano che leggevo sentivo l’energia consumarsi lentamente, il corpo paralizzarsi, la mente ottenebrarsi.

Nel quaderno rosso c’era scritto esattamente tutto quello che avete letto anche voi sin qui, dall’inizio della “fantastica” storia di Tony Stantuffo. In ultima pagina c’erano sempre le lettere P e G.

Adesso, solo adesso ho capito. P e G non sono le iniziali di Pitigrilli Giovanni. P e G significano semplicemente il Più Grande, quello che sarei potuto essere io se solo avessi dato libero sfogo al mio talento. Magari proprio scrivendo un libro. Ma adesso basta, la candela si è spenta.

 

Epilogo postumo

(aggiunto da Simone Pitigrilli)

Riempite (o cipputi) il quaderno rosso senza risparmiarvi. Prima che sia troppo tardi.

Epilogo…ultima modifica: 2013-12-02T14:22:39+01:00da skreta
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